Il Palombaro Lungo Serbatoio Idrico di Matera – In a Bottle

La storia del serbatoio idrico di Matera: Il Palombaro Lungo

In una zona impervia e arida, le antiche cisterne hanno reso accessibile a tutti una risorsa primaria come l’acqua.

MILANO – Matera, capitale europea della Cultura per il 2019 ma anche Patrimonio Mondiale dell’Umanità (titolo conferito dall’Unesco nel 1993), è il classico esempio della città in cui l’uomo si è insidiato utilizzando le risorse del territorio ed integrandosi alla perfezione con esso, senza violarlo. Ne sono esempio alcune delle bellezze che, ogni anno, attraggono migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo: dai celebri Sassi alle chiese rupestri, passando per la Cripta del Peccato Originale, la Casa-Grotta e il Palombaro Lungo, l’antico serbatoio sotterraneo della città che, con la sua rete idrica annessa, è valso il tanto ambito “alloro” rilasciato dall’Unesco agli inizi degli anni ’90.

Le origini e la realizzazione del Palombaro Lungo, riserva idrica di Matera

Il Palombaro Lungo fu realizzato nel 1846 grazie all’operato di Monsignor Antonio Di Macco come riserva idrica pubblica, in aiuto degli abitanti del Sasso Caveoso. L’etimologia del termine deriva dal latino “plumbarius”, la persona che rivestiva con il piombo le condutture che portavano l’acqua dagli acquedotti alle case. Rivestito di un materiale chiamato “cocciopesto”, un composto di argilla e paglia, aveva delle pareti impermeabili per evitare che l’acqua venisse assorbita dalle rocce porose.

Il più grande serbatoio idrico d’Europa ed è Patrimonio dell’Unesco

Il palombaro, termine mediante il quale vengono indicate le antiche cisterne, è il più grande d’Europa essendo alto 18 metri e largo 50 è in grado di contenere fino a 5 milioni litri di acqua. La struttura, inoltre, è in grado di raccogliere l’oro blu anche quando non piove, sfruttando i fenomeni della condensazione e dell’escursione termica, di giorno e di notte. Il sistema idrico è composto da due “braccia”, uno per il Sasso Barisano ed un altro per quello Caveoso, con delle cisterne dotate di piccoli canali per lo spostamento dell’acqua. Nel 1927, anno di realizzazione dell’acquedotto, la grande cisterna non venne più impiegata e fu quindi chiusa: nel 1991, invece, è stata rimessa in funzione ed è visitabile. I turisti interessati, attraverso una serie di scale che si inoltrano all’interno della montagna, possono quindi ammirare specchi d’acqua piovana che intercettano ancora le acque di superficie.

di Salvatore Galeone

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11 Novembre 2019