Acqua su Marte Adatta alla Vita Grazie ai Sali Minerali – In a Bottle

Acqua su Marte contenente sali minerali e adatta alla vita

Un gruppo di ricerca giapponese ha scoperto che l'acqua che si credeva esistesse su Marte 3,5 miliardi di anni fa conteneva sali e minerali, fornendo condizioni adatte alla vita.

MILANO – Un team composto da professori e studiosi della Kenazawa University e del Tokyo Institute of Technology ha affermato di essere riuscito, tramite l’utilizzo di dati sui sedimenti raccolti dalla sonda statunitense “Mars Curiosity”, a simulare le condizioni climatiche di Marte, ripristinando le condizioni dell'acqua che si ritiene esistessero sul cratere di Gale, vicino all'equatore del Pianeta, oltre 3,5 miliardi di anni fa.

L’acqua (minerale) di Marte

Per analizzare i dati, il team, tra cui il professore associato della Kanazawa University Keisuke Fukushi e il professore Yasuhito Sekine del Tokyo Institute of Technology, ha stimato il contenuto di acqua attraverso una tecnica utilizzata nella ricerca sullo smaltimento geologico delle scorie nucleari. Dalle analisi è emerso che l'acqua su Marte aveva concentrazioni di contenuto salino corrispondenti a circa un terzo del livello dell'acqua di mare sulla Terra. Una percentuale di sali e minerali potenzialmente adatti alla proliferazione della vita.

La ricerca del team giapponese sull’acqua salata di Marte

L'acqua era "salata come la zuppa di miso o una zuppa di ramen", ha affermato con sarcasmo Sekine, aggiungendo, inoltre, che era anche ricca di minerali come il magnesio. Il team, infatti, ritiene che la concentrazione di sale sia salita esponenzialmente mano a mano che l'acqua evaporava una volta entrata nel cratere. “Gli studi e le simulazioni della Kenazawa University possono essere la nuova strada alla ricerca dell'esistenza di un ambiente adatto alla vita sulle ampie aree della superficie del “Pianeta rosso”, e su quando e come tale ambiente favorevole alla vita è (purtroppo) venuto a mancare”, ha detto il Professor Fukushi. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica specializzata britannica Nature Communications.

di Salvatore Galeone

Source: Adobe Stock

14 Novembre 2019