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Riprodotto in laboratorio un ghiaccio extraterrestre

Riprodotto in laboratorio un ghiaccio extraterrestre

Ricercatori della Stanford University, hanno riprodotto in laboratorio un tipo di ghiaccio che si formerebbe in modo naturale in ambiente extraterrestre

MILANO – Che esista o meno una vita extraterrestre è di dubbia veridicità, ma di certo un team di ricercatori della Stanford University, è riuscito a riprodurre in laboratorio il “ghiaccio VII”, un tipo di ghiaccio dalla forma particolare, che si formerebbe in modo naturale in ambiente extraterrestre, nel corso di eventi eccezionali (come lo scontro di due corpi planetari completamente ricoperti di acqua allo stato solido). L’esperimento è stato possibile attraverso una sofisticata macchina del ghiaccio.

Questo è quanto si apprende dai primi risultati pubblicati sull’ultima edizione della rivista scientifica Physical Review Letters.

Tale ricerca si rivela importante per comprendere meglio la natura di mondi estranei al pianeta Terra e le proprietà esotiche acquisite dall’acqua e da altre strutture molecolari.

I ricercatori osservano la rapida transizione dallo stato liquido a quello solido attraverso il più potente laser a raggi X del mondo.

Come si comporta l’acqua?

Ha spiegato Arianna Gleason del Los Alamos National Laboratory e nel team dell’Extreme Environments Laboratory di Stanford: “Si tratta di un esperimento decisamente unico nel suo genere e che ci permette finalmente di documentare la transizione di una struttura disordinata al reticolato geometrico tipico dello stato solido di una delle molecole più diffuse nell’universo, l’acqua”.

Il più potente laser a raggi X al mondo

Il comportamento delle molecole durante il cambiamento di fase dallo stato liquido, solido e gassoso è oggetto di analisi di molti studiosi e come, ha sottolineato la professoressa Wendy Mao dello Stanford Institute for Materials and Energy Sciences (Simes), lo studio dimostra che è finalmente possibile osservare la formazione del ghiaccio in tempo reale.

L’osservazione è stata possibile attraverso il Linac Coherent Light Source, il più potente laser a raggi X attualmente disponibile presso lo Slac National Accelerator Laboratory.

L’esperimento ha consentito di esercitare una pressione superiore 50mila volte a quella terrestre a livello del mare su un campione d’acqua e di raccogliere una serie di immagini durante l’istantaneo processo di cristallizzazione delle molecole, in una manciata di miliardesimi di secondo.

Sei nanosecondi in tutto, durante i quali le molecole si legano in forme allungate e non tonde, come inizialmente previsto dalla teoria.

di Valentina Izzo

17 luglio 2017

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