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Anche il ghiacciaio Totten a rischio fusione per i cambiamenti climatici

Si trova nell’antartico ed è uno dei più grandi sulla Terra. I risultati di una ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature

MILANO – L’attuale ritmo del riscaldamento globale potrebbe causare una significativa fusione del ghiacciaio antartico Totten, uno dei più grandi sulla Terra, e contribuire ad un aumento del livello del mare di quasi tre metri. È il risultato preoccupante di uno studio pubblicato sulla rivista Nature. La ricerca è stata sviluppata da esperti dell’Imperial College di Londra insieme a colleghi australiani, statunitensi e neozelandesi. Il team aveva scoperto già lo scorso anno che il Totten nasconde due canali sottomarini che permettono l’accesso di acqua calda, che contribuisce allo scioglimento.

La funzione “tappo” del ghiacciaio

Il processo è ad una fase critica: secondo gli scienziati, entro questo secolo, potrebbe raggiungere il punto di non ritorno, avviando un effetto domino non indifferente. Il ghiacciaio, circa 5 mila chilometri quadri di superficie nella zona orientale del Polo Sud, funziona come gigantesco “tappo”, trattenendo una massa di ghiaccio antartico delle dimensioni della California. In alcune zone, lo spessore della lastra raggiunge i 4 chilometri. Se dovesse sciogliersi tutta, potrebbe innalzare il livello del mare di 3.5 metri.

L’ultima volta che il ghiacciaio Totten ha vissuto una fusione significativa e provocato un aumento delle acque è stato durante il Pliocene, 3 milioni di anni fa, quando le temperature erano 2 gradi centigradi superiori a quelle attuali, e i livelli di CO2 nell’atmosfera pari a 400 parti per milione (dunque molto simile a quello attuale). Durante il Pliocene, il mare salì di 10 metri.

Gli effetti del riscaldamento globale sull’Antartide

L’Antartide orientale era ritenuta, fino a poco tempo fa, zona abbastanza stabile. Soprattutto in confronto alla piattaforma occidentale, più piccola e sottile, che invece è in fase di fusione più avanzata. Ma ora la ricerca uscita su Nature mette in dubbio le convinzioni precedenti: «Il collasso è già avvenuto in passato – ha spiegato Alan Aitken, della University of Western Australia – È probabile che accada di nuovo se si passa il punto di non ritorno, che si verificherebbe con un aumento della temperature fra i 3 e i 6 gradi rispetto ad oggi».

Uno scenario niente affatto improbabile, se non verranno rafforzati e ridiscussi immediatamente gli impegni per la riduzione delle emissioni avanzati dai 196 Paesi che hanno stretto l’accordo sul clima.

di Alessandro Michielli

7 giugno 2016