MILANO - L’acqua scorre, cambia forma, attraversa territori e generazioni. Eppure, è anche capace di custodire tracce, alimentare racconti e diventare materia dell’immaginazione. È da questa apparente contraddizione che prende forma AQVA, progetto espositivo della Biblioteca Apostolica Vaticana dedicato al rapporto tra essere umano, natura e memoria. Primo capitolo del ciclo quinquennale “Catastrofe e Meraviglia”, AQVA mette in dialogo il patrimonio storico della Biblioteca con la sensibilità contemporanea. L’acqua diventa così un filo narrativo che attraversa epoche differenti: dai documenti antichi alle installazioni artistiche, dalla conoscenza scientifica alla rappresentazione simbolica.
Una mostra costruita come un paesaggio d’acqua
AQVA invita a osservare l’acqua non soltanto come elemento naturale, ma come presenza che accompagna la storia della cultura. Il percorso espositivo accosta materiali conservati nelle raccolte vaticane a opere contemporanee, creando un dialogo tra ciò che è stato tramandato e nuovi modi di interpretarlo. Mappe, manoscritti, immagini e testimonianze del passato mostrano come l’uomo abbia cercato per secoli di comprendere e rappresentare l’acqua. Fiumi e mari sono stati misurati, disegnati e raccontati perché fondamentali per orientarsi nel mondo, ma anche perché capaci di stimolare domande e immaginazione. Il risultato è quasi un paesaggio da attraversare: la Biblioteca, luogo per eccellenza della conservazione, incontra un elemento caratterizzato invece dal movimento e dalla trasformazione.
Dall’onda monumentale di JR ai pesci del Rinascimento
Il dialogo tra epoche diventa particolarmente evidente nelle opere selezionate per AQVA. A partire dall'esterno, dove JR trasforma la facciata cinquecentesca della Biblioteca con DILUVIUM: una gigantesca onda di circa 70 metri di larghezza e 30 di altezza, ispirata a un'incisione di Gustave Doré sul Diluvio universale. Un'immagine ottocentesca viene così reinterpretata attraverso il linguaggio dell'arte contemporanea e portata a una scala monumentale. All'interno, il viaggio prosegue indietro nel tempo con uno dei nuclei storici più affascinanti della mostra: l’Aquatilium animalium historia di Ippolito Salviani, pubblicata nel 1557. Il medico e naturalista rinascimentale cercò di rappresentare con grande precisione gli animali acquatici osservati direttamente, facendo dialogare ricerca scientifica e qualità artistica delle incisioni. Prima della fotografia naturalistica, quelle tavole erano già un modo per esplorare e catalogare il mondo nascosto sotto la superficie.
A quasi cinque secoli di distanza, il tipografo americano Bill Moran riprende idealmente quel racconto con i suoi Letterfishes. Lettere, numeri e segni tipografici vengono assemblati fino a trasformarsi in creature acquatiche: alcune immediatamente riconoscibili, altre quasi astratte. La forma di un pesce passa così dalla precisione scientifica del Cinquecento alla libertà grafica contemporanea, mostrando come uno stesso soggetto possa generare linguaggi sempre nuovi.
L’acqua che custodisce la memoria
Il rapporto tra acqua e memoria emerge anche attraverso un altro nucleo significativo: le fotografie dell’alluvione di Firenze del 1966, provenienti da un album dell’agenzia fotogiornalistica Gieffe conservato nella Biblioteca Vaticana e originariamente donato a Paolo VI. Qui l’acqua incontra direttamente il tema della conservazione. Le immagini diventano testimonianze di un momento storico e, allo stesso tempo, ricordano quanto il patrimonio culturale sia fatto di oggetti che attraversano il tempo grazie alla cura, allo studio e al restauro. A prima vista acqua e memoria potrebbero sembrare concetti opposti: la memoria conserva, mentre l’acqua scorre. Eppure, anche l’acqua possiede una propria forma di archivio. Un fiume trasporta sedimenti provenienti dai territori attraversati, un ghiacciaio conserva nelle proprie stratificazioni informazioni sul passato, mentre mari e laghi custodiscono tracce delle comunità sviluppatesi sulle loro rive.
Un elemento, molti linguaggi
AQVA amplia ulteriormente questa prospettiva coinvolgendo discipline apparentemente lontane. Tra le presenze del progetto c’è anche lo chef Fulvio Pierangelini, che porta nella mostra racconti legati al mare, al pesce, alla cucina e alla memoria personale. L’acqua entra così anche nella dimensione del gusto e dell’esperienza quotidiana. È proprio questa pluralità a rappresentare uno degli aspetti più originali del progetto. Un trattato scientifico cinquecentesco, una fotografia, un’installazione monumentale e una composizione tipografica possono sembrare oggetti lontanissimi, ma vengono uniti dalla stessa domanda: in quanti modi possiamo raccontare l’acqua? La risposta sembra essere potenzialmente infinita. L’acqua può essere contemporaneamente oggetto di osservazione scientifica, materia artistica, archivio naturale e spazio della memoria.
Tra trasformazione e meraviglia
Il titolo del ciclo di cui AQVA costituisce il primo capitolo, Catastrofe e Meraviglia, suggerisce anche la duplice capacità della natura di trasformare e sorprendere. L’acqua ne è forse uno degli esempi più immediati. Una corrente modifica una riva, una goccia scava lentamente la roccia, una marea ridisegna quotidianamente una costa. Il paesaggio non è mai completamente immobile: è il risultato di trasformazioni continue che, nel tempo, diventano parte della sua identità. Anche le opere della mostra seguono idealmente questo principio. L'immagine di Doré si trasforma nell'onda monumentale di JR; i pesci di Salviani trovano una nuova interpretazione nei caratteri tipografici di Moran; fotografie conservate per decenni diventano parte di un nuovo racconto espositivo. Come l'acqua, anche la cultura cambia forma mentre attraversa il tempo.
AQVA racconta quindi qualcosa che va oltre l’acqua stessa. Attraverso l’incontro tra patrimonio storico, scienza e arte contemporanea, la mostra invita a osservare il rapporto tra natura, cultura e memoria da prospettive differenti. Alla Biblioteca Apostolica Vaticana l’acqua diventa una metafora particolarmente efficace della conoscenza: scorre tra epoche diverse, raccoglie tracce lungo il proprio percorso e genera continuamente nuove interpretazioni. Dai pesci rinascimentali di Salviani all’onda di JR, cambia il linguaggio ma rimane lo stesso elemento. Proprio come un fiume che attraversa paesaggi differenti portando con sé, mentre continua a scorrere, la memoria del proprio viaggio.
Fonti:
Il Papa inaugura la mostra “AQVA” della Biblioteca Apostolica Vaticana - Vatican News
L’acqua tra catastrofe e meraviglia - Città Nuova
L’installazione “Diluvium” di JR alla Biblioteca Apostolica Vaticana di Roma
Bill Moran brings LetterFish art to Vatican Library exhibit
Di Fabiola Ceglie