Cucinaverza, un viaggio nel mondo della cucina vegetale

Cucinaverza, un viaggio nel mondo della cucina vegetale

Cristiana, la ragazza “dietro” Cucinaverza, ci racconta il suo percorso e in che modo promuove uno stile di vita sostenibile a tavola

MILANO - Cristiana – sui social Cucinaverza – è una blogger che racconta sul suo sito e sui social il suo amore per la cucina, soprattutto per i prodotti di stagione e vegetali, che per lei rappresentano “un modo di prendermi cura delle persone che amo”. In questa intervista, Crsitiana ci parla di come è nata la sua passione per la cucina e in particolare per il mondo delle ricette vegane, un percorso di scoperta e crescita verso uno stile di vita – che parte soprattutto dall’alimentazione – più sano e sostenibile.

Ciao Cristiana, parlaci un po’ di te e di com’è nata la tua passione per la cucina vegetale

Ho scoperto che amavo cucinare quando sono andata a vivere con il mio ragazzo – ora marito – circa 10 anni fa. Nel 2016 sono venuta a conoscenza, per puro caso, di un corso di cucina vegana tenuto da un ragazzo della mia città - ora mio caro amico. Ho iniziato, così, insieme ad un mio collega, a frequentare diversi corsi con tematiche diverse, dallo street food al cibo asiatico, e così pian piano mi sono appassionata. Nello stesso periodo ho scoperto di avere delle intolleranze anche al lattosio. Grazie ai corsi di cucina vegana, e per via delle intolleranze, ho iniziato ad eliminare gradualmente la carne e i latticini. Il mio approccio alla cucina vegana all’inizio è stato quindi dovuto principalmente alla salute più che a etica o ambiente. Verso il 2018 ho eliminato completamente la carne e nel 2020 poi il pesce. Ho aperto poi la pagina di cucina a marzo 2020. Prima non avevo nessun contatto con vegani e/o vegetariani e sui social non se ne parlava tanto come adesso, quindi non avevo nessuno con cui confrontarmi o gli strumenti giusti per informarmi. 

Ci daresti una tua definizione di stile di vita più sostenibile?

Partendo dal presupposto che non c’è la perfezione, per me stile di vita più sostenibile significa cercare di avere un’impronta il più leggera possibile sul Pianeta perché è la nostra casa e perché è la casa che lasceremo alle generazioni future. Quindi vuol dire mettere in pratica delle piccole accortezze quotidiane, come, ad esempio, cercare di sprecare risorse il meno possibile, abolire il più possibile l’usa e getta in qualsiasi ambito, etc. Ma cercare di impegnarsi nel mangiare vegetale è l’aiuto più grande che possiamo dare a livello di impatto sostenibile, è la cosa che in assoluto risparmia più energie e risorse come individui singoli.

Qual è il tuo rapporto con la sostenibilità? Ci sono altri ambiti, oltre a quello del cibo, su cui ti considera attenta?

Io cerco di impegnarmi dove riesco, anche se non esiste la perfezione. Nel mio piccolo, uso ad esempio i pannolini lavabili o le mutande mestruali, perché questi prodotti altamente inquinanti ci mettono centinaia di anni prima di biodegradarsi. Poi cerco di fare altre piccole cose: uso la borraccia, vado a piedi quando posso evitare la macchina, l’olio usato per cucinare lo raccolgo e lo porto nei centri di raccolta.

Quanto il giudizio di società, amici e famiglia ha influenzato il tuo percorso?

Mi ha creato molti ostacoli. Se 8 anni fa la situazione del web fosse stata la stessa di adesso, probabilmente sarei diventata vegana molto tempo prima. Temevo il giudizio di amici e parenti e non avevo voglia di giustificarmi. Per molto tempo sono stata vegana in casa: quando uscivo al ristorante, per non incappare in giudizi o richieste di giustificazioni, magari ordinavo il pesce. Non conoscendo nessun vegano e non avendo un appoggio da quel punto di vista, non sapevo tanto come ribattere a tanti argomenti o pregiudizi nei confronti del mondo vegano. In realtà, ho capito che non c’è nulla di cui vergognarsi, anzi è un atto di amore verso il mondo e i suoi abitanti.

Credi ci sia stato un cambiamento di percezione, nel frattempo, a livello di attenzione sul tema, forse anche grazie ai social? Hai mai avuto casi di haters?

È cambiata molto la percezione, soprattutto su Instagram, dove ci sono sempre più profili di cucina vegetale e di divulgazione. L’informazione e la divulgazione aiutano molto per fornire le basi per saper rispondere a eventuali luoghi comuni, accuse o pregiudizi.

Ho avuto casi di haters, ma tendenzialmente mai tanti. Ho una community molto unita; ogni tanto succede che qualche video vada virale e mi arrivano dei commenti più accesi, soprattutto per i contenuti sulla gravidanza. In generale, però, sono sempre stati pochissimi. Instagram è diverso da Facebook perché il target è diverso. Su Tik Tok è ancora più diverso e vanno virali contenuti diversi rispetto alla cucina, che fatica quindi a prendere piede.

Credi ci siano cucine, a livello regionale, più facilmente veganizzabili?

Ci sono zone dove esistono più piatti della tradizione già di per sé vegani come la Puglia, che ha la pasta con broccoli e cime di rapa oppure la focaccia barese. Avendo molte verdure di stagione, cereali e legumi è molto veganizzabile. Lo stesso discorso vale per la Liguria con la farinata, ad esempio. Altre regioni come il Trentino sono più difficili da veganizzare perché magari la varietà di frutta, verdura e legumi è minore rispetto ad alcune zone del Sud Italia.

C’è la percezione che mangiare vegano sia costoso. Cosa pensi a riguardo?

A tal proposito sto facendo una rubrica su Instagram. Mangiare vegano non è costoso, comprare i derivati industriali dei prodotti onnivori è costoso. Se compro carne o formaggi vegani, può essere che siano costosi. In realtà si potrebbero benissimo non comprare mai; di solito vengono comprati dalle persone che iniziano ad approcciarsi a questo mondo e cercano un sostituto vero e proprio di hamburger o formaggi ad esempio. In realtà, comprare carne e pesce di qualità costa molto di più rispetto a una spesa vegana fatta di verdure e legumi; è secondo me la parte più costosa della spesa. Non è costoso essere vegani, è solo un altro pregiudizio.

Hai un blog di ricette che condividi anche sui social, qual è la tua preferita e perché?

La ricetta che hanno replicato di più e che ha avuto più successo sono i pancake: io li adoro e sono la colazione della famiglia della domenica. Modestamente, mi vengono molto bene; è una ricetta molto semplice che è stata molto apprezzata e a cui sono affezionata.

C’è altro che ti piacerebbe aggiungere?

Ci sono svariati pregiudizi sulla dieta vegana: in realtà, sono convinta che nessuna persona scelga di fare un cambiamento perché glielo dicono gli altri, è una cosa che viene dal proprio, come è successo a me. Se qualcuno anni fa mi avesse detto “diventa vegana perché mangiando carne inquini”, mi sarei allontanata ancora di più da questa filosofia. Invece, semplicemente seguendo l’esempio silenzioso di altre persone, ad esempio sui social o il mio amico cuoco, ci sono arrivata da sola e in quel momento ho deciso di fare il cambiamento graduale.

Di Elena Parodi

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