Api, miele e pelle: la nascita di Beeq tra apicoltura, ricerca e sostenibilità

Api, miele e pelle: la nascita di Beeq tra apicoltura, ricerca e sostenibilità

Andrea Bagnarol e Sabrina Trevisan raccontano il percorso che li ha portati dall’apicoltura familiare alla creazione di un progetto che unisce skincare, miele italiano e tutela del territorio

MILANO - Nata da un’esperienza personale e da una passione condivisa per il mondo dell’alveare, Beeq è un progetto che integra cosmetica naturale e filiera apistica italiana. In questa intervista, Andrea Bagnarol e Sabrina Trevisan ripercorrono le origini del loro lavoro: dall’incontro con l’apicoltura in Austria alle prime sperimentazioni domestiche, fino allo sviluppo di Kubla, linea skincare a base di ingredienti dell’alveare, e del Progetto Maya, dedicato alla valorizzazione del miele italiano. Un racconto che mette al centro ricerca, sostenibilità concreta, supporto agli apicoltori e consapevolezza del valore economico e culturale del miele.

 

Ciao Andrea, partiamo dall’inizio. Il tuo percorso nell’apicoltura nasce nel 2014 da una tradizione di famiglia e diventa presto una vera passione. Ci racconti chi sei e come è nato questo legame così profondo con il mondo delle api?

Tutto ebbe inizio in Austria, dopo che mio fratello si trasferì lì. Davanti alla sua abitazione, sulle colline, il nonno della sua compagna teneva alcune arnie nei prati di famiglia. Ogni volta che andavo a trovarlo rimanevo sempre più affascinato dalle api e dal mestiere di apicoltore.

Quello dell’alveare è un mondo letteralmente inondato di vita. Fu proprio in quel periodo che capii di voler far parte di questo mondo anche io, partendo dall’apicoltura: non tanto per il miele, quanto per il privilegio di poter osservare le api ogni volta che ne sentivo il bisogno. 
Perché, credetemi, fa stare bene anche solo ascoltare il loro ronzio e respirare i profumi che sprigionano. Da quel giorno sono passati anni: anni in cui ho imparato a godere della compagnia delle api in sicurezza e anche in solitudine e, talvolta, a raccogliere anche i frutti del loro lavoro, il miele.

Da lì sono nati i miei studi personali sulle straordinarie proprietà del miele, sia come alimento sia come prezioso alleato della pelle. Ed è proprio da questo percorso che ha preso forma l’idea di Kubla.

 

Andrea, Sabrina, a un certo punto i vostri percorsi si sono incrociati e avete iniziato a lavorare insieme. Come è nata questa collaborazione e quando avete capito che da un’esperienza personale poteva prendere forma il vostro progetto professionale?

Semplice. Io ero nel pieno della mia curiosità sui benefici del miele, mentre lei era appassionata di prodotti naturali per la cura del viso. In quel periodo, inoltre, soffriva di sfoghi cutanei: nulla di più provvidenziale.

Da lì, in cucina, abbiamo iniziato a sperimentare. Con un pentolino - sì, proprio un pentolino - abbiamo cominciato a unire i prodotti dell’alveare, convinti che insieme potessero fare davvero la differenza per chi soffriva di infiammazioni importanti: miele, polline, cera d’api e acqua. Dopo averla provata e riprovata sulla nostra pelle, e anche su quella di mia madre che soffriva di rossori, ci siamo resi conto che quella maschera donava un sollievo visibile alle infiammazioni.

È così che il progetto ha preso forma: apertura della partita IVA, richiesta dei permessi necessari e produzione in una piccola stanza adibita a laboratorio, che ci aveva affittato mio zio. Poi il passo più difficile e più vero: scrivere a tutti i nostri compaesani per convincerli a comprarla e a provarla.

Il nostro canale, fin da subito, è stato Instagram. Con investimenti minimi ci permetteva di mostrare il prodotto in modo autentico sulla nostra pagina e accompagnare le persone verso il nostro e-commerce. Questo, in fondo, è stato l’inizio di tutto.

 

Ci raccontate in cosa consiste Beeq, quali sono i valori che guidano il progetto e in che modo la sostenibilità si traduce concretamente nel vostro lavoro quotidiano?

Beeq è casa: qualcosa a cui siamo profondamente legati e per cui abbiamo lottato a lungo per riuscire a darle una forma concreta. Tra le tante letture e ricerche fatte nel tempo, c’è stato un articolo scientifico che più di tutti ci ha colpiti e che ci ha fatto comprendere fino in fondo il valore della natura e, in questo caso, dell’alveare: in natura non esiste ingrediente più ricco del polline. È uno dei pochissimi elementi che, ancora oggi, non può essere riprodotto in laboratorio, nonostante la capacità dell’uomo di sintetizzare quasi qualsiasi cosa.

Creare un brand di skincare basato sugli ingredienti dell’alveare è, per noi, un atto di coerenza. Significa sostenere gli apicoltori locali, difendere il nostro territorio e raccontare un messaggio semplice ma potente: per prendersi cura di sé non servono mille artifici. Bastano una buona alimentazione, il movimento e prodotti il più possibile naturali per la propria pelle. Perché la natura, su molte cose, sa essere straordinariamente efficace - soprattutto quando viene rispettata, anche all’interno di un flacone.

 

Che cos’è Kubla? Inoltre, in cosa consiste il Progetto Maya e perché rappresenta per voi un passaggio successivo, diverso e più ampio rispetto a ciò che avevate fatto fino a quel momento?

Beeq è l’anima del progetto. Kubla e Maya ne sono i corpi, attraverso cui cerchiamo di dare forma e continuità ai nostri valori.

Kubla è la nostra linea cosmetica, fondata sugli ingredienti dell’alveare. Maya è la nostra linea alimentare: un miele esclusivamente italiano, pensato per arrivare al cuore di grandi e bambini.

L’obiettivo di Maya è riportare l’attenzione sul miele italiano, sulle nostre campagne e su chi le vive ogni giorno. Oggi, sempre più spesso, il valore del cibo Made in Italy viene sacrificato in favore del prezzo, dimenticando che meno sosteniamo i nostri prodotti, più alimentiamo un circolo vizioso di impoverimento economico e culturale. Più i prezzi si abbassano, più si toglie dignità a chi di quel lavoro vive.

Gli apicoltori, durante la stagione, lavorano anche 16 ore al giorno. E insieme a loro lavorano le api, che con la loro attività rendono possibile la frutta e la verdura che troviamo ogni giorno sulle nostre tavole. In Italia, il costo di produzione di un chilo di miele per un apicoltore si aggira intorno ai 5 euro, mentre sugli scaffali dei supermercati troviamo miele venduto a 4 euro al chilo...

E soprattutto, c’è qualcosa che va ricordato: il miele non è solo cibo. Un chilo di miele è il risultato di oltre un milione di fiori visitati da un’ape. È il frutto di un lavoro straordinario, silenzioso, vitale. Spesso lo consideriamo solo un’alternativa più sana allo zucchero, ma in realtà dentro il miele c’è vita: fiori che diventano frutti, e poi nutrimento per i nostri figli e per le persone che amiamo.

Con Maya vogliamo tentare l’impossibile: riportare i riflettori sul miele Made in Italy, entrare in GDO nei prossimi anni e accompagnare le persone a riscoprire il valore di consumare il miele delle proprie regioni, delle proprie terre. Perché scegliere miele italiano non è solo una scelta alimentare: è una scelta culturale, economica e profondamente umana.

Ecco cos’è e cosa sarà Maya: un miele che non è solo nostro, ma di chi lo produce, di chi lo sceglie, di chi lo ama.

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di Martina Invernizzi

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