MILANO - Lorena Nanìa, conosciuta come “Dietista Atipica”, è una professionista della nutrizione che ha trasformato un passato segnato da restrizioni estreme e rapporto conflittuale con il cibo in un metodo basato su equilibrio, consapevolezza e sostenibilità.
In questa intervista racconta come nasce il suo approccio, focalizzato sulla ricomposizione corporea e sul superamento dei modelli dietetici rigidi, spesso alimentati anche dai social media. Tra percorsi personalizzati, un videocorso dedicato e nuovi progetti divulgativi come ebook e podcast, il suo obiettivo è guidare le persone verso l’autonomia, aiutandole a costruire un rapporto più sereno e duraturo con l’alimentazione e con il proprio corpo.
Ciao Lorena, partiamo da te: come nasce il tuo percorso nel mondo della nutrizione e cosa ti ha portato a occuparti oggi di benessere e rapporto consapevole con il cibo?
Il mio percorso professionale affonda le radici in un’esperienza personale complessa che ha segnato profondamente il mio modo di intendere la nutrizione. Durante la mia adolescenza, ho vissuto in prima persona le derive del fitness estremo: come atleta nella categoria bikini, mi sono ritrovata prigioniera di un ciclo ossessivo fatto di restrizioni caloriche drastiche e allenamenti estenuanti, arrivando a consumare appena 800 calorie al giorno. Nonostante i sacrifici, il risultato era una costante insoddisfazione e una stanchezza cronica che mi ha portata a soffrire di episodi di abbuffate e binge eating per lungo tempo.
Questa fase è stata il catalizzatore del mio cambiamento: ho capito che la salute non poteva risiedere nel conflitto con il proprio corpo, ma doveva nascere dalla sua comprensione. Mi sono laureata in Dietistica per trovare risposte scientifiche a quella sofferenza e ho compreso che la maggior parte delle persone fallisce proprio perché segue diete drastiche che impongono restrizioni insostenibili.
Oggi, il mio lavoro si concentra molto sullo smascherare i falsi miti e quell'ossessione per la perfezione che i social media cercano di imporci ogni giorno. Spesso ci viene fatto credere che il segreto sia l'eliminazione totale dei cibi che amiamo, ma la realtà è opposta: privarsi del piacere alimentare è la via più rapida per sabotare la propria psicologia e riprendere tutto il peso perso non appena la forza di volontà cede. La scienza ci insegna che senza sostenibilità e varietà non esiste trasformazione duratura. Il mio obiettivo è quindi guidare le persone verso un benessere autentico, eliminando i sensi di colpa e sostituendo l’ossessione del controllo - che non ci porta a nulla se non alla frustrazione - con la libertà della consapevolezza.
Il progetto “Dietista Atipica” racconta già molto del tuo approccio: com’è nato e in cosa consiste in concreto? Ci racconti di più anche sul tuo percorso di Ricomposizione Corporea che proponi?
Il nome "Dietista Atipica" nasce dalla volontà di distanziarsi dai canoni rigidi della nutrizione tradizionale, spesso percepita come punitiva. Essere "atipica" significa mettere al centro la persona e la sua vita reale, andando oltre il semplice calcolo dei macronutrienti. In concreto, il mio metodo mira a trasformare la dieta da un elenco ansiogeno di divieti a uno strumento di libertà.
Dapprima, offro percorsi nutrizionali di ricomposizione corporea mirati a distaccarsi dal peso sulla bilancia, che è spesso un dato bugiardo. La bilancia è uno strumento cieco che non distingue tra massa grassa, massa muscolare e ritenzione idrica. Nei miei percorsi ci focalizziamo su dati reali come la BIA, le circonferenze corporee e il miglioramento estetico complessivo. Questo approccio è fondamentale perché il muscolo è un tessuto denso e attivo, che definisce la forma e la salute del corpo molto più del peso totale.
Successivamente, ho racchiuso il mio metodo in un videocorso specifico sulla Ricomposizione Corporea Atipica. Qui insegno a nutrire la propria "macchina" biologica fornendo i giusti mattoni, come le proteine, che agiscono come uno scudo per proteggere i muscoli durante il dimagrimento. Nel corso smonto anche il mito della "carbofobia": i carboidrati non sono nemici, ma la benzina essenziale per il cervello e per sostenere gli allenamenti di forza. Senza di essi, il corpo rischia di apparire svuotato e il metabolismo di rallentare. La ricomposizione atipica è l'arte di cambiare forma con strategia e pazienza, smettendo di lottare contro il cibo.
Negli ultimi mesi hai ampliato il tuo lavoro con nuovi progetti, come l’ebook e il podcast: di cosa parlano e quali obiettivi ti sei posta nel portarli avanti?
L'ebook e il podcast sono l'estensione naturale della mia missione divulgativa e servono a rendere l'utente sempre più autonomo. L'obiettivo che mi sono posta è quello di fornire strumenti pratici per portare la scienza della nutrizione nella vita di tutti i giorni, senza che questa diventi un peso psicologico.
Nell'ebook mi concentro molto sull’importanza dell’imparare a gestire la socialità: attraverso la regola dell'80/20, spiego come sia possibile godersi una cena fuori o una pizza con gli amici restando coerenti con i propri obiettivi di salute. La flessibilità consapevole è ciò che rende un percorso realmente duraturo.
Il podcast, invece, nasce dal desiderio di spiegarmi meglio di quanto permettano i video brevi dei social. Mi permette di approfondire tematiche decisive come la differenza tra fame fisiologica e fame emotiva, insegnando a capire quando è lo stomaco a chiedere nutrimento e quando è la testa a cercare conforto.
In prospettiva, sto lavorando all'uscita di un libro che raccoglierà organicamente tutta questa visione. Il fine ultimo di ogni mio progetto è la "Exit Strategy": non voglio che le persone dipendano da me per sempre. Il mio traguardo è rendere l'utente autonomo, capace di ascoltare i segnali del proprio corpo e di mantenere i risultati raggiunti per tutta la vita, con equilibrio e, soprattutto, con il sorriso. La vera ricomposizione inizia dalla testa: quando cambia la mentalità, il corpo segue di conseguenza.
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