MILANO - Prima di atterrare sul palmo della mano o imbiancare un paesaggio, ogni fiocco di neve compie un viaggio sorprendente. Inizia come una semplice goccia d’acqua evaporata da un lago, un fiume o persino dal terreno, e finisce come un minuscolo capolavoro geometrico che nessun artista potrebbe replicare. La neve è scienza, certo, ma è anche fatta di temperature, cristalli, collisioni e trasformazioni. In questo articolo scopriamo dove nasce davvero la neve e perché ogni fiocco è irripetibile.
L’inizio del viaggio: il vapore che sale
Tutto comincia quando l’acqua sulla superficie terrestre evapora grazie al calore del sole. Una goccia di lago o di mare diventa vapore e sale nell’atmosfera. È un processo naturale, costante, parte del ciclo dell’acqua. Durante la risalita, il vapore incontra strati d’aria più freddi, inizia a condensare e si aggrega attorno a minuscole particelle presenti nell’aria: polvere, polline, sale marino. Questi minuscoli “semi” si chiamano nuclei di condensazione e sono essenziali per formare le nubi.
La nascita del cristallo di ghiaccio
Finché la temperatura rimane sopra lo zero, si formano goccioline d’acqua liquida. Ma quando l’aria scende sotto gli 0 °C, avviene qualcosa di speciale: le goccioline super raffreddate iniziano a trasformarsi in cristalli di ghiaccio. Il primo nucleo di ghiaccio nasce spesso su una particella microscopica: può essere polvere minerale o una particella organica. Da lì, la molecola d’acqua si organizza in forme esagonali, proprio per la struttura chimica dell’acqua stessa. È in questo momento che inizia il processo che porterà a un fiocco unico:
- più freddo quindi cristalli sottili, a piatto o a stella;
- poco sotto lo zero quindi cristalli più aghiformi o colonnari;
- variazioni di umidità ed effetti decorativi sempre diversi.
Questi fenomeni sono stati documentati, per esempio, dai celebri studi di Wilson Bentley, il fotografo che per primo immortalò i fiocchi di neve alla fine dell’Ottocento.
Il fiocco cresce: danze e collisioni nella nube
Un cristallo appena nato è ancora minuscolo. Diventa un fiocco vero quando comincia a collisionare con altre goccioline super raffreddate, che si congelano sulla sua superficie. Questo processo si chiama accrezione.
Oppure può unirsi ad altri cristalli, formando disegni complessi:
Ogni spostamento verticale o orizzontale cambia temperatura e umidità, producendo forme sempre nuove. Ecco perché gli scienziati affermano che non esistono due fiocchi uguali: ogni fiocco ha una “biografia” atmosferica irripetibile.
La caduta verso terra: quando il fiocco sopravvive al viaggio
Quando il fiocco diventa abbastanza pesante, inizia a cadere. Nel tragitto verso il suolo può:
- restare intatto (se l’aria è fredda),
- fondersi parzialmente (se incontra aria più calda),
- trasformarsi in pioggia o neve “bagnata”,
- raggrupparsi in fiocchi più grandi.
È proprio questo passaggio che determina il tipo di neve che vediamo:
- neve asciutta e polverosa se l’aria è molto fredda;
- neve umida e pesante se la temperatura è vicina allo zero;
- fiocchi grandi e morbidi quando l’umidità è elevata.
Una curiosità è che i fiocchi più grandi mai misurati (quasi 38 cm, documentati nel Montana nel 1887) si sono formati grazie a queste condizioni di forte umidità e aggregazione.
La poesia di un fiocco di neve
La neve non è solo precipitazione: è una trasformazione poetica del ciclo dell’acqua. Un viaggio che inizia come vapore invisibile, prende forma tra le nubi e si conclude posandosi sul mondo come un ricamo effimero. Capire come nasce rende l’inverno ancora più affascinante: un racconto di fisica, natura e bellezza che si intrecciano in ogni fiocco.
Fonti:
Di Fabiola Ceglie