Letizia Palmisano e l’importanza delle donne legata alla sostenibilità

Letizia Palmisano e l’importanza delle donne legata alla sostenibilità

In occasione della Festa della Donna, intervista alla giornalista ambientale, social media e influencer specialist Letizia Palmisano

MILANO - Far conoscere le tematiche ambientali a più persone possibili. È questa la mission della giornalista ambientale, social media e influencer specialist Letizia Palmisano. Soprannominata “eco-blogger” per la sua intensa attività social a favore di ambiente e sostenibilità, abbiamo intervistato Letizia Palmisano per capire come è possibile sensibilizzare le persone verso l’ambiente in maniera semplice e coinvolgente, sottolineando in particolare il ruolo delle donne, sempre più attente nei confronti delle tematiche sostenibili rispetto agli uomini.

Come nasce la tua passione per natura, ambiente e sostenibilità?

La mia non è solo una passione, ma è la constatazione di una serie di problemi causati dall’uomo che occorre affrontare e risolvere. Ritengo che ognuno debba fare la propria parte. La prima volta che ho manifestato a favore della natura avevo 6 anni: ero in famiglia, in tv stavano parlando del buco dell’ozono e cercavo di spiegare ai miei parenti quanto fosse una cosa gravissima, senza però venir presa sul serio. Ero piccola, ma ricordo nitidamente che già allora ero attratta da tutto ciò che riguardava “l’insostenibilità” e mi documentavo su tutto ciò che non andasse bene a causa del comportamento umano.

Da lì è stato un crescendo: non c’è stato un momento in cui non sia emersa questa sensibilità legata alla natura. C’è chi nasce con questa predisposizione, come nel mio caso, e chi la acquisisce nel tempo, cosa che cerco di far fare al prossimo attraverso il mio lavoro di giornalista.

Come questa predisposizione è diventata un’attività a tempo pieno?

Circa 20 anni fa ho iniziato come volontaria presso associazioni ambientaliste, partecipando ad alcuni eventi durante i quali è emersa la mia predisposizione alla scrittura. Quindi, ho iniziato a partecipare ai primi forum in cui si parlava di ambiente e sostenibilità e a scrivere comunicati stampa. Col tempo, i direttori di alcune testate mi hanno chiesto di iniziare a collaborare in pianta stabile con loro. Così quella che pensavo sarebbe rimasta solo una “passione”, nel senso di pathos, è diventata la mia attività principale: spinta da una serie di persone che mi suggerivano di fare della comunicazione ambientale il mio mestiere, ho deciso quindi di mettere insieme attivismo e lavoro attraverso un’opera di divulgazione di quelli che sono i temi legati a sostenibilità e impatto ambientale. A 29 anni sono diventata giornalista, ma avevo aperto il mio primo blog già a 23 nel 2003.

La tua attività ha molto riscontro sui social, tanto da essere soprannominata “greeninfluencer”. In che modo è possibile avvicinare la gente alle tematiche ambientali?

Fin dall’inizio ho voluto spiegare alle persone non solo ciò che non andava, ma mi impegnavo a raccontare online e sui social storie di chi tutti i giorni proponeva delle soluzioni legate alla sostenibilità: se dico ad una persona che deve inquinare meno, non la sto davvero aiutando, mentre se le spiego in maniera concreta perché è importante, ad esempio, consumare frutta o verdura di stagione e scegliere cibo a chilometro zero, indicando prodotti e servizi a ridotto impatto ambientale, rendo tutto più reale e consento alle persone di capire cosa possono fare concretamente per la l’ecosistema.

Ho iniziato poi a intervistare responsabili di azienda su come stessero cambiando la loro attività per renderla a ridotto impatto ambientale, per far sapere che anche dal lato “imprese” vi era chi stava dando concretamente il suo impegno.

A un certo punto ho capito che lasciare tutto ciò alla carta stampata o ai siti internet poteva non bastare. Ho cominciato così a parlare di sostenibilità durante eventi e in radio, rendendomi conto che mettendoci la faccia e la voce il riscontro era più alto e le persone ti ascoltavano più facilmente rispetto ad un articolo scritto o ad una grafica. Attraverso i social ho avuto modo di conoscere persone impegnate attivamente a favore dell’ambiente, di dialogare con loro e di raccontare le loro storie ad un pubblico sempre più vasto.

Ci puoi fare alcuni esempi concreti?

È possibile parlare alla gente di ambiente in maniera giocosa, come nel caso dell’ “eco-oroscopo” che mi è stato chiesto di realizzare: attraverso l’ironia, sono riuscita a raggiungere non solo chi era già attento alla sostenibilità e vuole fare sempre meglio, ma soprattutto sono riuscita a connettere chi ancora non ha pensato di fare questi primi passi. Un altro esempio è il libro scritto con Matteo Nardi “10 idee per salvare la Terra prima che sparisca il cioccolato” edito da Città Nuova. Abbiamo pensato a questo titolo giocoso facendo leva sull’ironia per raggiungere un pubblico più vasto; se proprio uno non vuol fare del bene per il pianeta, almeno potrebbe impegnarsi per salvaguardare la sua colazione, quindi il cioccolato, una materia prima la cui disponibilità, a causa dei cambiamenti climatici, rischia di diminuire. Quello che cerco di fare è di aiutare le persone non a stravolgere le proprie abitudini, ma a optare per scelte e comportamenti più consapevoli, alla portata di tutti.

Secondo un recente studio, le donne sono più sensibili alle tematiche ambientali rispetto agli uomini. Secondo te a cosa è dovuto?

Credo che il ruolo della donna sia stato da sempre quello di razionalizzare le risorse a disposizione del nucleo familiare. La donna è multitasking, lavora e al tempo stesso si occupa della famiglia, facendo attenzione a rispettare il giusto equilibrio tra entrate e uscite economiche, evitando il rischio di spendere più di quanto si incassa. Un rischio che è purtroppo realtà oggi per il nostro pianeta: erodendo il capitale naturale, ogni anno continuiamo ad indebitarci nei suoi confronti. In alcune aree del mondo, inoltre, le donne sono più a contatto con le materie prime e quindi sono le prime e con i frutti dell’agricoltura ad accorgersi dei cambiamenti in atto. Credo che il fatto di essere più abituate nella gestione delle risorse abbia fatto sì che le donne siano più sensibili verso le tematiche ambientali.

Di Salvatore Galeone

READ MORE