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Cambiamenti climatici: possibile ricongelare le calotte polari

Cambiamenti climatici: possibile ricongelare le calotte polari

Secondo uno studio condotto da ricercatori dell'Arizona State University potrebbe essere possibile ricongelare parti delle calotte polari

MILANO – Uno degli aspetti più preoccupanti del cambiamento climatico è lo scioglimento dei ghiacciai montani e dei ghiacci perenni. Secondo uno studio condotto da un team di ricercatori della “Earth and Space Exploration” presso l'Arizona State University, potrebbe essere possibile ricongelare parti della calotta di ghiaccio dell'Artico attraverso una tecnica di geoingegneria che impiega pompe eoliche.

Ghiaccio in scioglimento

La ricerca indica come sia abbastanza sconcertante l'attuale tasso a cui il ghiaccio artico sta scomparendo e dà conto di come l'umanità, senza la presenza della calotta polare, non sarà probabilmente in grado di combattere l'aumento delle temperature globali nei prossimi decenni. Il tasso di perdita è stato stimato tra il 3,5 e 4,1 % per decennio, con in una diminuzione complessiva di almeno il 15 % dal 1979 (quando iniziarono le misurazioni satellitari). 

L’ipotesi degli studiosi

Il team guidato dal prof. Steven J. Desch punta ad utilizzare l'energia eolica per attivare alcune pompe speciali in grado di “allungare” la vita dei ghiacci artici. Sulla base di calcoli di velocità del vento nella regione artica, è stato calcolato che una turbina eolica con pale del diametro di 6 metri potrebbe sollevare l'acqua fino a un'altezza di 7 metri e ad una velocità di 27 tonnellate l’ora. L'effetto sarebbe la “creazione” di fogli più spessi di ghiaccio in tutta la zona interessata con una migliore possibilità di sopravvivenza durante l'estate.

I costi dell’investimento

E’ stato stimato dai ricercatori che questa tecnica potrebbe essere messa in atto con un budget relativamente modesto di 500 miliardi di dollari all'anno per l'intera regione artica, o 50 miliardi l'anno per il 10 % della regione artica. Anche se queste sembrano cifre enormi sono esigue se paragonate all’intero PIL mondiale (78 trillioni di dollari) o al bilancio federale corrente degli Stati Uniti (3,8 trillioni di dollari). Diversi aspetti di questa proposta devono chiaramente essere approfonditi, ma in linea teorica il progetto è fila: non solo tiene conto del legame tra i cambiamenti climatici e la regione artica ma riconosce anche il fatto che l’umanità non è in grado di affrontare il climate change senza tecniche di geoingegneria. E poiché il ghiaccio è tra gli aspetti più importanti quando si parla di global warming, ecco che iniziare dall’Artico potrebbe essere la strada migliore.

di Salvatore Galeone

17 marzo 2017

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