MILANO - Pasticcera di formazione, content creator e autrice del libro“I miei dolci golosi senza”, Caterina Caramelli ha costruito un percorso che unisce competenze professionali e divulgazione digitale. In questa intervista racconta la sua esperienza nei laboratori di pasticceria, il lavoro sulle ricette senza glutine e senza zucchero, il successo editoriale e l'importanza delle cooking class come momenti di condivisione. Uno sguardo ai progetti futuri e a una visione della pasticceria capace di rispondere alle esigenze di un pubblico sempre più ampio.
Ciao Caterina, raccontaci di te e del tuo percorso. Come è nata la tua passione per la pasticceria e in che modo si è trasformata prima in una professione e poi in una carriera digitale di successo?
Ciao, ho 32 anni e ho iniziato la mia carriera lavorativa in pasticceria dopo aver terminato gli studi al liceo scientifico. Tutto è nato in terza superiore, quando ho deciso di andare controcorrente e di fare la pasticcera. Quando ho preso questa decisione non esistevano ancora programmi dedicati alla pasticceria e alla cucina: era un lavoro ancora visto come un grande sacrificio. Quando lo dissi in famiglia non fui vista molto bene, ma nonostante tutto ho continuato su questa strada.
Ho iniziato a lavorare a 19 anni, appena finito il liceo, in una pasticceria di Pisa che aveva appena aperto. Ho maturato lì quattro anni di esperienza, poi mi sono trasferita a Firenze, dove ho lavorato per altri quattro anni in un altro laboratorio.
Successivamente, grazie al lavoro di mio marito, ci siamo trasferiti a Brescia. Qui sono entrata a lavorare per Iginio Massari e ho trascorso cinque anni nel laboratorio di produzione, occupandomi di tutte le preparazioni vendute nei vari punti vendita.
A un certo punto ho desiderato diventare mamma, ma non è stato semplice: ho dovuto intraprendere un percorso particolare. È ancora un tabù di cui si parla poco, ma io sono orgogliosa di affrontare l’argomento apertamente e di far capire alle persone che non c’è nulla di cui vergognarsi.
Prima di diventare mamma ho quindi deciso di lasciare il lavoro, perché era molto impegnativo e avevo bisogno di rilassare il mio corpo. Sono rimasta a casa ad aspettare e sperare che la nostra bambina arrivasse, cosa che fortunatamente è successa. In quel periodo mi sono dedicata alla parte social: la mia pagina esisteva già, ma solo allora ho avuto il tempo di curarla davvero.
Sei conosciuta per le tue ricette “senza”, ma sempre incredibilmente golose. Qual è il tuo approccio a questo tipo di pasticceria? Quali sono i principali vantaggi di una cucina “senza” e come riesci a mantenere equilibrio tra gusto, consistenze e ingredienti alternativi?
Proprio perché la mia formazione è quella di pasticcera, sono riuscita nel tempo a riequilibrare le ricette in chiave “senza”. All’inizio non era una scelta consapevole: preparavo semplicemente dolci senza burro o senza glutine. Poi, pian piano, le persone hanno iniziato a scrivermi per ringraziarmi, perché attraverso le mie ricette riuscivano finalmente a mangiare dolci adatti alle loro esigenze.
È stato in quel momento che ho capito quanto questo approccio potesse essere utile, soprattutto per chi deve seguire regimi alimentari specifici, come senza glutine o senza zucchero. Sono aspetti che possono sembrare scontati, ma fanno davvero la differenza: sapere di poter gustare un dolce buono anche senza determinati ingredienti è importante per molte persone. Oggi infatti sono sempre di più le persone con intolleranze o esigenze particolari, e poter offrire alternative che siano davvero soddisfacenti è fondamentale. Così è nato, in modo naturale, il mio lavoro sulle ricette “senza”, che poi ho deciso di strutturare meglio e portare avanti con più consapevolezza.
Questo vale molto anche per i bambini: propongo spesso ricette senza zucchero, utilizzando ad esempio la polpa di mela per dolcificare. In questo modo anche i più piccoli possono mangiare dolci più equilibrati, e i genitori si sentono più tranquilli nel proporli.
Il tuo libro “I miei dolci golosi senza” è un progetto importante nel tuo percorso. Come è nato? Cosa ti ha spinta a raccogliere le tue ricette in un volume e quale messaggio volevi trasmettere ai lettori?
Questo progetto nasce proprio dal lavoro che ho iniziato a fare sui miei canali, tra Instagram e il sito, dove proponevo ricette in chiave “senza”. Un giorno sono stata contattata su Instagram da una redattrice de Il Cucchiaio d’Argento, che mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto realizzare un libro insieme a loro. All’inizio mi sembrava quasi irreale, invece era tutto vero.
Da lì è iniziato questo bellissimo percorso: insieme al team e al fotografo abbiamo selezionato e studiato le ricette più interessanti, organizzandole in sezioni dedicate - senza glutine, senza zucchero, senza uova - per offrire soluzioni adatte a diverse esigenze e occasioni. C’è anche una parte dedicata alle colazioni, a cui tengo particolarmente.
È stata un’esperienza meravigliosa e il fatto che il libro abbia avuto successo mi rende davvero orgogliosa. Non avrei mai immaginato di scrivere un libro e vederlo entrare nelle case delle persone. L’emozione più grande è quando qualcuno mi manda la foto dopo averlo acquistato o regalato, oppure quando lo vedo in libreria: mi fa ancora uno strano effetto, ma è una soddisfazione enorme, un sogno nel cassetto che sono riuscita a realizzare.
Negli anni ai social hai affiancato anche progetti editoriali, televisivi e l’ideazione di una cooking class online. Che ruolo hanno queste esperienze nel tuo percorso professionale e qual è il prossimo passo che sogni di realizzare?
Prima di diventare mamma avevo dato vita a un progetto di cooking class, sia online che in presenza. A brevissimo ricomincerò con alcune classi in presenza, anche se al momento sono ancora sporadiche, perché la mia bambina è piccola. È stata un’esperienza sorprendentemente bella: le persone aderivano in tantissimi e ho capito che non si trattava solo di imparare a cucinare, ma proprio del piacere di condividere del tempo insieme.
Le cooking class sono per me un momento di incontro, ed è esattamente quello che volevo creare: uno spazio in cui le persone potessero staccare la testa per qualche ora, imparare qualcosa di nuovo e approfondire ciò che già sanno. Spaziavamo dalla decorazione e farcitura delle torte fino a corsi molto amati come quello sulla pizza. Parallelamente portavo avanti anche le classi online, pensate per chi non può spostarsi: la sera, dal proprio computer, ci si ritagliava un paio d’ore di relax per “pasticciare” insieme - come dico sempre io - e preparare qualcosa da gustare il giorno dopo, magari a colazione o da condividere in ufficio.
Per il futuro, l’obiettivo è riprendere piano piano il ritmo, cercando di conciliare il lavoro con la maternità. Sto reinserendo gradualmente tutto quello che facevo prima, spesso con la mia bambina al mio fianco.
Un altro sogno nel cassetto è aprire qualcosa di mio legato al “senza”, ma non necessariamente un punto vendita fisico. Potrebbe essere anche un progetto online: qualcosa che porti il mio nome, con le mie ricette, magari un piccolo laboratorio dove le persone possano sia acquistare sia partecipare a eventi e cooking class. Per me, vedere le persone imparare a realizzare le mie ricette è una delle soddisfazioni più grandi.
Credere nei propri sogni non è mai impossibile: a volte possono cambiare o ridimensionarsi, ma non bisogna mai mollare. In questi anni ne ho avuto la prova.
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di Martina Invernizzi