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Ecco come l’acqua mantiene giovane il pianeta Cerere

Ecco come l’acqua mantiene giovane il pianeta Cerere

Due nuovi studi scientifici confermano il ruolo determinante dell’acqua nel mantenere geologicamente attiva la crosta del pianeta nano Cerere

MILANO –  Il pianeta nano Cerere si sta rivelando sempre più un mondo assai dinamico dal punto di vista geologico, e questo grazie all’acqua presente negli strati più esterni della sua crosta.

A confermarlo sono due nuovi studi condotti da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e basati sulle osservazioni dello spettrometro italiano Vir a bordo della missione spaziale Dawn della Nasa. Vir è stato fornito dall’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Ghiaccio sulle pareti del cratere nord

Nel primo studio l’occhio elettronico di Vir si è posato ripetutamente sul cratere Juling, che si estende per circa 20 chilometri nell’emisfero sud di Cerere, dove ha scoperto tracce inequivocabili di ghiaccio d’acqua sulla parete nord del cratere.

La parete ha un’altezza di circa 4 km ed è quasi verticale. Non è illuminata quasi mai da luce diretta del Sole proprio per la sua posizione, ma è illuminata da luce riflessa dal cratere. Successive osservazioni effettuate nell’arco di sei mesi hanno rivelato un progressivo aumento della quantità di ghiaccio sulla parete del cratere.

Secondo i ricercatori è il vapore d’acqua che condensa sulla parete fredda del cratere la spiegazione più ragionevole per descrivere questo comportamento. «Il ghiaccio potrebbe trovarsi sotto un sottile strato di polvere sul fondo del cratere, e potrebbe sublimare a causa della radiazione o di particelle ad alta energia provenienti dal Sole» hanno affermato gli esperti.

Sali di origine liquida

Nel secondo studio lo strumento Vir è stato utilizzato in modo intensivo per realizzare una serie di mappe della distribuzione dei carbonati, un tipo di sali la cui origine è strettamente legata ad un ambiente con presenza di acqua liquida. Le mappe mostrano che i carbonati, principalmente di magnesio, sono distribuiti in modo pressoché uniforme su tutta la superficie del pianeta nano, con l’eccezione di varie aree circoscritte in cui i ricercatori hanno individuato la prevalenza di natrite, un altro tipo di carbonato a base di sodio.

Una più attenta analisi con dati a maggiore risoluzione spaziale ha permesso anche di mappare delle piccole aree, grandi fino a pochi chilometri quadrati, che mostrano un ulteriore cambiamento nella composizione del terreno. I risultati suggeriscono la presenza di acqua nel materiale che ricopre la superficie di quelle zone.

Prospettive future

I due studi rafforzano l’idea che Cerere sia un corpo planetario ancora in evoluzione: i processi che coinvolgono l’acqua liquida nella sua crosta sarebbero infatti tutt’ora attivi. Difficile ancora dire con certezza quali siano stati i meccanismi che hanno creato le condizioni per avere acqua liquida che a sua volta ha prodotto così diffusamente i depositi di carbonati osservati.

di Alessandro Conte

27 marzo 2018

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