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8 marzo, ecco perché l'acqua è donna

In occasione dell'8 marzo, ecco l'approfondimento mitologico e filosofico che analizza il legame che unisce l'acqua alla donna, entrambe simboli di vita

MILANO - Portatrici di vita, simboli di fertilità, in continuo mutamento, capaci di aggirane gli ostacoli che incontrano. Sono alcune delle caratteristiche che accomunano l’acqua e la donna.

Non è un caso se l’acqua quale elemento simbolico e lessicale sia declinato al femminile per l’automatica identificazione con la sua funzione generatrice. Dal mito alla filosofia, ecco perché nell’immaginario collettivo la donna e l’acqua hanno un legame molto stretto.

Acqua al femminile

Nella lingua sumera antica, “a” significa al contempo “acqua” e “generazione”, mentre il padre della filosofia greca Talete riconosce nell’acqua l’origine del cosmo, quella famosa archè il cui genere non può che essere femminile. Parallelamente, il sostantivo mantiene peculiarmente la sua declinazione femminile nella maggioranza delle lingue indoeuropee.

Acqua e donna nella mitologia

Nella storia della mitologia, sono diverse le personificazioni femminili di spiriti e divinità legate all’acqua. Ishtar, la dea dell'amore e della guerra nella mitologia babilonese, nasce direttamente dalle acque.

Figure della mitologia greca come le Nereidi, ninfe marine figlie di Nereo e della Oceanina Doride, abitano in mare, mentre le Sirene, figure religiose greche metà donne e metà pesce caratterizzate da un seducente richiamo incantano i marinai facendo perdere loro la rotta.

Nella mitologia romana, le Ninfe sono padrone delle sorgenti e il 13 ottobre viene festeggiata la ricorrenza di Fontanilia. Nei miti celtici le fate delle sorgenti, capeggiate dalla Dea Sulis, guariscono le malattie degli uomini con le loro acque.

Dalla Grecia antica alla psicanalisi

Già ai tempi di Eraclito veniva celebrato il forte legame tra acqua e donna. Uno dei frammenti del celebre filosofo greco recita infatti così: «Dalla terra nasce l’acqua, dall’acqua nasce l’anima… è dolce, salata, salmastra, è luogo presso cui ci si ferma e su cui ci si viaggia, è piacere e paura, nemica ed amica, è confine ed infinito, è cambiamento e immutabilità, ricordo ed oblio».

Frasi che racchiudono sia il concetto di acqua che di donna. Nel campo della psicoanalisi viene affidata una grande importanza all'elemento acqua, essendo, infatti, l'acqua materna il primo contatto per gli esseri umani con la vita.

Per il filosofo Carl Gustav Jung la proiezione dell'immagine materna sull'acqua conferisce a quest'ultima delle qualità quasi magiche, peculiari della madre, come quelle di dare la vita attraverso l'acqua. Nei sogni e nelle fantasie, inoltre, il mare, o una qualsiasi vasta distesa di acqua, significa l'inconscio.

Donatrici di vita

L'acqua è capace di cambiare forma, adattandosi alle circostanze, aggirando gli ostacoli che incontra, dalla sorgente in cui nasce giunge in mare, diventando prima torrente e poi fiume in un continuo processo di trasformazione che è la sua vera forza.

Un percorso che assomiglia a quello affrontato da una donna in gravidanza, la quale, proprio come l'acqua, cambia forma, si adatta alle circostanze, incontra ostacoli e paure da aggirare, ed alla fine del percorso di nove mesi giunge al suo mare, rappresentato dalla nascita del bambino che porta in grembo.

Così come l'acqua dalla fonte il cui unico scopo è di giungere al mare, così la donna dalla sua nascita sviluppa un percorso ricco d'esperienze, gioie e dolori, che quasi sempre la porteranno alla sua naturale realizzazione suprema, quella della procreazione.

Ecco perché possiamo definire che “l’acqua è donna”.

di Alessandro Conte

7 marzo 2018

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