MILANO - Fin dall'antichità, laghi, fiumi e sorgenti non sono stati considerati solo risorse di vita, ma vere e proprie soglie liminari: punti di contatto tra il mondo tangibile e l'ignoto, tra la luce del giorno e gli abissi sotterranei. Nella tradizione celtica che ha dato origine a Samhain — la ricorrenza antenata di Halloween — l'acqua rappresentava il velo sottile che divideva il mondo dei vivi da quello degli spiriti.
Le leggende e i misteri acquatici più affascinanti d'Italia
Anche il paesaggio italiano custodisce bacini idrici avvolti da storie tenebrose, miti medievali e racconti popolari tramandati nei secoli. Ne abbiamo selezionati tre che, per suggestione e mistero, meritano di essere riscoperti nella notte più misteriosa dell'anno.
Il Lago di Pilato (Marche): il ritrovo dei negromanti sui Monti Sibillini
Incastonato tra le vette aspre del gruppo del Vettore, a oltre 1.900 metri di quota nel cuore del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il Lago di Pilato è uno specchio d'acqua d'origine glaciale unico al mondo. A forma di "occhiale", ospita una specie endemica rarissima, il minuscolo crostaceo Chirocephalus marchesonii.
La sua fama sinistra risale al Medioevo: secondo la leggenda, il corpo esanime di Ponzio Pilato, condannato a morte dall'imperatore Tiberio, fu caricato su un carro trainato da buoi senza guida, che corsero da Roma fino a precipitare nelle acque di questo bacino montano.
Nel corso del Trecento e del Quattrocento, il lago divenne meta segreta di maghi, eretici e alchimisti che salivano a piedi le gole impervie per consacrare il Grande Grimorio (il libro del comando) alle forze oscure che si riteneva abitassero le acque. Il flusso di negromanti fu tale che le autorità ecclesiastiche dell'epoca vietarono l'accesso al lago, posizionando una forca all'inizio del sentiero come monito. Nelle giornate autunnali, quando la nebbia scende repentina sui ghiaioni, la sensazione di trovarsi in una terra sospesa nel tempo è immediata.
Il Lago d'Averno (Campania): la porta dell'Ade secondo i classici
Nei Campi Flegrei, a ovest di Napoli, si trova un cratere vulcanico spento colmo d'acqua che per secoli ha incarnato la soglia stessa degli Inferi: il Lago d'Averno. Il suo nome deriva dal greco áornos, ovvero "senza uccelli": le esalazioni mefitiche e solforose tipiche dell'attività vulcanica secondaria impedivano infatti agli uccelli di sorvolare lo specchio d'acqua, facendoli cadere storditi.
Nel sesto libro dell'Eneide di Virgilio, è proprio da queste rive plumbee e circondate da fitti boschi sacri che Enea compie la sua discesa nel regno dei morti, guidato dalla Sibilla Cumana. Anche se oggi il lago è un'oasi naturalistica con percorsi cicloturistici e vigneti, all'imbrunire la superficie scura dell'acqua e i vapori che talvolta affiorano richiamano ancora il fascino austero del mito classico.
Il Lago di Bolsena e l'Isola Bisentina (Lazio): il lamento della regina Amalasunta
Nato dal collasso calderico dell'antico complesso vulcanico dei monti Vulsini, il Lago di Bolsena è il lago vulcanico più grande d'Europa. Nelle sue acque cristalline sorgono due isole: la Martana e la Bisentina.
La Martana custodisce una delle pagine più tragiche della storia gota d'Italia: qui fu imprigionata e assassinata nel 535 d.C. la regina Amalasunta, figlia di Teodorico, per mano dei sicari del cugino e consorte Teodato. Gli abitanti del luogo raccontano che nelle notti di forte vento di tramontana — quando le onde del lago si infrangono sui faraglioni di roccia vulcanica — sia ancora possibile udire le grida disperate della sovrana risuonare lungo la costa.
L'Isola Bisentina, dal canto suo, è legata a miti esoterici ancora più eccentrici: secondo leggende novecentesche legate all'ermetismo e alla teosofia, nei suoi fondali rocciosi si troverebbe uno dei varchi d'accesso al regno sotterraneo di Agartha, collegato a una rete di cunicoli sommersi che attraverserebbero il centro della terra.
Che si tratti di vette appenniniche o crateri vulcanici, le leggende d'acqua ci ricordano come la natura, prima di essere analizzata scientificamente, sia stata per millenni lo schermo su cui l'uomo ha proiettato le proprie paure e il proprio senso del sacro.
Di Salvatore Galeone