Quando le bottiglie d'acqua diventano mattoni

Nel Sudamerica nascono progetti in cui le bottiglie in PET vengono riciclate per costruire case. La Casa de Botellas del signor Alfredo Santa Cruz è stata costruita in Argentina nel 2002, mentre...

Le prime case al mondo costruite con bottiglie di plastica riciclate risolvono il problema abitativo del Sud America


MILANO - La prima fu nel 2002 la “Casa de Bottellas” e si trova in Argentina. Le altre fanno parte di un progetto umanitario nato in Bolivia per aiutare le persone povere. Sono edifici al 100% ecologici, costruiti interamente in PET, con bottiglie di plastica usate e riciclate come mattoni. E così dall’acqua in bottiglia,  che nelle zone povere del mondo costituisce l’unica risorsa idrica utile per dissetarsi, si passa al suo valore aggiunto, il packaging, con progetti di riciclo intelligente a costo zero che fanno bene all’ambiente.

IL FAI DA TE - L’idea è venuta per primo al signor Alfredo Santa Cruz, che nel  2002 si sperimentò prima in una casa di bambole, poi passò a costruire la sua trasparente e innovativa abitazione: la "Casa de Botellas", fatta con 1200 bottiglie in Pet per le pareti e 1300 cartoni di Tetrapack per il pavimento, con tanto di letto (200 bottiglie), tavolini edivano (120 bottiglie). Tutto materiale che altrimenti sarebbe finito in discarica e che invece ha dimostrato le potenzialità nascoste dei rifiuti, producendo un risparmio in termini di CO2 immesso nell’ambiente.

IL PROGETTO UMANITARIO - A fare del progetto una questione umanitaria, a qualche anno di distanza, è stata invece un avvocato boliviano, Ingrid Vaca Diez, che dal 2006 costruisce case di bottiglie con pavimenti di pneumatici usati. Con 36mila bottiglie è in grado di tirar su un’abitazione di 170 mq in appena 15 giorni di lavoro. Come intonaco e isolante utilizza un composto di sua invenzione a base di sterco di cavallo, olio di lino, melassa di canna da zucchero e latte in polvere scaduto. Tante le abitazioni finora messe in piedi dalla Vaca Diez per gli indigenti del Sud America: otto in Bolivia, due in Argentina, una in Messico a San Pablo del Monte. Con la sua famiglia ed un gruppo di volontari, Ingrid Vaca Diez ha anche fondato una scuola elementare per 350 bambini ed una per l’infanzia chiamata “Alfredo Vaca Diez” e frequentata ogni giorno da 60 bambini.

L’ESPERIENZA ITALIANA - A Roma, nel quartiere Nomentano, Anna Joseph, slovacchi, vivono con i due figli, Annamaria e Marco, in una piccola casa costruita di bottiglie e cemento. Tutte in vetro, impilate in maniera uniforme, creano un piccolo ambiente esterno con lavabo, mansardina e due stanzette. Una baracca originale che da anni costituisce l’unico rifugio per la famiglia indigente; tuttavia, al contrario di Alfredo e degli amici di Ingrid, Anna e Joseph vivono con difficoltà, in assenza di riscaldamento e senza alcun genere di comfort.  

aggiornato il 17 settembre 2014