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Tra Italia e Austria una rete di sensori per misurare il ritiro dei ghiacciai

Rappresenta in assoluto il primo esperimento di rilievo in tempo reale della forma e dello spessore di un ghiacciaio e ad eseguirlo sono ricercatori italiani

MILANO – Lo scorso 2 aprile il team di ricercatori di Italian Limes (il progetto che analizza gli effetti del cambiamento climatico sullo scioglimento dei ghiacciai alpini) ha installato una serie di sensori sulla superficie del ghiacciaio della Grava, ai piedi del Monte Similaun, a 3.300 metri sul livello del mare. L’approccio è in assoluto il primo che misura in tempo reale forma e spessore del ghiaccio ed si basa su tecniche innovative e tecnologicamente avanzate.

I sensori di misurazione

Negli ultimi anni, il ritiro dei ghiacciai è diventato drammaticamente rapido su tutte le Alpi e il loro stato di salute è strettamente legato a quello della Terra. Più di un secolo di misure annuali condotte dal Comitato glaciologico italiano confermano la tendenza ad una progressiva e drastica riduzione delle superfici glacializzate. Inoltre, la variazione della morfologia superficiale del Ghiacciaio della Grava, a 3.300 metri di quota sul Monte Similaun (dove fu scoperta la famosa mummia), costituisce uno straordinario caso di studio di “confine mobile” tra Italia e Austria, che attraverso il sistema di rilevatori collegati alla rete gsm, potrà essere monitorato e mappato in tempo reale da qualunque postazione remota.

La ricerca Made in Italy

La rete di sensori installati rappresenta in assoluto il primo esperimento di rilievo in tempo reale della forma e dello spessore di un ghiacciaio e in tal senso si configura come un approccio estremamente innovativo e tecnologicamente avanzato” – ha spiegato il professor Aldino Bondesan, del dipartimento di Geoscienze dell’università di Padova. Le indagini georadar e sismiche condotte nella primavera 2016 hanno consentito di esplorare il ghiacciaio in profondità, raggiungendo il fondo roccioso. La ricerca, che coinvolge un team di glaciologi e di geofisici specializzati nelle indagini in ambito glaciale, contribuirà in maniera significativa allo studio del Global Change. I piccoli ghiacciai alpini sono infatti estremamente sensibili alle variazioni climatiche in atto e costituiscono uno straordinario 'termometro' naturale”.

Il caso di Levissima

Il problema dello scioglimento dei ghiacciai è da anni al centro dell’impegno di Levissima. Un team di ricercatori dell’Università di Milano è attualmente impegnato, in Alta Valtellina, nel progetto Levissima Spedizione Ghiacciai. L’obiettivo è studiare la fusione glaciale con le migliori attrezzature di rilevamento aereo, l’occhio tecnologico di un satellite NASA per acquisire immagini ad altissima risoluzione e  una stazione meteorologica all’avanguardia che acquisisce dati energetici.

di Salvatore Galeone