MILANO - I ghiacciai che si ritirano, i piccoli laghi alpini che mutano forma, i fiumi storici in secca. Quando il paesaggio idrico familiare cambia sotto i nostri occhi, la nostra mente ne soffre profondamente. Il senso di perdita, la sottile angoscia e la malinconia che si prova in quel momento hanno un nome clinico: si chiama Solastalgia. E quando colpisce il nostro rapporto con l'acqua, possiamo parlare di una vera e propria "Sindrome da carenza di blu".
Definizione di Solastalgia
Coniato nei primi anni 2000 dal filosofo ambientale australiano Glenn Albrecht, il termine solastalgia unisce le parole solacium (conforto) e algia (dolore). A differenza della nostalgia, che è la tristezza provata quando si è lontani da casa, la solastalgia è il dolore che si prova quando si è ancora a casa, ma l'ambiente familiare intorno a noi sta scomparendo o mutando a causa del cambiamento climatico.
Negli ultimi anni, psicologi e ricercatori hanno notato che questa sindrome si manifesta con particolare acutezza di fronte all'alterazione dei paesaggi idrici. Il biologo marino Wallace J. Nichols, nel suo celebre saggio "Blue Mind", ha ampiamente dimostrato come la vicinanza all'acqua – fiumi, mari, laghi, o cascate – porti il nostro cervello in uno stato di profonda calma, abbassando il cortisolo e favorendo la meditazione.
Cosa succede, quindi, quando la nostra "fonte di calma" si prosciuga? L'essere umano sperimenta una deprivazione sensoriale e psicologica. Sentiamo la mancanza di quello spazio blu che, a livello evolutivo, ci rassicura sulla presenza di vita e abbondanza.
Dal Blue Mind alla "Solastalgia Blu"
Mentre l'eco-ansia è una paura generalizzata verso il futuro del pianeta, la solastalgia blu è un lutto vissuto nel presente. È l'impatto emotivo diretto della siccità o dei cambiamenti idrogeologici sui nostri territori.
Questo stress psicologico silenzioso sta diventando un tema centrale per i terapeuti, che si trovano sempre più spesso ad affrontare pazienti che manifestano senso di impotenza o tristezza cronica legata all'ambiente. Ma è proprio dall'acqua stessa che arrivano i metodi per curare questa "carenza di blu".
Il suono dell'acqua e la "Blue Therapy"
Per combattere la solastalgia e l'eco-ansia, la moderna psicologia del benessere sta recuperando il contatto visivo, sonoro e tattile con l'elemento liquido.
Il primo strumento è la terapia del suono. Il "Blue Noise" (il rumore dell'acqua che scorre, di una sorgente che sgorga o della pioggia) è diventato uno degli strumenti più efficaci contro l'ansia. A differenza del rumore bianco, le frequenze dell'acqua mascherano i suoni disturbanti dell'ambiente urbano e riportano la mente a uno stato fetale di sicurezza. Ascoltare paesaggi sonori acquatici (i water soundscapes) sta diventando una pratica quotidiana prescritta per ritrovare l'allineamento interiore.
La "Mindfulness liquida": il rito del contatto visivo e tattile
C'è poi un approccio ancora più intimo e quotidiano per placare la solastalgia: il rito dell'idratazione consapevole. Oggi, recuperare il rapporto con l'acqua minerale naturale – intesa come risorsa pura, protetta e millenaria – offre un profondo conforto psicologico.
Non si tratta solo di bere per dissetarsi, ma di un esercizio di mindfulness. Il contatto tattile con l'acqua fresca, l'osservazione visiva della sua trasparenza e la consapevolezza del suo percorso sotterraneo – un viaggio al riparo dai cambiamenti della superficie, custodito nel cuore della roccia – agiscono come un ancoraggio emotivo (grounding).
Sapere che esistono sorgenti incontaminate e tutelate, come quelle apaprtenenti al Gruppo Sanpellegrino, e poter portare quella purezza dentro di noi attraverso l'atto del bere, ci restituisce un senso di controllo e di speranza. È la prova tangibile che la natura, se rispettata e protetta, continua a offrire il suo dono più grande.
Curare la "Solastalgia Blu" significa insomma ricordarci che siamo fatti d'acqua: proteggere le sorgenti, i fiumi e gli oceani rappresenta così l'unica strada per preservare non solo l’ambiente, ma anche il nostro stesso equilibrio mentale.
Di Salvatore Galeone