Il Mediterraneo di Ulisse il mare dell'Odissea tra mito cinematografico e tutela ambientale

Il Mediterraneo di Ulisse: il mare dell'Odissea tra mito cinematografico e tutela ambientale

Dalle inquadrature imponenti del nuovo kolossal di Christopher Nolan alle sfide ecologiche dei giorni nostri: come il "mare color del vino" cantato da Omero rischia di perdere la sua epica se non impariamo a proteggerlo.

MILANO - Le acque traslucide delle Isole Egadi, le scogliere frastagliate della Grecia, la forza primordiale di una natura che incute rispetto e meraviglia. Nel nuovo adattamento cinematografico dell’Odissea firmato da Christopher Nolan, il vero protagonista non è soltanto l'eroe di Itaca, ma il mare stesso.

Grazie all'uso magistrale della pellicola IMAX e a riprese dal vivo in location mozzafiato — prima fra tutte l'Area Marina Protetta delle Isole Egadi, con la splendida Favignana a fare da sfondo —, il regista ci regala un'esperienza immersiva. Sul grande schermo, il Mediterraneo torna a essere un titano incontaminato, potente e misterioso: un elemento vivo capacissimo di plasmare i destini degli uomini.

Il mare non è mai stato una semplice scenografia per Omero, ma un organismo pulsante e imprevedibile. Il cinema di oggi ce lo ricorda, facendoci riscoprire la maestosità di un patrimonio che spesso diamo per scontato.

Dal "mare color del vino" alle minacce dei giorni nostri

C'era un tempo in cui navigare il Mediterraneo significava addentrarsi nell'ignoto. Omero lo definiva oīnops pontos, il "mare color del vino", descrivendone le sfumature cupe e profonde durante le tempeste e la sua imprevedibile irruenza.

Per l'Ulisse omerico, la navigazione era un percorso ad ostacoli orchestrato dall'ira di Poseidone. Oggi, a distanza di tre millenni, il quadro è radicalmente cambiato: i pericoli per il mare non arrivano più dalle divinità dell'Olimpo, ma dalle attività umane sregolate. Nonostante il Mediterraneo rappresenta circa l'1% delle acque oceaniche mondiali, concentra su di sé un'elevata percentuale delle microplastiche globali. Inoltre, i cambiamenti climatici stanno alterando la biodiversità marina, favorendo la tropicalizzazione del bacino e la scomparsa di specie autoctone.

Proteggere le "location" del mito: l'importanza delle Aree Marine Protette

Se i luoghi scelti da Nolan per girare la sua opera mantengono quell'aspetto primordiale e selvaggio, il merito è anche delle politiche di conservazione avviate negli ultimi decenni. L'esempio di Favignana e dell'arcipelago delle Egadi — la più grande riserva marina protetta d'Europa — dimostra quanto sia fondamentale tutelare questi ecosistemi.

Ecosistemi che vengono tutelati attraverso l’istituzione di zone delimitate di mare in cui si mettono in atto misure dirette a preservare habitat, biodiversità e risorse marine: le cosiddette Aree Marine Protette (AMP). Esse non servono solo a preservare la bellezza estetica che incanta i registi di Hollywood, ma svolgono ruoli ecologici cruciali

Le AMPe custodiscono la Posidonia oceanica, vera e propria "foresta sommersa" e polmone verde del Mediterraneo, fondamentale per produrre ossigeno e combattere l'erosione costiera, e offrono rifugio alla fauna, garantendo la riproduzione di specie minacciate come la tartaruga Caretta caretta e il falco della regina. Inoltre, le AMP svolgono la funzione di promuovere un turismo sostenibile, dimostrano che la fruizione della natura e la sua salvaguardia possono coesistere felicemente.

Poseidone siamo noi: la vera sfida per il futuro

L'insegnamento più grande che possiamo trarre dal parallelo tra il poema epico e la cinematografia moderna è che la grandezza del Mediterraneo risiede nel suo equilibrio.

Se nell'antichità l'Uomo doveva dimostrare rispetto di fronte alla forza del mare per non incorrere nel castigo degli dèi, oggi dobbiamo dimostrare responsabilità per evitare che quello stesso mare si spenga. Riconoscere la fragilità di questo ecosistema significa fare in modo che le meraviglie acquatiche mostrate sul grande schermo non diventino il ricordo di un mondo che non c'è più, ma continuino a essere una realtà viva da esplorare e proteggere ogni giorno.

Fonti:

UNEP/MAP (Plan Bleu): State of the Environment and Development in the Mediterranean (SoED)

IPCC: Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate (SROCC)

Nature Scientific Reports: Archivio ricerche su marine litter e microplastiche

CNR: Consiglio Nazionale delle Ricerche - Progetti Ambiente e Mare

WWF Italia: Report "Il Tropico del Mediterraneo"

 

Di Salvatore Galeone

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