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Giethoorn, la Venezia dei Paesi Bassi

Giethoorn, la Venezia dei Paesi Bassi

La Venezia d'Olanda si chiama Giethoorn, una cittadina acquatica, collegata da 4 mila canali che collegano case, uffici e locali

MILANO – Anche l’Olanda ha la sua Venezia. Di cosa stiamo parlando? Di Giethoorn, un piccolo villaggio che sembra uscito da una favola dei fratelli Grimm. Qui non ci sono strade e nemmeno automobili ma “solo” 4 miglia di pittoreschi canali, unica via d’accesso alle abitazioni, ai locali e agli edifici pubblici. Tutti, dai residenti al postino, si muovono in barca o a piedi, attraverso i 176 ponti che collegano i piccoli isolotti privati su cui sorgono le case dei 2.600 cittadini di questo magico luogo.

Bellezza incontaminata

Soprannominata la Venezia dei Paesi Bassi, Giethoorn è un luogo di incontaminata bellezza. Le strade acquatiche si attraversano con i “punter”, piccole imbarcazioni manovrabili con un lungo bastone di legno (proprio come le gondole) o con le cosiddette “whisper boat”, barche che utilizzano uno speciale motore “silenzioso”. A differenza del trambusto metropolitano, infatti, in questo surreale luogo l’unico rumore che si sente è quello del cinguettio degli uccelli e del fruscio del vento. I visitatori, che ogni anno affollano i canali e i ponti di questa magica cittadina abbracciata dal verde del Parco nazionale Weerribben-Wiede, restano incantati dall’irreale bellezza di questo villaggio.

Una storia antica

Situato nella provincia di Oversijssel, nella parte orientale dei Paesi Bassi, Giethoorn fu fondata intorno al 1230 dalla Setta dei Flagellanti che, scappando dalle persecuzioni, trovarono rifugio in questa oasi naturale dell’Olanda nord-orientale. Sarebbero stati proprio i Flagellanti a battezzare questo magico angolo con il nome di “Giethoorn” (letteralmente corno di capra), in riferimento ai numerosi resti di corni di capra selvaggia rinvenuti nelle torbiere della regione. A dare vita ai canali, utili per il trasporto della torba, fu un gruppo di monaci. Ai monaci, poi, si unirono alcuni agricoltori che iniziarono a costruire, tra un canale e l’altro, le piccole e suggestive abitazioni che, ancora oggi, caratterizzano il paesaggio. A dare “fama” a questo magico luogo, però, fu il regista olandese Bert Haanstra che, nel 1958, lo scelse come set del film “Fanfare”.

di Alessandro Michielli

11 aprile 2017