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Rilevare l'inquinamento dell'acqua con un chip

Grazie all'invenzione del Berkeley National Laboratory, negli Stati Uniti, si potrà rilevare l'inquinamento dell'acqua grazie al PhyloChip

MILANO – La grandezza  è appena quella di una normale carta di credito e le potenzialità riescono a misurare la presenza di più di 60mila tra batteri e archeobatteri in acqua. L’invenzione viene dagli Stati Uniti, dove gli esperti del Berkeley National Laboratory hanno sviluppato un metodo innovativo che permette di distinguere le fonti di contaminazione mappando il DNA degli organismi presenti. E i risultati promettono di fare un passo avanti considerevole nella valutazione dei rischi per la salute.

L’innovazione

La ricerca è stata guidata da Eric Dubinsky e Gary Andersen, ecologisti del Berkeley Lab, ed è stata pubblicata di recente sulla rivista Water Research. “Con il PhyloChip possiamo avere nell’arco di una sola notte un quadro completo dei microrganismi in un dato campione d’acqua – ha spiegato Dubinsky – Anziché colpire un organismo riusciamo a tradurre la sua presenza in una specie di impronta digitale lavorando sul DNA”. In un test compiuto nel Russian River, in California, il dispositivo è riuscito a individuare indicatori fecali che con i tradizionali metodi non sarebbero stati misurati.

La potenza del chip

Il PhyloChip è stato sviluppato da Andersen e da altri scienziati e le potenzialità sono talmente versatili che stato utilizzato in diversi ambiti: scopi medici, agricoli, ambientali compreso lo studio dell’inquinamento dell’aria, l’ecologia delle barriere coralline e delle condizioni di recupero del Golfo del Messico dopo la fuoriuscita del petrolio di BP. Gli esperimenti vengono effettuati già da un po’ di tempo ma la ricerca ha permesso di iniziare ad avere risultati mai raggiunti sul monitoraggio della qualità dell’acqua.

di Alessandro Michielli

28 ottobre 2016

credit photo: Eric Dubinsky and Laleh Coté