Qual è l’impatto del clima sulle aziende?

Qual è l’impatto del clima sulle aziende?

Uno studio ICSR analizza la probabilità che a seguito di fenomeni naturali si verifichino perdite economiche aziendali, includendo anche i mancati introiti ed i costi di riparazione

MILANO - Nel nuovo scenario contraddistinto da cambiamenti climatici sempre più rapidi, una impresa su 3 risulta esposta a potenziali perdite economiche a causa di fenomeni naturali  come ondate di caloreprecipitazioni intense,  inondazioni e frane. E’ quanto emerge dallo studio commissionato da Ener2Crowd, la piattaforma ed app specializzata per gli investimenti green, all’International Center for Social Research , il quale ha approfondito il tema della “rischiosità climatica” per le aziende in Italia, settore per settore, stilando anche un elenco delle provincie dove le imprese sono più esposte ai vari rischi.

Gli effetti dei disastri naturali nel mondo

Lo studio ICSR, realizzato a luglio 2023, ha calcolato la probabilità che a seguito di fenomeni naturali si verifichino perdite economiche aziendali, includendo anche i mancati introiti ed i costi di riparazione. Già ad oggi a livello globale i disastri naturali causano oltre  danni per più di 250 miliardi di dollari all’anno. Il settore maggiormente a rischio? È quello dell’Agricoltura, allevamento e pesca (56%), ma sul podio anche Energia, gas ed acqua (45%) ed Edilizia (44%). Seguono poi Magazzini/Logistica (42%), Industria (39%), Alberghi e ristorazione (35%), Servizi (33%), Commercio (32%) ed Artigianato (30%).

Il rischio ondate di calore

A livello di zone di rischio, i dati dello studio ICSR  rivelano che i rischi non sono uniformi in tutto il territorio nazionale, salvo che per le ondate di calore che, seppure interessino maggiormente le province nel Sud Italia e quelle della valle del Po, sono fortemente influenzate dal riscaldamento globale e risultano quindi più omogenee tra i diversi territori della nostra Penisola. Con riferimento alle ondate di calore, le 10 province più esposte sono: Catania (58%), Taranto (57%), Foggia (55%), Brindisi (50%), Medio Campidano (49%), Rovigo (48%), Ferrara (47%), Bologna (45%), Piacenza (40%) e Pavia (37%).

Zone con intense precipitazioni e a rischio frane

In quanto a precipitazioni intense, più a rischio sono Verbano-Cusio-Ossola (84%), Lecce (45%) e Siracusa (30%). Seguono poi Vercelli (27%), Livorno (23%), Grosseto (11%), Aosta (9%), Trapani (7%), Agrigento (6%) e Novara (5%). Per le inondazioni troviamo: Rovigo (40%), Genova (35%), Udine (32%), Gorizia (31%), Ferrara (26%), Firenze (24%), Catania (23%), Lecce (21%), Pisa (20%) e Siracusa (18%). “Il rischio inondazione è elevato per le aziende collocate nelle province della bassa valle del Po, nelle zone costiere a scarsa elevazione e nelle zone caratterizzate da piogge torrenziali e inondazioni improvvise” dicono gli esperti di Ener2Crowd.

Mentre per le frane si collocano sul podio Aosta (62%), Verbano-Cusio-Ossola (45%) e Trento (44%), seguite da Sondrio (42%), Belluno (40%), Lecco (32%), Bolzano (31%), Genova (29%), Como (24%) e Frosinone (22%). Sono quindi più esposte le province interamente ubicate in zone montuose ed in particolare quelle sulle Alpi.

Cosa fare per invertire il trend

La stima della perdita media annua causata da questi 4 fattori ambientali è oggi pari all’1,5% del fatturato delle aziende, ma il dato più eclatante è che entro il 2050, per effetto del cambiamento climatico, le perdite potrebbero aumentare fino al 10% del fatturato.

Come invertire questa tendenza? Secondo gli esperti basterebbe investire anche solo il 2% della nostra ricchezza —14 mila euro pro capite — così le emissioni di CO2 scenderebbero a 2,7 tonnellate pro capite contro le attuali 5,6 tonnellate, raggiungendo in un solo anno gli obiettivi globali di emissioni pro capite al 2050.

Da tener presente che i capitali di risparmio in Italia ammontano ad oltre 4 mila miliardi di euro di cui 1.500 miliardi di ricchezza liquida. Anche solo la parte liquida investita nella sostenibilità ambientale ed energetica sarebbe in grado di ridurre del 160% le emissioni prodotte dal nostro Paese, andando quindi a compensare anche quella prodotta da altri Paesi.

Di Salvatore Galeone

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