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Iceberg dall'Antartide agli Emirati Arabi contro la crisi idrica  alt_tag

Iceberg dall'Antartide agli Emirati Arabi contro la crisi idrica

Secondo la National Advisor Bureau si potrà trasportare un iceberg dall'Antartide agli Emirati Arabi per combattere la crisi idrica

MILANO – Gli Emirati Arabi Uniti sono una delle zone più aride del mondo. Questo a causa del suo clima che, essendo estremamente secco, genera meno di 100 mm di pioggia l’anno. Paradossalmente però, rispetto alla media globale, viene consumata più del doppio dell’acqua  e questo mette il paese a grave rischio. L’Onu avverte che, se la situazione non cambierà, nel giro di due decenni oltre 600 milioni si persone rischieranno di vivere in regioni in cui le risorse idriche saranno gravemente limitate. Proprio per questo motivo, secondo quanto riportato dal The Guardian, la National Advisor Bureau (NAB) di Masdar (Abu Dhabi) ha deciso di trasformare in realtà un progetto finora considerato pura fantasia: trainare un iceberg dall’Antartide agli Emirati Arabi Uniti e trasformarlo in una naturalissima riserva di acqua dolce.

Il progetto

Il progetto prevede di “trasferire”, attraverso un rimorchiatore, un iceberg dalle coste dell’Antartide a quelle di Fujaira, uno dei sette Emirati dell’Unione. Ma è davvero possibile trasportare una così grande quantità di ghiaccio per più di 8.000 km senza che correre il rischio che questi, durante il tragitto, si disintegri? Abdullah Mohammad Sulaiman Al Shehi, responsabile della NAB, ha affermato che i risultati delle simulazioni virtuali effettuate hanno dato esiti molto positivi. Per il trasporto speciale occorrerebbe circa un anno, periodo in cui (si spera) che l’iceberg perda solo una piccola parte della sua massa. Secondo le statistiche dell’NAB, una riserva d’acqua di una così grade portata potrebbe assicurare il giusto approvvigionamento idrico a oltre un milione di persone per circa cinque anni. In realtà, la speranza dell’NAB è che l’iceberg porti anche un cambiamento nelle condizioni climatiche circostanti. Secondo Sulaiman Al Shehi, infatti, con la presenza dell’iceberg “si creerebbe un vortice di aria umida su tutta la regione e il freddo potrebbe essere tale da permettere al vapore acque presente nell’aria di condensarsi e dare origine a nubi e piogge”.

Le problematiche

Secondo Grant Bigg, professore di sistemi terrestri alla Sheggield University e autore del libro “Icebergs”, sono molti gli ostacoli tecnici da superare. “Ci sono due importanti problematiche – ha affermato Grant – la prima è quello di ottenere una nave che sia abbastanza forte da trainare un iceberg di grandi dimensioni per così tanti chilometri. Il secondo riguarda invece il rischio di rottura e di fusione”. In realtà, l’idea di trainare un iceberg è tutt’altro che nuova. Nei primi anni del XIX Secolo, per bilanciare la temperatura della Terra, era già stata avanzata l’ipotesi di trainare degli iceberg nell’Oceano del Sud. Nel 1863, invece, un imprenditore statunitense voleva trainare gli iceberg dall’Antartide all’India per venderli a 6 centesimi a libbra. Intorno agli anni Settanta, poi, si era parlato di trasportare degli iceberg nelle zone dove l’acqua scarseggiava. Nonostante questo, visti gli enormi costi che avrebbe comportato il trasporto, nessuno aveva mai messo in atto l’idea. Che quella dell’NAB sia la volta buona?

di Cristina Neve

16 maggio 2017

credits: Fotolia