Acqua virtuale: che cos’è e perché è importante

Acqua virtuale: che cos’è e perché è importante

Per acqua virtuale si intende un valore che permette di calcolare i costi ambientali e l'effettivo sfruttamento delle risorse idriche "nascosto" in ogni bene prodotto.

MILANO – Sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo al consumo delle risorse idriche e adottare politiche di sviluppo sostenibile è importante se si vogliono ridurre gli sprechi della risorsa acqua e l’impatto idrico durante la produzione e la commercializzazione di beni e servizi. Per questo, è stato introdotto il concetto di virtual water, ovvero di "acqua virtuale". Scopriamo cos’è l’acqua virtuale e come si calcola.

Cos’è l’acqua virtuale

Direttamente collegato al concetto di impronta idrica, il termine acqua virtuale si riferisce alla quantità di acqua dolce utilizzata nella fasi di coltivazione, di produzione e/o commercializzazione di un alimento o di un bene di consumo. 

La presenza “virtuale” di acqua contenuta in un bene viene infatti misurata sia nel luogo dove esso viene prodotto (production-site definition), sia prendendo in considerazione i costi che si avrebbero se fosse stato prodotto nei luoghi in cui questo bene viene consumato (consumtion-site definition). I principali fattori che influiscono sulla stima di acqua virtuale sono il clima, le prariche agricole, il tipo di suolo, i ferlilizzanti usati, il metodo di coltivazione e produzione, la stagionalità, laprovenienza delle materie prime e il loro trattamento.

L’acqua virtuale è quindi definibile come “il volume d'acqua necessario per produrre e commercializzare una merce o un servizio”.

Il primo teorico del virtual water

Il primo ad introdurre il concetto di acqua virtuale è stato nel 1993 il professore John Anthony Allan del King's College London e della School of Oriental and African Studies. Nei suoi studi Allan stimò che per produrre una tazza di caffè sono necessari 140 litri di acqua, utilizzati per la coltivazione e il trasporto del caffè

Egli fu quindi il primo ad intuire che l’importazione e l’esportazione di beni comportasse di fatto un consumo di acqua e che questo sia così elevato da potere essere paragonato in termini numerici al quantitativo di acqua necessaria durante la coltivazione. 

Grazie ai suoi studi legati al consumo e alla tutela della risorsa acqua, nel 2008 il professor Allan ricevette lo Stockholm Water Prize da parte dello Stockholm International Water Institute.

Il consumo di acqua per la produzione di beni

L'oggettivo calcolo del contenuto di acqua virtuale è molto complesso e oggetto di discussioni. Ad approfondire il concetto di acqua virtuale e le sue implicazioni a livello mondiale sono stati gli scienziati Arjen Hoekstra e Mesfin Mekonnen, autori dello studio “Water Footprint of Humanity”. Nel 2012, i due hanno calcolato che l’impronta idrica media globale dell’umanità è pari a circa 9.087 miliardi di metri cubi l’anno

La produzione agricola rappresenta circa il 92 percento del consumo globale di acqua, mentre l’industria ne rappresenta circa il 4,4 percento e il consumo idrico delle utenze domestiche rappresenta circa il 3,6 percento del totale. Hoekstra e Mekonnen hanno inoltre stimato che il volume totale dei “flussi” internazionali di acqua virtuale connessi al commercio di prodotti agricoli e industriali è pari a 2.320 miliardi di metri cubi l’anno.

Perché il concetto di “acqua virtuale” è importante

Il concetto di acqua virtuale è molto importante all’interno del processo che porta alla transizione ecologica. Nei processi produttivi, così come viene presa in considerazione la metrica delle emissioni per la produzione e il trasporto di un bene, per un’economia globale più sostenibile occorre nello stesso modo tener conto anche del suo “costo idrico”. Un discorso legato strettamente alla sostenibilità ambientale e alla neutralità climatica: gli effetti del riscaldamento globale, infatti, portano all’alterazione della stabilità idrica delle regioni più esposte, con conseguenze sulla produzione alimentare locale.

Esempi di acqua virtuale

Molta acqua è richiesta soprattutto dall’industria alimentare, dato che per ogni chilogrammo di prodotto finito sono necessari molti litri di acqua, per la coltivazione o l’allevamento della materia prima, oltre che per la preparazione e l’elaborazione dell’alimento stesso. Per esempio, nel caso della carne l’acqua virtuale corrisponde al quantitativo totale dell’acqua bevuta durante la vita dell’animale, ma anche quella necessaria per produrre i concimi, per pulire i rifiuti e per la lavorazione del prodotto finito. 

L’acqua virtuale contenuta nei vegetali corrisponde essenzialmente a quella fornita tramite irrigazione per tutto il periodo della coltivazione. A titolo esplicativo, riportiamo alcuni valori per i principali alimenti tra quelli proposti dalla Food and Agricolture Organization (FAO):

AlimentoLitri/kg
Mele822
Mais1220
Orzo1425
Zucchero1780
Grano1830
Riso2500
Formaggio3180
Carne di pollo4300
Carne di maiale6000
Carne di agnello10400
Carne di manzo15400
Caffè tostato18900

Acqua virtuale e impronta idrica

La definizione di acqua virtuale viene spesso associata al concetto di impronta idrica di un bene, che si applica per prodotti anche molto diversi fra loro e torna quindi utile come parametro di confronto per valutarne i consumi, i flussi e le variazioni temporali. L’impronta idrica di una nazione equivale al volume totale dell’acqua utilizzata per produrre i beni e i servizi consumati dai suoi abitanti.

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