MILANO - Per Diletta Secco la cucina è un atto d’amore che scorre nel tempo. Creator nel mondo food e fondatrice di Chez Didì, ha costruito un percorso che unisce alimentazione sostenibile, rispetto per le materie prime e cultura dell’ospitalità. Dai primi contenuti durante la pandemia fino alla nascita del suo brand, racconta una visione in cui sostenibilità, stagionalità e cura della tavola diventano strumenti concreti di benessere e consapevolezza quotidiana.
Ciao Diletta, raccontaci chi sei e di cosa ti occupi oggi. Come è nato il tuo percorso nel mondo del food e come si è evoluto nel tempo, dai primi contenuti fino ai progetti che porti avanti ora?
Ciao! Mi definirei una creator il cui mondo ruota attorno al food… ma non solo. Negli ultimi tempi la mia passione per la cucina si è diretta anche verso il mondo dell’ospitalità, fino a prendere forma concreta con la nascita del mio brand, Chez Didì, che rappresenta l’estensione naturale del mio modo di raccontarmi e di vivere la casa.
Ma torniamo a dove tutto è iniziato: mi sono avvicinata ai fornelli grazie a mia nonna, che mi ha insegnato cosa significa davvero cucinare. Per lei era un vero e proprio atto d’amore. Sono cresciuta con lei e con la mia mamma, e in casa nostra la cucina era un luogo di unione e di creatività quotidiana. Questo legame col cibo è sempre stato e rimarrà un filo diretto tra me e mia nonna, un’eredità affettiva che proteggo con cura.
Ho cercato poi di trasferire tutto questo sui social iniziando, come tanti altri creator, durante la pandemia, nel periodo in cui nei supermercati mancava perfino il lievito. Credo sia stato uno dei momenti in cui mi sono messa di più alla prova. Ho sempre amato i social, ma li usavo per altre passioni, come la fotografia e il montaggio video ma poi mi sono detta: “Proviamoci”.
È stato ed è ancora un percorso di crescita naturale, passo dopo passo ho cercato sempre di migliorarmi e di trovare la mia voce. Il mio desiderio, fin dall’inizio, è stato condividere con una community digitale qualcosa che per me ha un valore profondo: l’idea che la cucina sia un gesto di puro amore. In fondo, ogni video è un modo per continuare quel dialogo iniziato anni fa, nella cucina di mia nonna.
La tua cucina racconta una filosofia precisa: ingredienti semplici, grande rispetto per le materie prime, attenzione all’alimentazione sostenibile e allo zero sprechi. Che ruolo ha per te la cucina come scelta di vita e come strumento per trasmettere valori legati al benessere, alla sostenibilità e alla consapevolezza quotidiana?
Per me la cucina è una forma di amore, libertà creativa e responsabilità. Ogni volta che scegliamo cosa mettere nel piatto stiamo facendo una scelta che riguarda noi e chi ci circonda.
Nella mia cucina viene dato grande spazio agli ortaggi perché credo sia un modo gentile di nutrirsi: sostenibile, consapevole, più in ascolto delle stagioni.
Allo stesso tempo, però, le mie ispirazioni sono molto varie. C’è sicuramente la cucina tradizionale, quella tramandata dalle nonne e dai racconti di famiglia, che per me rimane una base fortissima. Ma mi nutro anche di ciò che vedo intorno a me: quando vado al ristorante adoro leggere i menù con curiosità, chiedere informazioni sui piatti. Se vengo invitata a cena, mi interessa sempre sapere come è nata una ricetta, qual è la storia dietro. Trovo bellissimo lasciarmi contaminare dalla fantasia e dalla creatività degli altri.
Mi piace poi osservare i trend contemporanei, ma cerco sempre di filtrarli attraverso il mio sguardo. Non mi interessa replicare qualcosa in modo identico: voglio renderlo mio, adattarlo ai miei valori, alla stagionalità, alla mia idea di cucina.
Per me la cucina è un dialogo continuo fra tradizione e innovazione, tra memoria e curiosità. E attraverso i miei contenuti cerco di trasmettere proprio questo: non perfezione ma attenzione, non restrizione ma consapevolezza.
Nei tuoi contenuti la tavola non è mai solo un luogo funzionale, ma uno spazio di incontro, cura e condivisione. Che significato ha per te il concetto di ospitalità e come nasce Chez Didì come sua naturale estensione? In che modo oggetti, mise en place e piccoli dettagli possono trasformare un pasto in un vero gesto di accoglienza?
La tavola per me è un rito. È il momento in cui il tempo rallenta e le persone si incontrano davvero. L’ospitalità è attenzione, far sentire qualcuno pensato e accolto.
Il progetto di Chez Didì ha compiuto da poco il suo primo compleanno, è giovanissimo, ma in realtà era in cantiere da almeno due anni. Credo che questo desiderio sia dentro di me fin da quando ero piccola. Ricordo che mi divertivo ad aiutare mia mamma quando invitavamo i parenti a casa. Preparare la tavola, sistemare i dettagli. Non era solo organizzazione pratica, ma un modo per dire “siamo felici che tu sia qui”.
Con il tempo ho sentito il bisogno di rendere tutto questo più concreto. I social sono una grande opportunità e mi hanno permesso di condividere tantissimo, ma desideravo che il mio lavoro prendesse anche una forma tangibile, reale. Chez Didì è proprio questo: l’unione tra cucina e ospitalità, trasformata in qualcosa che si può toccare, vivere, portare nella propria casa.
È un viaggio nel mio mondo. Nasce dall’amore per la cucina, visto che per me cibo e ospitalità sono sempre andate di pari passo. In fondo, cucinare e accogliere sono questo: un linguaggio silenzioso per dire: “Ti ho aspettato, ho pensato a te”.
Di Stefano Morretta