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Uso responsabile dell’acqua: in Cina si impara a scuola

Uso responsabile dell’acqua: in Cina si impara a scuola

In Cina nelle scuole si insegna a risparmiare acqua. La Ong Chine Water Risk: risolvere il problema del consumo dell’acqua da parte delle industrie

MILANO – Nelle scuole cinesi si educa a un corretto utilizzo delle risorse idriche. A darne notizia è il The Guardian che, riportando la notizia, si chiede se saranno proprio i giovani a risolvere il problema della carenza d’acqua in Cina.

Secondo Thirst, ONG che educa i ragazzi cinesi tra i 12 e i 24 anni a un corretto consumo delle risorse idriche, parlare della gravissima crisi idrica che colpisce il paese è un mezzo per far comprendere ai giovani che, anche nel quotidiano, è possibile aiutare l’ambiente

Water Stressed

Secondo le Nazioni Unite, sebbene la Cina sia la patria di circa il 21% della popolazione mondiale, contiene solo il 7% delle riserve di acqua dolce del mondo. Il nord, in particolare, risente tantissimo di questo problema tanto da essere considerata una zona “water stressed”.

Nel 2015, ad esempio, ogni abitante di Pechino ha avuto a disposizione per l’intero anno solo 100 metri cubi d’acqua. Se si pensa che l’ONU considera una regione “water stressed” quando la fornitura annuale per persona è sotto i 1.700 metri cubi d’acqua, ci si accorge di quanto sia allarmante il problema delle risorse idriche.

Proprio per questo motivo la Thirst ha organizzato, in sei scuole medie di Pechino, dei corsi incentrati sulla crisi idrica e sul corretto utilizzo dell’acqua. 

Due i punti cruciali della lezione: il concetto di acqua virtuale e quello d’impronta idrica. Il primo riguarda la quantità di acqua utilizzata per creare un dato prodotto (quindi acqua che non si vede), il secondo riguarda invece la quantità di acqua utilizzata quotidianamente da ogni persona.

Gli insegnati hanno spiegato ai ragazzi quanto sia importante risparmiare acqua. Come? Facendo docce più brevi, ad esempio, o comprando meno vestiti e bevendo tè al posto di caffè. “Non sapevo che si potesse sprecare acqua in così tanti modi”, ha raccontato il quindicenne Zhou Kuiru che, dopo aver seguito la lezione, promette di fare docce più brevi.

Un futuro migliore

Dabo Guan, professore in economia dei cambiamenti climatici all’University of East Anglia, ha spiegato quanto sia importante sottolineare questi messaggi. “Dieci anni fa nessuno parlava di inquinamento atmosferico – ha detto il professore – ma poi la gente ha iniziato a parlarne e, di conseguenza, a vedere lo smog. La crisi idrica, invece, non si può vedere”.

Per questo motivo è davvero importante educare i giovani ad un corretto utilizzo delle risorse idriche. Lo scopo di Thirst è proprio quello di incoraggiare i giovani cinesi a ridurre il loro consumo di acqua perché, come sottolineato da Mina Guli (fondatrice di Thirst), i giovani di oggi sono i futuri imprenditori di domani.

L’impegno del governo

Il China Water Risk, un’ONG volta ad evidenziare il problema delle risorse idriche in Cina, ha sottolineato come, in realtà, il risparmio personale di acqua non è sufficiente a risolvere il problema. 

Secondo i dati raccolti dall’associazione, infatti, nel 2015 l’acqua utilizzata per consumo personale era solo il 13% del totale. “È importante rendere consapevole la popolazione ma, in realtà, la maggior parte dell’acqua viene utilizzata dalle industrie e dalle aziende agricole. Se si è intenzionati a fare la differenza, sono questi i settori che devono muoversi verso un uso più responsabile delle risorse idriche” ha spiegato Debra Tan, direttrice del Risk China Water.

Tra le misure attuate dal governo ci sono i programmi volti a risolvere il problema del consumo dell’acqua da parte delle industrie. Il programma della divisione dei rifiuti attuato con la Apple, ad esempio, ha permesso di risparmiare circa 3,8 miliardi di litri d’acqua in poco meno di cinque anni. Nonostante queste misure il problema delle risorse idriche resta, secondo il professor Guan, “la più importante crisi ambientale della Cina”.

di Salvatore Galeone

18 luglio 2018

Photograph: Aurélien Foucault for the Guardian