Alla scoperta dell'acqua tra arte e scienza la mostra Water Flow a Trento

Alla scoperta dell'acqua tra arte e scienza: la mostra "Water Flow" a Trento

La mostra "Water Flow" a Trento unisce arte e scienza per riflettere sul nostro rapporto vitale ed ecologico con l'acqua.

MILANO – Fino al 6 giugno 2027, lo storico Palazzo delle Albere a Trento si trasforma nel palcoscenico di "Water Flow. Acqua, arte, scienza, umanità". Nata da una profonda sinergia istituzionale tra il Mart (Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) e il MUSE (Museo delle Scienze di Trento), questa esposizione invita a ripensare il nostro fondamentale rapporto con l'acqua. Il progetto intreccia abilmente la visione di artiste e artisti contemporanei, i contributi della ricerca scientifica e una curata selezione di capolavori del passato. 

Il cuore del progetto e le sfide eco-sociali 

La mostra si inserisce all'interno del programma europeo S+T+ARTS AQUA MOTION, sviluppato per stimolare collaborazioni tra il mondo della creatività, della scienza e della tecnologia. Attualmente, il MUSE ospita i lavori di dieci artisti internazionali (tra cui David Rickard, Salomé Bazin e Micol Grazioli), i quali dialogano con testimonianze d'arte antica e moderna per creare una narrazione capace di attraversare i secoli. Partendo dall'universo simbolico legato all'acqua, il percorso arriva a coinvolgere gli aspetti più urgenti e cruciali del dibattito ecologico e culturale odierno. 

Un percorso espositivo tra immersione ed emersione 

Sviluppata su due piani, l'esposizione è strutturata attorno alla metafora dell'alternanza tra immersione ed emersione. Il visitatore è accompagnato attraverso diverse sezioni tematiche, tra cui spiccano: 

In aqua: un tuffo nel mito in cui la fonte della vita si popola di creature fantastiche, dove le storiche tavole biologiche di Ernst Haeckel incontrano sculture ibride come i "Tritoni" di Andrea Malfatti. 

Aqua furens: un'area dedicata alla forza indomabile e distruttiva dell'acqua, una tematica resa tristemente attuale dalle violenti emergenze alluvionali. Spicca qui la videoinstallazione "The Raft" di Bill Viola, un'opera in cui un gruppo di persone viene investito da un getto d'acqua, diventando un'allegoria della precarietà umana. 

Aqua corrupta: questa sezione affronta i drammatici temi dell'inquinamento, della siccità e della desertificazione. L'opera "Narciso" di Luigi Stoisa, con un autoritratto dipinto su una pozza di catrame, si fa metafora di quel narcisismo collettivo che ha progressivamente alienato l'uomo dalla natura. 

L'impatto umano e il risveglio delle coscienze 

L'arte in questa mostra diviene uno strumento per denunciare le ferite inferte al nostro ecosistema. Le immagini aeree del progetto "Industrial Scars" del fotografo J Henry Fair mettono in luce l'impatto dei rifiuti tossici e degli scarichi industriali, rivelando la loro inquietante natura dietro l'apparenza di dipinti astratti. Allo stesso tempo, Mandy Barker con le sue "Cyanotype Imperfections" riflette sull'inquinamento degli oceani, sostituendo la naturale flora acquatica con rifiuti e microfibre sintetiche recuperate sulle coste. L'esposizione offre anche l'occasione per superare la visione incentrata solo sull'uomo, come suggerito dal collettivo Superflex con l'opera video "All Is Water", che invita a guardare l'ambiente acquatico assumendo il punto di vista di un pesce. 

Le residenze artistiche e la voce del territorio

Molto rilevante è anche il focus sul territorio e sui suoi ecosistemi acquatici, studiati durante le residenze degli artisti al MUSE affiancati dai ricercatori: 

L'opera "The River's Voice" di David Rickard esplora la relazione tra la comunità e il fiume Adige attraverso l'uso del suono e dell'intelligenza artificiale. 

Salomé Bazin, con "Waterbodies", propone un suggestivo viaggio sonoro che invita il pubblico a riconnettersi ai fiumi vivendoli come organismi viventi, dalla Val Venosta fino all'Adriatico. 

Micol Grazioli, nel suo progetto "The Rain Paths", rende visibile la presenza invisibile dell'acqua nei paesaggi alpini, mappando in modo poetico le tracce lasciate dalle piogge e dai flussi sotterranei. 

Procedendo per analogie e suggestioni, anziché per ordine cronologico, "Water Flow" riesce a fondere memoria culturale e consapevolezza ambientale. È uno spazio di riflessione indispensabile che ci invita a stringere un patto nuovo e più responsabile con il bene più prezioso del nostro pianeta.

Di Salvatore Galeone

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