Fabiola Di Sotto e la “cucina del futuro” quando la tradizione diventa sostenibile

Fabiola Di Sotto e la “cucina del futuro”: quando la tradizione diventa sostenibile

Dalla divulgazione online alla pasticceria vegana: il percorso di una creator che reinventa i classici della cucina italiana con un’attenzione particolare alle materie prime.

MILANO - Dalla divulgazione sui social alla creazione di corsi e libri di cucina, Fabiola Di Sotto racconta il suo percorso tra tradizione italiana e innovazione. Con il progetto “cucina del futuro” propone una nuova visione gastronomica che parte dai grandi classici per reinterpretarli in chiave vegetale, attraverso sperimentazione, studio e divulgazione accessibile a tutti. Un viaggio tra creatività culinaria, formazione e pasticceria vegana che guarda alle abitudini alimentari di domani.

 

Ciao Fabiola, raccontaci chi sei e come nasce il tuo progetto. Quando hai capito che la cucina, e in particolare la pasticceria vegetale, sarebbe diventata la tua strada?

Mi chiamo Fabiola e il mio progetto, che oggi molti conoscono attraverso la pagina FabiolaVegMami, è nato in modo piuttosto spontaneo. Quando ho aperto il mio profilo volevo semplicemente fare divulgazione.

Il nome stesso della pagina racconta le sue origini. Quando sono diventata mamma ho iniziato a chiedermi come poter dimostrare che fosse possibile crescere un bambino con un’alimentazione completamente vegetale. Da lì è nato il desiderio di condividere informazioni e parlare di questo tema con altre persone.

La cucina, però, ha sempre fatto parte della mia vita. Sono figlia di ristoratori e sono cresciuta letteralmente dentro una cucina professionale: vedevo preparare piatti della tradizione. Tutto questo mi ha dato una base molto solida, anche se all’inizio non era qualcosa che avevo studiato in modo formale.

Quando sono diventata vegana nel 2011, la cosa più naturale per me è stata reinterpretare quei piatti che conoscevo bene in versione vegetale. Da lì è iniziato un percorso fatto di studio, sperimentazione e confronto con la community che nel tempo è cresciuta sempre di più. A un certo punto mi sono resa conto che quella passione stava diventando il mio lavoro.

La pasticceria è arrivata quasi in parallelo, ed è sempre stata una mia grande passione. Mi affascina perché è molto più precisa della cucina: è chimica, richiede attenzione, studio e tanta sperimentazione. È proprio questo aspetto che mi ha sempre stimolato a migliorare.

Anche nella cucina vegetale c’è tanto di questo: quando si iniziano a utilizzare ingredienti nuovi, ci si rende conto che, togliendone alcuni, se ne scoprono molti altri. Questo apre a infinite possibilità, ma richiede anche tanto lavoro e ricerca.

Non sono mai stata una grande amante dei dolci, se devo scegliere, preferisco il salato, ma mi piace moltissimo prepararli. La soddisfazione che arriva dopo aver studiato, provato e ottenuto un risultato è ciò che mi spinge a continuare e a fare sempre meglio.

È stato proprio questo percorso, fatto di curiosità, studio e sperimentazione, che mi ha portata a capire che la cucina, e in particolare la pasticceria vegetale, sarebbe diventata la mia strada.

 

Parli spesso di “cucina del futuro” riferendoti ai tuoi corsi. Cosa significa per te questa espressione? Da dove nasce l’idea di creare un’Academy?

L’idea di “cucina del futuro” è nata in modo molto spontaneo. Quando ho iniziato a creare contenuti partivo da ricette molto semplici, spesso legate alla tradizione. Poi, con il tempo, ho sentito il bisogno di spingermi sempre più oltre.

Non sono una persona a cui piace ripetere quello che fanno tutti. Se devo raccontare qualcosa o proporre una ricetta, mi piace portare un valore in più, qualcosa di nuovo. Così sono partita dalla reinterpretazione dei grandi classici e piano piano ho iniziato a sperimentare preparazioni sempre più complesse.

Ho cominciato a creare versioni vegetali di prodotti che normalmente non esistono o che non sono così facili da trovare. Per questo parlo di cucina del futuro: perché è una cucina che oggi esiste ancora poco nella quotidianità, ma che secondo me avrà sempre più spazio.

Da questa idea è nata anche la piattaforma Cucina del Futuro, che ho creato insieme a mio marito, che è uno chef vegano. Negli anni abbiamo fatto tantissime prove, studiato molto e sviluppato tecniche nostre, ad esempio per lavorare il tofu o il seitan in modo diverso dal solito. Con l’Academy vogliamo condividere queste conoscenze e rendere la cucina vegetale più accessibile, aiutando le persone a diventare autonome e a portarla nella vita di tutti i giorni.

 

Da poco è uscito il tuo libro “La mia pasticceria vegetale”. Qual è l’idea che lo guida e come si è sviluppato il lavoro dietro questo progetto?

Il mio primo libro si chiama “Cucina vegetale da paura” e ha avuto un successo molto grande. Ancora prima che uscisse completamente, la casa editrice mi ha proposto di lavorare a un secondo progetto. A quel punto mi sono chiesta che cosa potessi fare di diverso.

Non mi piace essere ripetitiva e non mi interessa seguire semplicemente le tendenze. Mi piace creare qualcosa che ancora non esiste. Riflettendo su questo, mi sono resa conto che in Italia mancava un libro completo di pasticceria tradizionale italiana in versione vegana.

Da lì è nato il progetto de La mia pasticceria vegetale. È stato un lavoro enorme. Ho dovuto studiare, sperimentare e fare tantissime prove.

L’idea era però molto chiara: creare un libro accessibile a tutti, non solo ai professionisti. Per questo ho scelto di utilizzare ingredienti semplici, che la maggior parte delle persone ha già in dispensa. All’interno ci sono ricette molto diverse tra loro: dalle basi come frolle e pan di Spagna, fino a preparazioni più elaborate come la sfogliatella napoletana, i bignè o i grandi lievitati come panettone e colomba.

Per me questo libro rappresenta la dimostrazione che la pasticceria vegetale può dialogare con la tradizione italiana senza perdere tecnica, gusto e creatività.

 

Di Stefano Morretta

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