MILANO - San Valentino è una delle ricorrenze che registra il maggiore consumo di fiori recisi a livello globale. Dietro un gesto simbolico e apparentemente innocuo si nasconde però un impatto ambientale significativo, in particolare in termini di consumo idrico, uso di pesticidi e trasporti internazionali. Questo articolo analizza l’impronta idrica dell’industria dei fiori recisi, spiegando perché rose e bouquet fuori stagione rappresentano una criticità ambientale, e propone alternative più sostenibili per celebrare il 14 febbraio in modo coerente con i principi della tutela delle risorse naturali e dell’acqua.
San Valentino e fiori recisi: una tradizione ad alto impatto
Il 14 febbraio è una delle giornate di picco per il mercato florovivaistico: milioni di rose vengono coltivate, raccolte, trasportate e vendute in pochissimi giorni. Una domanda concentrata che spinge la produzione intensiva, spesso localizzata in Paesi dove l’acqua è una risorsa scarsa o già fortemente sotto pressione.
Gran parte dei fiori recisi venduti in Europa proviene da Paesi extra-UE come Kenya, Etiopia, Ecuador e Colombia. In queste aree, le coltivazioni floricole si sviluppano frequentemente in zone semi-aride, facendo largo uso di irrigazione artificiale, fertilizzanti e fitofarmaci. Il risultato è un settore che, pur generando valore economico e occupazione, presenta un’impronta ambientale rilevante e spesso poco visibile al consumatore finale.
L’impronta idrica dei fiori: quanta acqua serve per una rosa
Uno degli aspetti più critici dell’industria dei fiori recisi è il consumo di acqua. Secondo diverse stime, per produrre una singola rosa possono essere necessari fino a 7–10 litri d’acqua, considerando l’intero ciclo colturale. Se si moltiplica questo dato per i milioni di steli venduti in occasione di San Valentino, l’impatto idrico complessivo diventa evidente.
Oltre al consumo diretto per l’irrigazione, va considerata anche l’acqua “virtuale” legata alla produzione di fertilizzanti, all’energia utilizzata per le serre riscaldate e ai processi di confezionamento. In molti casi, le coltivazioni sottraggono risorse idriche a bacini naturali, laghi e falde, entrando in competizione con l’uso agricolo locale e con l’approvvigionamento idrico delle comunità.
Non solo acqua: pesticidi, serre e trasporti
Il consumo idrico non è l’unico fattore ambientale critico. La floricoltura intensiva fa spesso ricorso a pesticidi e prodotti chimici che possono contaminare suoli e corsi d’acqua, con effetti negativi sugli ecosistemi e sulla salute dei lavoratori.
A questo si aggiunge l’uso di serre riscaldate, soprattutto per garantire la disponibilità di fiori fuori stagione, e il trasporto aereo refrigerato necessario per mantenere freschi i fiori recisi durante lunghi tragitti intercontinentali. L’impatto climatico e idrico di un bouquet di rose rosse a febbraio è quindi il risultato di una filiera complessa, energivora e altamente dipendente da risorse naturali.
Piante in vaso: una scelta più duratura e sostenibile
Una prima alternativa ai fiori recisi è rappresentata dalle piante in vaso. A differenza dei bouquet tradizionali, le piante continuano a vivere dopo l’acquisto, prolungando nel tempo il valore del regalo e riducendo lo spreco di risorse.
Dal punto di vista idrico, una pianta in vaso ben curata consuma meno acqua nel lungo periodo rispetto alla produzione ripetuta di fiori recisi. Inoltre, molte varietà - come piante aromatiche, succulente o specie da interno - richiedono quantità limitate di irrigazione e possono adattarsi facilmente agli ambienti domestici.
Fiori secchi e stabilizzati: meno acqua, più durata
Un’altra opzione sostenibile è rappresentata dai fiori secchi o stabilizzati. Questi prodotti mantengono un aspetto estetico simile ai fiori freschi, ma hanno una durata che può arrivare a mesi o anni, eliminando la necessità di continue nuove produzioni.
Sebbene il processo di stabilizzazione richieda comunque risorse, l’impatto complessivo risulta inferiore se rapportato alla lunga vita del prodotto. Inoltre, i fiori secchi non necessitano di acqua una volta acquistati, riducendo completamente il consumo idrico nella fase di utilizzo.
Regali “water-friendly”: andare oltre il fiore
Ripensare San Valentino in chiave sostenibile significa anche uscire dalla logica del fiore come unico simbolo d’amore. Esistono numerose alternative a basso impatto idrico che valorizzano il significato del gesto senza gravare sulle risorse naturali.
Tra le opzioni più coerenti con un approccio “water-friendly” rientrano prodotti artigianali locali, esperienze condivise o oggetti durevoli. Scegliere filiere corte e materiali a ridotto consumo d’acqua contribuisce a ridimensionare l’impronta ambientale della ricorrenza.
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Fonti:
- a2a Company, Acqua virtuale: cos'è, come si calcola ed esempi
- AZO Life Sciences, How is the Flower Industry Impacting the Planet?
- Corriere.it / Cook, Anche le serre riscaldate causano perdita di gusto
- Green Peace, Gli effetti sulla salute delle sostanze chimiche usate in agricoltura
- Leca, Coltivazioni fuori suolo intensive in orticoltura e floricoltura
- Springer Nature, Mitigating the Water Footprint of Export Cut Flowers from the Lake Naivasha Basin, Kenya
- Zanichelli, Il commercio dei fiori recisi
Di Martina Invernizzi