Ruben Bondì quando cucinare è un gesto d'amore che unisce le persone

Ruben Bondì: quando cucinare è un gesto d'amore che unisce le persone

Dai video sul balcone di casa al successo sui social e in televisione, lo chef racconta il valore della cucina semplice, della convivialità e del tempo dedicato a sé stessi.

MILANO - La cucina come racconto, condivisione e cura. In questa intervista Ruben Bondì ripercorre il suo percorso, dagli esordi fino al successo sui social e in TV, parlando dell'importanza delle persone, della lotta agli sprechi e del suo nuovo libro dedicato a una cucina veloce ma di qualità.

Oggi racconta la cucina con uno stile autentico, valorizzando ingredienti semplici, tradizione e convivialità. In questa intervista ci parla del suo percorso, del valore umano dietro ogni ricetta e del suo ultimo libro, Daje che è pronto! - 70 ricette salvatempo per mangiare bene e fare colpo.

Ciao Ruben, partiamo dall'inizio: chi sei e quando hai capito che la cucina sarebbe diventata molto più di una semplice passione? Dal balcone di casa ai social e alla TV, qual è stato il momento in cui hai sentito di aver trovato davvero il tuo modo di raccontare il cibo?

Ho capito fin da subito che la cucina sarebbe stata molto più di una passione. Avevo 14 anni quando ho iniziato a cucinare e già dai primi passi ai fornelli ero convinto che sarebbe diventato il mio lavoro. A tal punto che, all'inizio, volevo perfino lasciare la scuola per fare il cuoco e riprendere gli studi più avanti. Mia madre, però, mi disse subito di no e continuai il mio percorso scolastico.

La vera svolta è arrivata durante il Covid, quando ho avuto la possibilità di mettermi in gioco e rischiare. Ho iniziato quasi per scherzo a pubblicare video dal balcone di casa: hanno funzionato e da lì è partito tutto. La televisione, che è sempre stata un mio sogno, è arrivata dopo. Ma il mio modo di raccontare il cibo è nato proprio in quel periodo, con spontaneità e senza grandi strategie.

 

Nei tuoi contenuti la cucina sembra sempre un momento di condivisione, capace di unire persone, quartieri e storie diverse. Quanto conta per te il legame umano dietro a un piatto e che valore ha oggi riscoprire una cucina semplice e autentica?

Per me il valore umano viene prima di ogni cosa, persino prima del piatto. Vale con le persone che lavorano con me: scelgo prima le persone e poi i professionisti. E vale allo stesso modo per il cibo.

C'è una frase che dice che "si cucina sempre pensando a qualcuno" e credo sia una grande verità. La cucina è un atto d'amore, un gesto di cura: anche quando non conosci la persona per cui stai cucinando, in qualche modo ti stai prendendo cura di lei. Allo stesso tempo è anche un modo per raccontare sé stessi e farsi conoscere. Per questo penso che non si cucini mai soltanto per preparare un piatto.

 

La tua cucina valorizza spesso ingredienti quotidiani e ricette della tradizione, dimostrando che si può creare qualcosa di speciale anche con poco. Quanto è importante trasmettere una cucina più consapevole e attenta agli sprechi?

Per me è importantissimo rendere la cucina accessibile. Accessibile nelle tecniche, nei tempi e anche negli ingredienti. Cerco sempre di proporre ricette con prodotti semplici, facilmente reperibili e spesso con quello che abbiamo già in casa, senza dover necessariamente andare a fare la spesa.

Allo stesso tempo presto molta attenzione allo spreco. Molte delle ricette che ho realizzato negli anni sono nate proprio con una logica anti-spreco, perché è un tema a cui tengo molto. A casa mi hanno sempre insegnato che non si butta via niente. Mia nonna, in particolare, mi ha trasmesso l'idea che ogni ingrediente abbia un valore e debba essere utilizzato fino in fondo. Cerco di portare avanti questo insegnamento attraverso la mia cucina e il mio modo di raccontarla.

 

Nel tuo libro "Daje che è pronto! - 70 ricette salva-tempo per mangiare bene e fare colpo" proponi una cucina veloce ma curata e conviviale. Com'è nato questo progetto editoriale e quale messaggio vuoi trasmettere a chi pensa di avere poco tempo per cucinare?

Questo libro è nato in modo molto naturale. Dopo il successo di Cucina con Ruben non volevo pubblicare qualcosa tanto per farlo. Insieme al mio editore abbiamo trovato la direzione giusta: creare un libro di ricette veloci, buone e accessibili a tutti.

Negli ultimi anni mi ero reso conto che, tra lavoro, viaggi e ritmi sempre più frenetici, avevo iniziato a trascurare me stesso. Non mangiavo male per quantità, ma perché mangiavo di fretta e senza attenzione. Così ho ricominciato ad allenarmi e soprattutto a cucinare per me. Era una cosa che non facevo da tempo: cucinavo sempre per gli altri, ma raramente per me stesso.

Da questa esperienza è nato il libro. Non è un manuale di cucina dietetica, ma un invito a riscoprire il piacere di prepararsi qualcosa di buono anche quando il tempo sembra poco. Spesso pensiamo di non averne abbastanza, ma bastano dieci o quindici minuti per portare in tavola un piatto che ci faccia stare bene.

Il messaggio che vorrei trasmettere è semplice: ritagliarsi del tempo per cucinare significa ritagliarsi del tempo per sé stessi. E oggi, forse, ne abbiamo bisogno più che mai.

 

Di Stefano Morretta

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