Davide Bendotti la forza di rinascere sulla neve

Davide Bendotti: la forza di rinascere sulla neve

Dalla montagna di casa alle Paralimpiadi, il racconto di un atleta che ha trasformato una sfida in una nuova partenza.

MILANO - Davide Bendotti racconta il suo percorso nello sci paralimpico, nato tra le montagne bergamasche e diventato una carriera dopo un incidente che ha cambiato la sua vita. Dalle emozioni di Milano-Cortina all’importanza dell’ascolto del corpo, emerge una storia di resilienza, disciplina e visione futura. Un’intervista che mette al centro sport, benessere e determinazione.

 

Ciao Davide, raccontaci un po’ di te: come è nato il tuo legame con la montagna e con lo sci?

Il mio legame con la montagna è qualcosa di molto naturale. Sono nato e cresciuto in un piccolo paese della provincia di Bergamo, ai piedi della Presolana; quindi, ho sempre vissuto immerso in questo ambiente.

Ho iniziato a sciare da bambino, quasi per gioco, nel dopo scuola, insieme agli amici. Era un divertimento, qualcosa che faceva parte della quotidianità.

Il percorso agonistico è arrivato più tardi, dopo il mio incidente nel 2011. In quel momento della mia vita è successo qualcosa di inaspettato: mia mamma ha conosciuto Luca Carrara, anche lui amputato sopra il ginocchio. È venuto a trovarmi a casa, abbiamo parlato e poi abbiamo deciso di fare una prima sciata insieme.

Dopo poche ore sugli sci, vedendomi disinvolto, mi ha spinto a iniziare un percorso agonistico. Da lì è nato tutto il resto: è stato l’inizio della mia carriera.

 

Partecipare alle Paralimpiadi di Milano-Cortina, così vicine al pubblico italiano, ha dato una dimensione diversa alla competizione. Che tipo di energia hai percepito gareggiando in casa e cosa ti porti dietro da questa esperienza? Sei soddisfatto dei tuoi risultati?

Me lo immaginavo: sarebbe stato qualcosa di devastante, e così è stato. Le Paralimpiadi di Milano-Cortina sono state sicuramente l’evento più importante della mia carriera.

Essere un atleta italiano e avere la possibilità di vivere dei Giochi in casa è qualcosa che non capita spesso. Le aspettative erano alte, così come la voglia di esserci. Gareggiare davanti alla mia famiglia, ai tifosi, alla mia gente ha reso tutto ancora più intenso.

Sono soddisfatto dei miei risultati, soprattutto considerando che arrivavo da un anno molto complicato dal punto di vista fisico. Sono arrivato quinto in super combinata, a poco più di un secondo dal bronzo, e ho ottenuto altri piazzamenti tra i primi dieci.

Ma la cosa più importante è che, proprio nell’evento più importante della mia vita, sono riuscito a fare le migliori prestazioni della stagione. È stato qualcosa di unico, difficile da descrivere.

 

Tra allenamenti, gare e condizioni climatiche spesso estreme, come gestisci il tuo benessere fisico? Che ruolo hanno per te elementi come idratazione, recupero e ascolto del corpo nella tua performance?

Negli anni ho raggiunto una buona maturità e oggi credo di saper ascoltare molto bene il mio corpo. Questo è fondamentale, soprattutto in stagioni complicate come quella che ho affrontato.

La cura dei dettagli è tutto: dall’alimentazione, che seguo anche con il supporto di un nutrizionista, all’idratazione, fino al recupero. Ogni aspetto ha un ruolo cruciale nella performance.

Cerco sempre di capire quando è il momento di spingere e quando invece è necessario fermarsi, recuperare, dare al corpo il tempo di cui ha bisogno. È un processo continuo di crescita, che costruisco insieme alle persone che lavorano con me.

  

Guardando al futuro, quali sono gli obiettivi che ti sei posto?

Nel breve termine, il mio obiettivo principale è recuperare. In questo momento sento che il mio corpo ha bisogno di fermarsi un attimo, di riprendere fiato sia a livello muscolare che articolare.

Poi ci sarà una nuova stagione da preparare, con i Mondiali all’orizzonte. E guardando un po’ più avanti, ci sono le Paralimpiadi del 2030 in Francia, un altro grande obiettivo, anche perché si svolgeranno comunque in Europa.

Ovviamente tutto dipenderà dalle condizioni fisiche, ma è un traguardo che mi sono già posto. Poi vedremo cosa succederà, perché nello sport come nella vita può cambiare tutto molto velocemente.

 

Di Stefano Morretta

READ MORE