MILANO - Nell’era dell’accelerazione digitale, il paradigma della produttività sta cambiando pelle. Se un tempo la sfida era gestire il tempo, oggi la vera risorsa scarsa è diventata l’attenzione. Tra notifiche incessanti, riunioni a tappeto e una pressione costante sui risultati, il rischio di "bruciarsi" non è più un’eccezione, ma un’insidia strutturale delle organizzazioni moderne.
Proprio per rispondere a questa urgenza, Alessandro Antonini e Ilaria Buonomo – docenti ed esperti di psicologia del lavoro e risorse umane – pubblicano il volume “Sostenibilità cognitiva”. Un testo che non si limita a parlare di "benessere", ma propone un framework scientifico per conciliare performance aziendale e tutela della mente umana.
Oltre il burnout: l'equilibrio dinamico
Il concetto cardine introdotto dagli autori è quello di sostenibilità cognitiva: un equilibrio dinamico tra le richieste del lavoro e la capacità delle persone di mobilitare le proprie risorse senza esaurirle. L’obiettivo è ambizioso: superare la falsa scelta tra risultati e salute mentale, dimostrando che i due elementi si alimentano a vicenda.
Il modello si regge su tre pilastri fondamentali:
- Background: l’insieme di esperienze e reti relazionali del lavoratore.
- Bisogni (Needs): i valori e le aspirazioni profonde dell'individuo.
- Padronanza (Mastery): la percezione di essere efficaci e competenti nel proprio compito.
Dall'interazione di questi elementi nasce la capacità di restare lucidi e motivati nel tempo.
Il Manager come "architetto cognitivo"
In questo scenario, la figura del capo si evolve. Il manager non deve più essere un controllore ossessivo, ma un "architetto cognitivo". Il suo compito? Progettare contesti che riducano l'overload informativo, proteggano i momenti di concentrazione e prevedano tempi di recupero necessari per il cervello.
Il libro affronta con pragmatismo le sfide dello smart working, della always-on culture e del ruolo dell’intelligenza artificiale. Sebbene l'AI possa alleggerire il carico automatizzando compiti ripetitivi, gli autori avvertono: senza un design a misura d'uomo, l'innovazione rischia di diventare un ulteriore fattore di stress.
Un fattore di competitività (e sostenibilità ESG)
La sostenibilità cognitiva non è solo un tema etico, ma un pilastro della dimensione Social (S) dei criteri ESG. Le aziende che proteggono l'energia mentale dei propri team non solo riducono turnover e assenteismo, ma diventano più attrattive per i talenti, specialmente per le nuove generazioni.
"La sfida non risiede in una singola soluzione tecnologica," scrivono gli autori, "bensì in un processo culturale che metta la salvaguardia delle persone al centro della strategia di crescita".
Il volume “Sostenibilità cognitiva” è inoltre arricchito da un Toolkit digitale con 18 strumenti operativi per aiutare manager e lavoratori a trasformare la teoria in pratica quotidiana.
Di Salvatore Galeone