Fabio Chimetto, Application Group Packaging Manager, presenta le attività di Sanpellegrino al IV Forum del PET

Fabio Chimetto, Application Group Packaging Manager, presenta le attività di Sanpellegrino al IV Forum del PET

Protezione del prodotto, leggerezza, riciclabilità, sostenibilità: sono i criteri a cui devono rispondere i materiali da imballaggio utilizzati sia per le acque minerali che per le sparkling fruit beverages...

MILANO – Il mercato mondiale del PET ammonta a circa 15 milioni di tonnellate all’anno e per discutere sulle buone pratiche per rendere sempre più sostenibile questo importante materiale torna a Milano il IV Forum del PET il 22-23 ottobre. A portare la testimonianza di Sanpellegrino è Fabio Chimetto, Application Group Packaging Manager dell’azienda, che racconta in un’intervista in anteprima le attività e le politiche perseguite per rendere sempre più sostenibile questo materiale.

Quanto è importante il packaging per Sanpellegrino?

La nostra azienda produce ogni anno 3 miliardi di bottiglie – tra acqua minerale e sparkling fruit beverages -esportate in 140 Paesi. Per questo riteniamo che il packaging abbia un ruolo molto importante nel dare al consumatore un prodotto sicuro e garantito, specie quando parliamo di acqua minerale. Quest’ultima per legge deve provenire da fonti profonde e protette, è batteriologicamente pura alla sorgente, ha una composizione chimica costante, è autorizzata dal Ministero della Salute, viene imbottigliata alla sorgente. Il nostro compito è garantire che questo prodotto arrivi alla tavola così come sgorga alla fonte. Per fare ciò è necessario che la bottiglia sia una specie di “cassaforte” che deve preservare la qualità e la sicurezza dell’acqua minerale.

Che caratteristiche deve avere il packaging?

Sanpellegrino utilizza un packaging sostenibile e riciclabile, e presta grande attenzione a ridurre l’impatto della logistica. I nostri materiali di imballaggio devono rispondere a determinati requisiti: proteggere il prodotto, essere leggeri, riciclabili e sostenibili. Per quanto riguarda la protezione del prodotto significa che deve esserci una barriera alla CO2 (che non deve uscire) e all’ossigeno (che non deve entrare). Nel caso delle bibite deve esserci anche una protezione alla luce poiché, come sappiamo, per effetto dei raggi ultravioletti  si può degradare il prodotto. Il packaging deve rispondere anche alle esigenze “estetiche” del consumatore per catturarne l’attenzione.

Cosa si intende per proprietà di barriera?

Significa proteggere il prodotto, acqua minerale o bibite che siano. Le tecnologie che utilizziamo comprendono  il PET con una corretta biorientazione, materiali multistrato e particolari resine che hanno una proprietà barriera elevata. Poi abbiamo fatto anche uno studio sulle bottiglie colorate delle bibite: grazie all’utilizzo di particolari filtri si riduce l’impatto della luce sul contenuto.

Quali sono i vantaggi del PET?

Sono molteplici. Innanzitutto è leggero, infrangibile e sicuro. Poi, cosa molto importante, è 100% riciclabile. Dal 2010 la legge italiana permette di impiegare l’R-PET (cioè il PET riciclato), per la produzione di nuove bottiglie.  Nell’ottobre di quell’anno, siamo stati i primi a lanciare con LaLitro di Levissima la prima bottiglia con il 25% di PET riciclato. Nel 2013 abbiamo utilizzato 2.900 tonnellate di R-PET nei nostri cicli di produzione sui marchi Nestlé Vera e Recoaro con un tasso del 25% rispetto al vergine. Per quanto riguarda la leggerezza, infine, il nostro ultimo progetto è una bottiglia da mezzo litro con Nestlé Vera San Giorgio in Bosco che pesa 9,5 grammi e risulta essere una delle più leggere sul mercato.

Qual è la posizione di Sanpellegrino sui materiali biodegradabili e compostabili?

Riteniamo che non sia una scelta coerente avere materiali biodegradabili o compostabili. Questo perché tutto quello che si è fatto per avere una bottiglia alla fine viene perso. Nel caso del compostabile si trasforma in humus mentre il biodegradabile in acqua, CO2, metano e sali minerali. Il ragionamento poco coerente sta nel fatto che se si sono impiegate tecnologie, materiali, energia – o nel caso del PLA anche campi coltivati a mais o scarti vegetali, reazioni chimiche, ecc. – ha poco senso sprecare tutto, una volta che la bottiglia ha assolto il suo compito. Noi riteniamo che sia molto più razionale e sostenibile avere un PET che alla fine del suo ciclo di utilizzo, a seconda della sua qualità, possa essere poi nuovamente impiegato per produrre ancora bottiglie o altri prodotti.

aggiornato il 7 ottobre 2014