Luca Talotta, il giornalista che racconta la mobilità sostenibile sui social

Luca Talotta, il giornalista che racconta la mobilità sostenibile sui social

Abbiamo intervistato il vincitore del premio come Top Green Influencer per la mobilità sostenibile

MILANO – Con un background come giornalista sportivo, Luca Talotta si è appassionato al mondo della mobilità sostenibile negli anni successivi. Facendo tesoro di quegli insegnamenti, oggi utilizza i canali social per fare divulgazione, cercando di aiutare le persone – attraverso discorsi positivi - a cambiare in meglio la propria quotidianità abbassando l’impatto ambientale.

Ciao Luca, com’è nata la tua passione per la sostenibilità? Perché proprio mobilità sostenibile?

Un percorso nato 12 anni fa, come naturale evoluzione del mio percorso lavorativo. Io nasco come giornalista sportivo, tutt’altro settore. La mia carriera lavorativa mi ha portato a lavorare nel settore automotive e, un po’ perché sono una persona molta curiosa e un po’ perché il mercato si stava spostando verso quello frontiere, ho iniziato a occuparmi di mobilità alternativa, quindi differente al motore a combustione a benzina o a diesel.

Sono stato uno dei primi a parlare e ad appassionarmi a questi temi. Oggi sono molto soddisfatto del percorso che ho fatto, anche se mi rendo conto che forse in questo momento i temi legati al mondo della sostenibilità sono un po’ abusati da più persone.

I veicoli elettrici sembrano essere il futuro della sostenibilità sostenibile, ma potrebbero sorgere alcuni problemi legati all’adozione di questo tipo di vetture su larga scala. Ti piacerebbe aggiungere qualcosa a riguardo?

Nonostante io sia un sostenitore della mobilità elettrica – che in questo momento potrebbe rappresentare uno dei fattori per arrivare a una maggiore sostenibilità - attorno a sé ha una serie di problemi che vanno risolti. Non a caso il Parlamento Europeo ha fissato nel 2035 come la data di stop della produzione di vetture con motore a combustione. Ci sono ancora 12 anni, duranti i quali, tutti i Paesi saranno chiamati a raggiungere un livello tale affinché la modalità elettrica possa diventare davvero di massa.

Il primo problema è quello della diffusione delle colonnine elettriche, non ce ne sono poche, ma sono dislocate in modo non omogeneo sul territorio; l’Italia è uno dei Paesi messi meglio in Europa.

Il sistema energetico italiano non ha sostanziali problemi per le vetture elettriche che ci sono in giro oggi. È chiaro che, lo sviluppo della mobilità elettrica di massa deve procedere di pari passo con lo sviluppo di massa delle sue infrastrutture. La disponibilità di elettricità è certamente uno dei grandi temi. Recentemente ho avuto anche il piacere di intervistare esponenti di alcune aziende energetiche e ho appreso che la capacità di immagazzinare energia e rimetterla in circolo è raddoppiata nel corso degli ultimi 3 anni. Senza dimenticare che noi a oggi non abbiamo ancora una grande quantità di energia rinnovabile. Quindi, ci sono diversi scenari che mi portano a essere abbastanza ottimista da questo punto di vista. 

E poi c’è il problema dello smaltimento delle batterie delle auto. Il percorso di ricerca e sviluppo prosegue. Le batterie stanno diventando sempre più piccole, sempre più leggere e, così facendo, si può dare anche una seconda vita. Molte aziende hanno già trovato uno sviluppo successivo all’utilizzo delle batterie delle auto esauste. Sarebbe bello che ci potesse essere un’industria delle batterie esauste delle auto. Questo vorrebbe dire che la mobilità elettrica è diventata la mobilità di massa.

Nel settore dei carburanti green si parla sempre più spesso dell’idrogeno e dei biocarburanti. A che punto siamo? 

Il problema è che l’idrogeno ad oggi è molto costoso, sia la produzione, sia l’implementazione sulle vetture. Un aspetto che fa riflettere è il quantitativo di progetti che stanno lavorando attorno a questa nuova energia: ci sono all’incirca 1000 progetti nel mondo sviluppati solo nell’anno scorso. In questo momento ci sono dei grandi investimenti, non c’è ancora una diffusione di massa.

Ci sono anche tantissimi studi sui biocarburanti, che potrebbe essere la svolta successiva a quello che è l’attuale parco auto delle vetture. Questi carburanti vengono creati dagli scarti già esistenti. Per esempio, c’è un biocarburante fabbricato da una grande azienda italiana che viene fabbricato recuperando l’olio di colza. Ecco, questo biocarburante ha la particolarità di poter essere inserito nelle vetture diesel, in quanto il motore diesel riesce a sposarsi perfettamente e a non perdere efficienza.

Quali consigli daresti ai nostri lettori per essere più sostenibili quando si tratta di mobilità?  

Quando possibile, basta fare anche delle piccolissime cose, per esempio fare un pezzo di strada a piedi, invece di prendere la metropolitana per una fermata. Anche quello vuol dire contribuire comunque all’ambiente. Noi, nel nostro piccolo possiamo contribuire tutti i giorni, facendo anche i piccoli gesti, di cui parlo anche sui miei social, come per esempio la raccolta differenziata, piuttosto che andare a fare la spesa nel negozio vicino casa o staccare il caricatore del cellulare dalla presa a muro quando il cellulare non è più attaccato.

di Stefano Morretta

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