Replay risparmia fino all'85% di acqua nella produzione dei suoi jeans

Sfumato, tie&dye, stropicciato, vintage, classico o a zampa d'elefante. Da più di un secolo il jeans è il capo passepartout per eccellenza. Pochi sanno però che l'industria del jeans è una...

L’azienda trevigiana punta sul lavaggio all’ozono per ridurre l’inquinamento ambientale e risparmiare acqua

MILANO - Teste coronate e rapper, star di Hollywood e fashion victim, tutti pazzi per il denim. Ogni anno se ne vendono circa 1,5 miliardi di paia e non c’è persona che non ne abbia almeno uno nel proprio guardaroba. Nato nel 1873, il jeans è stato inizialmente appannaggio dei lavoratori, in quanto tessuto resistente e versatile. Successivamente, con il diffondersi dei film western e con i cowboy che li indossavano, divenne sinonimo di macho ma fu quando Hollywood creò la generazione dei giovani ribelli alla James Dean che il jeans entrò a pieno titolo nell’olimpo dei capi cult. Non tutti però sanno che quella dei jeans è una delle industrie meno sostenibili dell’intero settore della moda, soprattutto a causa delle modalità di lavaggio del tessuto. Replay, azienda produttrice di denim Made in Italy tra le più conosciute, ha deciso di puntare su un processo di lavaggio all’ozono che consenta di risparmiare grandi quantitativi di acqua e produrre così un jeans formato “eco”.

IL MODELLO - Replay, realtà italiana tra i principali player nel comparto denim e smart casual wear, vira verso la sostenibilità mettendo a punto la tecnica Laserblast, una metodologia di produzione e lavaggio low impact e green oriented che è stata presentata a Milano durante l’edizione recentemente conclusasi del Salone del Mobile. L’uso del laser è stato esteso, attraverso macchinari di produzione italiana, ed è stato unito ad un processo di lavaggio all’ozono in grado di far risparmiare fino all’85% di acqua. Questo particolare lavaggio waterfriendly O3 aggiunge un sapore vintage al tessuto senza nuocere all’ambiente.

FORMULA INNOVATIVA - “Si tratta di un trattamento innovativo che ci ha permesso di esprimere il nostro profilo artistico in modo rivoluzionario. Il risultato è a nostro parere straordinario grazie all’impiego di una tecnologia che amo definire ‘calda’ nel senso di low impact” - ha affermato in una recente intervista Matteo Sinigaglia, CEO Fashion Box - È sull’innovazione che bisogna puntare per sollecitare un mercato abbastanza piatta, soprattutto in Italia”.

LAVAGGIO ALL’OZONO - In condizioni normali la temperatura alla quale vengono lavati i capi durante la fase di lavorazione varia da 60 a 75 gradi. L’impiego dell’ozono può potenzialmente far diminuire i gradi portandoli tra i 30 e i 35 in modo da consentire l’utilizzo di acqua fredda nei successivi cicli. Questo abbassamento della temperatura è reso possibile perché l’ozono porta alla produzione di ossigeno che a sua volta aumenta l’efficacia di detersivi o tinture consentendo una riduzione del calore e quindi una riduzione nel consumo di acqua.

IMPORTANZA DELLA SOSTENIBILITÀ - Il ripensamento nel sistema di lavaggio è fondamentale se si considera che per produrre un paio di jeans normalmente vengono consumati, secondo le ultime stime del settore, circa 13 mila litri d’acqua.

4 luglio 2012