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Arriva la stampante 3D che si alimenta con plastica riciclata

Arriva la stampante 3D che si alimenta con plastica riciclata

La società olandese Better Future Factory grazie ad un gruppo di neolaureati sta promuovendo la stampante 3D che si alimenta con plastica riciclata

ROTTERDAM – La stampante 3D si mette al servizio del riciclo dei rifiuti in plastica.

Una società di Rotterdam, la Better Future Factory, grazie a un gruppo di neolaureati della Delft University of Technology, sta promuovendo la stampa 3D come soluzione a un problema diffuso: i rifiuti plastici.

Il loro Perpetual Plastic Project propone che i filamenti utilizzati nel processo di stampaggio siano ricavati da bottiglie riciclate, tazze e altri oggetti in plastica che troppo spesso finiscono in discarica.

Dare valore alla plastica

Con la stampante 3d sembra si possa fare davvero tutto: una tecnologia che, secondo i più ottimisti, darà l’avvio a una rivoluzione che renderà la produzione convenzionale obsoleta, permettendo alle persone di creare i prodotti e gli strumenti di cui hanno bisogno direttamente a casa propria.

Ed è con questo spirito che Gaspard Bos, leader del Perpetual Plastic Project, ha spiegato che la produzione di materie plastiche nel mondo è in aumento, ma il loro recupero non aumenta alla stessa velocità e meno del 10 per cento viene riciclato.

Da qui l’idea di sensibilizzare i cittadini su questo tema e intervenire nell’economia restituendo valore ai rifiuti plastici.

Design e innovazione

Grazie al design i promotori hanno dimostrato che è possibile trasformare i rifiuti in qualcosa che la gente può desiderare.

E’ stata così progettata un’installazione interattiva di riciclo che permette a chiunque di generare oggetti nuovi a partire dai rifiuti.

Il processo è questo: plastica comune viene asciugata e infilata in un trituratore che la riduce in pezzettini. Questi passano poi in un estrusore, dove vengono riscaldati e fusi in filamenti poi utilizzati nella stampante 3D.

Finora, l’installazione interattiva è stata usata principalmente per creare anelli in plastica con un cuore disegnato.

Una pratica che di per sé non ha un impatto trascendentale sul flusso dei rifiuti, ma dà il destro agli ingegneri del Perpetual Plastic Project per dimostrare alla platea che si raduna in occasione degli eventi il ​​potenziale di questo processo, fornendo alle persone un ricordo di cosa si può fare con oggetti spesso gettati senza troppo riflettere.

di Alessandro Conte

13 aprile 2018

source: perpetualplasticproject.com