Come gli atleti si preparano agli sport invernali

Come gli atleti si preparano agli sport invernali

Adattamento all’alta quota, gestione del freddo, forza, idratazione, resistenza e recupero per garantire performance sportive ottimali

MILANO - Allenarsi per gli sport invernali significa preparare il corpo a condizioni estreme: basse temperature, aria rarefatta, dispendio energetico elevato e recuperi più lenti. Sci alpino, snowboard, sci di fondo, alpinismo e sport su ghiaccio richiedono non solo forza e tecnica, ma una preparazione fisiologica mirata che coinvolge adattamento all’alta quota, gestione del freddo, corretta idratazione e strategie di recupero. Comprendere come gli atleti affrontano queste sfide permette di leggere lo sport invernale come un equilibrio raffinato tra performance, ambiente e ascolto del corpo.

Il corpo in quota: adattarsi all’aria rarefatta

Molti sport invernali si svolgono in ambienti montani, spesso sopra i 1.500–2.000 metri. In quota, la ridotta pressione dell’ossigeno costringe l’organismo a un adattamento progressivo. Il corpo risponde aumentando la produzione di globuli rossi e migliorando l’efficienza del trasporto di ossigeno, ma questo processo richiede tempo.

Per questo motivo, gli atleti professionisti inseriscono periodi di acclimatazione nella preparazione stagionale, seguendo modelli come il live high, train low, studiato e validato da numerose ricerche in ambito sportivo (Journal of Applied Physiology). Allenarsi in quota senza un adeguato adattamento può invece portare a cali di performance, affaticamento precoce e disidratazione più rapida.

Freddo e termoregolazione: un equilibrio delicato

Il freddo non è solo una sensazione: è uno stress fisiologico. A basse temperature il corpo tende a ridurre l’afflusso di sangue alle estremità per preservare gli organi vitali, con un impatto diretto su coordinazione e forza muscolare.

Gli atleti imparano a gestire il freddo attraverso:

  • abbigliamento tecnico a strati, traspirante e isolante
  • riscaldamento più lungo e progressivo
  • strategie di recupero termico post-allenamento

Secondo l’American College of Sports Medicine (ACSM), mantenere una temperatura corporea stabile è fondamentale per prevenire infortuni muscolari e cali neuromuscolari, particolarmente frequenti negli sport invernali ad alta intensità.

Forza e controllo: muscoli pronti a condizioni instabili

Negli sport invernali la forza non è mai “lineare”. Pendii, ghiaccio, neve e cambi improvvisi di direzione richiedono una muscolatura capace di stabilizzare, assorbire e reagire.

La preparazione atletica punta quindi su:

L’allenamento eccentrico e il lavoro su superfici instabili riducono il rischio di infortuni a ginocchia e caviglie, particolarmente esposte nello sci alpino e nello snowboard.

Idratazione: il rischio invisibile del freddo

In inverno si ha meno sete, ma il fabbisogno idrico resta elevato. Respirazione accelerata in aria secca, sudorazione sotto gli strati tecnici e permanenza in quota aumentano la perdita di liquidi senza che ce ne si renda conto.

Secondo l’European Hydration Institute, anche una disidratazione lieve può compromettere resistenza, concentrazione e capacità di recupero. Per questo gli atleti:

  • bevono regolarmente anche senza stimolo della sete
  • privilegiano acque con un adeguato apporto di sali minerali
  • monitorano il peso corporeo e il colore delle urine

L’idratazione diventa così parte integrante della strategia di performance, non un gesto accessorio.

Resistenza e consumo energetico

Il freddo aumenta il dispendio energetico: il corpo consuma più calorie per mantenere la temperatura interna. Negli sport di endurance invernali, come lo sci di fondo o lo scialpinismo, la richiesta metabolica è particolarmente elevata.

La preparazione include allenamenti aerobici progressivi e una nutrizione mirata, ricca di carboidrati complessi e grassi “buoni”, in linea con le indicazioni del Comitato Olimpico Internazionale (IOC) per gli sport in ambiente freddo.

Recupero: il tempo come alleato

Il recupero in inverno può essere più lento. Il freddo influisce sulla circolazione e sulla rigidità muscolare, rendendo essenziali pratiche di recupero attivo, stretching, sonno di qualità e corretta idratazione post-allenamento.

Sempre più atleti integrano tecniche di respirazione, immersioni in acqua fredda controllata e momenti di decompressione mentale, riconoscendo che il recupero non è solo fisico, ma anche neurologico e cognitivo.

Leggi anche: Disidratazione: i segnali del nostro corpo da non ignorare per la nostra salute

 

Fonti:

American College of Sports Medicine (ACSM)

International Olympic Committee - Nutrition for Athletes

European Hydration Institute

Wilber R.L., Journal of Applied Physiology

 

di Martina Invernizzi

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