Sponge City, la nuova frontiera delle città sostenibili

Sponge City, la nuova frontiera delle città sostenibili

Oltre le Smart City: “l'architettura spugna” salva le città dalle piogge improvvise. Scopri in cosa consiste e alcuni progetti pilota attivi in Italia

MILANO - Mentre il concetto di Smart City ci ha abituati a pensare a città connesse da sensori e algoritmi, la crisi climatica ci sta insegnando che la tecnologia digitale non basta se l’infrastruttura fisica rimane rigida. I dati meteo di questo marzo hanno confermato un trend preoccupante: piogge "improvvise" e concentrate, capaci di scaricare in poche ore la quantità d'acqua di un intero mese.

Nel bacino del Mediterraneo, dove il suolo è storicamente cementificato, la sfida non è più solo monitorare l'alluvione, ma accoglierla. È qui che entra in gioco l'Architettura Spugna (Sponge City). In cosa consiste? Scopriamolo.

Materiali idro-reattivi: quando il pavimento diventa intelligente

Qui il focus si sposta dai sensori ai materiali. La vera rivoluzione parte dal basso, letteralmente. Le città mediterranee stanno abbandonando l’asfalto impermeabile a favore di pavimentazioni idro-reattive.

Questi nuovi materiali non si limitano a lasciar passare l’acqua, ma reagiscono al carico idrico attraverso la porosità selettiva, ovvero con strutture molecolari che drenano fino a 100 litri al minuto per metro quadro, e con la riduzione dell'isola di calore: trattenendo una minima parte di umidità, questi pavimenti permettono l’evaporazione controllata, abbassando la temperatura superficiale fino a 5°C durante le ondate di calore post-pioggia.

I giardini della pioggia

Oltre il cemento, la natura riprende il suo ruolo funzionale attraverso i bioswales o "giardini della pioggia". Possono sembrare semplici aiuole, ma in realtà sono veri e propri impianti di depurazione a cielo aperto.

Situati lungo i bordi stradali, i bioswales utilizzano strati di substrati specifici e piante macrofite per filtrare chimicamente gli inquinanti. Oli, residui di gomma degli pneumatici e metalli pesanti vengono intrappolati nel terreno e degradati dai microorganismi, impedendo che il "cocktail tossico" del primo lavaggio stradale finisca direttamente nelle falde acquifere o nei fiumi.

Alcuni esempi: il modello Emilia-Romagna e la ricarica delle falde

In Italia, la transizione da città-fortezza a città-spugna sta trovando un terreno di prova fondamentale in Emilia-Romagna, regione che più di altre ha dovuto fare i conti con l'estremizzazione degli eventi fangosi.

Il progetto pilota di ricarica controllata

Invece di canalizzare l'acqua verso il mare il più velocemente possibile, alcuni progetti pilota nell'area del bacino del Po stanno implementando la ricarica gestita degli acquiferi (MAR).

  1. Aree di infiltrazione: ex cave o zone agricole riconvertite vengono utilizzate come bacini temporanei durante le piogge esplosive.
  2. Infiltrazione lenta: attraverso pozzi di immissione e bacini drenanti, l'acqua viene depurata dal suolo e convogliata verso le falde profonde, che negli ultimi anni avevano sofferto di un deficit cronico.
  3. Riserva strategica: l'acqua "stoccata" nel sottosuolo durante le alluvioni di marzo diventa la riserva vitale per i periodi di siccità estiva, creando un ciclo idrico resiliente e circolare.

Sponge City per una città che respira

Oggi la Sponge City rappresenta un nuovo paradigma estetico e funzionale. Una città che respira non è fatta di barriere, ma di membrane. Sostituire il concetto di "smaltimento" dell'acqua con quello di "accoglienza" è l'unico modo per trasformare una minaccia climatica in una risorsa per il futuro urbano.

 

Fonti:

ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): Rapporto sul Dissesto Idrogeologico in Italia 

Agenzia Europea dell'Ambiente (EEA): Nature-based solutions for flood management 

Progetto LIFE REWAT (Managed Aquifer Recharge):

Susdrain (The Community for Sustainable Drainage): Risorse Tecniche sui Bioswales

 

di Salvatore Galeone

READ MORE