Elisa Nicoli: la green influencer che racconta la sostenibilità

Elisa Nicoli: la green influencer che racconta la sostenibilità

Dai libri ai video, Elisa Nicoli è “l’eco.narratrice” che informa e ispira con semplicità e simpatia a uno stile di vita sempre più rispettoso dell’ambiente

MILANO - Elisa Nicoli, green content creator dal 2007, ha spaziato negli anni tra i vari canali di comunicazione e ha fatto della sua passione per la cura del Pianeta un lavoro. Tra (finora) 10 libri scritti, documentari girati e corsi di educazione ambientale tenuti, Elisa è una comunicatrice a tutto tondo conosciuta sui social come eco.narratrice con quasi 80mila follower solo su Instagram. Abbiamo voluto sapere di più sul suo percorso e sugli obiettivi che l’hanno portata a intraprendere questo lavoro.

Ciao Elisa, parlaci di te, del tuo percorso professionale e di come è nato l’interesse per la sostenibilità.

Io nasco con la sensibilità di impattare meno sulla Terra. Non c’è mai stata “la svolta” nella mia vita. Il mio è un percorso che nasce in famiglia e nell’ambiente bolzanino dove sono nata, complice anche la mia maestra delle elementari. E poi prosegue di anno in anno, con una sempre maggiore consapevolezza, soprattutto a partire dal momento in cui ho lasciato casa, nel 1999, per andare a studiare Scienze della Comunicazione a Padova. Qui mi sono laureata in cinema, poi ho seguito a Firenze un corso di cinema documentario d’autore, che mi ha portata a Roma, dove ho fatto un master in comunicazione ambientale. Per caso ho iniziato a scrivere dal 2007 e da allora faccio comunicazione ambientale, con articoli, libri e documentari.

Abbiamo visto che la tua comunicazione spazia da Instagram a TikTok, dal tuo sito web ai libri, dai documentari ai corsi da te gestiti personalmente. In che modo sensibilizzi il tuo pubblico sui temi legati alla sostenibilità?

Sfrutto ogni possibile mezzo per poter portare avanti i temi che mi stanno a cuore. Ho iniziato con gli articoli e parallelamente coi documentari (uno sul biologico “Filiera Corta”) e uno su di una camminata lungo la costa ligure “CamminAmare Liguria”, per mostrarne le bellezze naturali e gli orrori umani. Poi, dal 2010, ho cominciato a pubblicare libri. Attualmente si contano 10 titoli, di cui 6 disponibili. Nel 2012 ho aperto un sito dal nome autoproduco.it, tuttora online, che si occupava di diffondere la cultura del saper fare le cose da sé. Ad esso erano già legati dei social omonimi. Nel 2017 nasce autoproduco su Instagram, un po’ per gioco. Solo alla fine del 2019 ho cominciato a prendere l’attività più sul serio e ad innamorarmi della piattaforma. Con il primo lockdown ho cominciato davvero ad investire in Instagram, parlando sempre meno di autoproduzione e sempre di più di tematiche ambientali.

La vera svolta, da cui è cominciata una crescita quasi esponenziale (dopo una crescita costante, ma lenta) è arrivata a maggio 2022, con il nuovo nome di “eco.narratrice”. Tutti i profili social legati ad autoproduco non esistono più. Mi si può ora trovare su Instagram, Facebook, Tik Tok e su YouTube resto Elisa Nicoli.

Per quel che riguarda i corsi li faccio quando mi viene richiesto, sia online, sia dal vivo, incentrati soprattutto sull’eco-minimalismo e autoproduzione. Educazione ambientale la faccio per adulti, bambini e adolescenti dal 2007.

Perché e come hai iniziato la tua attività social? Quali sono secondo te i lati positivi e quelli negativi di una comunicazione sui social inerente la sostenibilità?

È da anni che pubblico sui social, ma sempre in forma di hobby. Da maggio 2021 che ho cominciato a collaborare retribuita con vari brand, da me accuratamente selezionati (per evitare il greenwashing) e attualmente il lavoro sui social è la mia prima fonte di reddito.
I lati positivi della comunicazione sui social sono legati all’enorme numero di persone che posso raggiungere coi miei messaggi. Non ho mai potuto parlare a così tante persone e tutto questo mi dà un’enorme soddisfazione, perché sento di poter aiutare così a fare davvero la differenza.

I lati negativi sono la difficoltà nel fare passare messaggi complessi in un mondo dove la comunicazione è sempre più superficiale, sfuggente, dura massimo 60/90 secondi di video. Troppe persone hanno poca pazienza di ascoltare quello che dico e ancora peggio di capirlo. Più i miei video brevi vengono visti da un ampio pubblico, più mi tocca affrontare quotidianamente dei commenti avvilenti, che ti fanno perdere qualunque fiducia nell’umanità. Per fortuna sono ben bilanciati con un numeroso pubblico che capisce il mio intento comunicativo. Mi scrivono davvero tante persone ringraziandomi e dicendomi che grazie a me e il lavoro di altre colleghe stanno cambiando felicemente il proprio stile di vita.

Secondo te come si può nella vita di tutti i giorni conciliare comodità e sostenibilità? I piccoli gesti quotidiani possono davvero fare la differenza?

Il concetto di “comodità” è del tutto soggettivo. Per me è comodo uscire di casa quando voglio, fare 10 minuti a piedi e andare a comprare le cose che mi servono nel negozio di prodotti sfusi e bio coi miei contenitori vicino a casa. Faccio spese piccole e non butto via nulla. Per altre persone la comodità è fare spese enormi, andando all’ipermercato il sabato mattina in macchina, credendo di risparmiare soldi, ma buttando una quantità di rifiuti e scarti alimentari. Dobbiamo riconsiderare il nostro personale concetto di “comodità”.

I piccoli gesti quotidiani di un numero sempre maggiore fanno la differenza. L’hanno fatta in questi 15 anni di lavoro, dove ho visto cresce enormemente l’offerta di prodotti sostenibili (nonché del greenwashing purtroppo). Però l’azione individuale non basta. Occorre il lavoro anche delle imprese e delle istituzioni. Senza un lavoro di squadra non ci salveremo mai dalla sesta estinzione di massa.

Evelyn Novello

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