Idratazione, cibo e movimento l’equilibrio quotidiano secondo Andrea Filipponi

Idratazione, cibo e movimento: l’equilibrio quotidiano secondo Andrea Filipponi

Il biologo nutrizionista racconta perché bere acqua, mangiare con consapevolezza e allenarsi senza estremi sono le basi di un benessere reale e sostenibile.

MILANO - Bere acqua non è un gesto secondario, ma un pilastro del benessere. In questa intervista, Andrea Filipponi, biologo nutrizionista e personal trainer, spiega come idratazione, alimentazione e movimento debbano dialogare tra loro per sostenere energia, salute e qualità della vita. Dall’importanza di ascoltare il corpo ai falsi miti su fitness e diete rigide, un racconto che invita a ritrovare equilibrio e semplicità nelle abitudini quotidiane.

 

Ciao Andrea, partiamo dall’inizio: chi sei, di cosa ti occupi e cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo della nutrizione, trasformandolo nel tuo lavoro?

Sono Andrea Filipponi, biologo nutrizionista e personal trainer. Mi occupo di nutrizione clinica e funzionale, con un approccio che tiene insieme alimentazione, movimento e stile di vita, cercando sempre soluzioni sostenibili e realistiche per le persone che seguo.

Il mio interesse per la nutrizione nasce inizialmente dal mondo dello sport e dell’allenamento, ma con il tempo ho capito che il vero cambiamento non passa solo dalla performance o dall’estetica. Passa dalla salute quotidiana: energia, digestione, rapporto con il cibo, equilibrio mentale. Ho scelto di trasformare questa passione in lavoro perché vedevo troppe persone bloccate da informazioni contrastanti, diete rigide e aspettative irrealistiche. Il mio obiettivo è sempre stato quello di “togliere dubbi”, più che imporre regole, aiutando le persone a capire come funziona davvero il proprio corpo.

 

Nel tuo lavoro parli spesso di equilibrio tra alimentazione, movimento e stile di vita: quanto conta l’idratazione in questo sistema e perché spesso viene ancora sottovalutata?

L’idratazione è uno dei pilastri più sottovalutati del benessere, eppure influisce praticamente su tutto: digestione, concentrazione, recupero fisico, regolazione dell’appetito e persino sulla percezione della stanchezza.

Spesso ci concentriamo su cosa mangiare e quanto allenarci, dimenticando che il corpo è composto in gran parte da acqua e che molti segnali che interpretiamo come “fame”, “calo di energia” o “gonfiore” sono in realtà legati a una scarsa idratazione. Il problema è che bere viene visto come un gesto secondario, da fare “quando ci si ricorda”, invece dovrebbe essere parte integrante della routine quotidiana, adattata alla stagione, al livello di attività fisica e alle esigenze individuali.

In inverno, ad esempio, si tende a bere meno perché lo stimolo della sete è ridotto, ma il fabbisogno resta. Integrare una corretta idratazione significa supportare l’organismo in modo semplice, senza scorciatoie o soluzioni estreme.

 

Nei tuoi contenuti porti spesso il format “Prendo o lascio?”: puoi condividere con i nostri lettori alcuni cibi tipici dell’inverno che consigli di “prendere” e altri che sarebbe meglio limitare o consumare con maggiore consapevolezza?

Il concetto di “Prendo o lascio?” non nasce per demonizzare i cibi, ma per aiutare le persone a scegliere con più consapevolezza nel contesto quotidiano.

Tra i “prendo” dell’inverno metterei sicuramente:

- legumi e zuppe calde, perché saziano, nutrono e aiutano anche a bere di più

- verdure di stagione come cavoli, broccoli, zucca e finocchi

- fonti proteiche semplici come uova, pesce e carni non troppo lavorate Sono alimenti che sostengono il metabolismo, favoriscono la digestione e aiutano a gestire meglio la fame nei mesi più freddi.

Tra i “lascio” o meglio “consumo con maggiore consapevolezza” rientrano invece:

- prodotti ultra-processati tipici del periodo invernale

- snack calorici consumati per abitudine più che per fame reale

- dolci frequenti e porzioni eccessive, soprattutto fuori dai pasti principali. Non perché siano “vietati”, ma perché spesso non saziano e portano a mangiare più del necessario senza accorgersene.

 

Da nutrizionista ma anche da personal trainer, che rapporto vedi oggi tra fitness e benessere reale? Cosa spesso viene frainteso quando si parla di allenamento e forma fisica?

Oggi c’è ancora molta confusione tra fitness e benessere. Spesso si associa l’allenamento esclusivamente all’estetica o al “dover bruciare calorie”, perdendo di vista il suo vero ruolo: migliorare la salute, la funzionalità del corpo e la qualità della vita.

Uno degli errori più comuni è pensare che “più è meglio”: più allenamenti, più intensità, più sacrificio. In realtà il corpo migliora quando c’è equilibrio tra stimolo e recupero. Allenarsi bene non significa distruggersi, ma costruire nel tempo forza, resistenza e consapevolezza del proprio corpo.

Il benessere reale nasce quando alimentazione, movimento e stile di vita dialogano tra loro. Allenarsi senza mangiare adeguatamente o mangiare “perfettamente” senza muoversi porta comunque a uno squilibrio. Il mio lavoro sta proprio qui: aiutare le persone a uscire dagli estremi e a trovare una strada sostenibile, che possa funzionare non per poche settimane, ma nel lungo periodo.

 

Di Stefano Morretta

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