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le prime novità emerse con  il progetto Levissima Spedizione Ghiacciai

Ecco le prime novità emerse con il progetto Levissima Spedizione Ghiacciai

Il glaciologo Claudio Smiraglia, a capo del progetto di ricerca promosso dall’acqua minerale simbolo di purezza, ne spiega l’evoluzione

MILANO – Nei giorni scorsi il team Glaciologia del Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università di Milano coordinato dal professor Claudio Smiraglia ha organizzato un importante meeting internazionale per capire lo stato di salute dei ghiacciai italiani e mondiali. A margine del convegno ha spiegato le prime novità che stanno emergendo con il progetto scientifico Levissima Spedizione Ghiacciai.

“Uno dei temi più interessanti dello studio che stiamo conducendo nell’ambito del nuovo progetto di ricercaLevissima Spedizione Ghiacciai” è la copertura detritica che sta aumentando sulla superficie dei ghiacciai. Il progetto nasce per cercare di capire come il cambiamento della “pelle” del ghiacciaio sta influenzando la sua evoluzione.

Il paesaggio sta cambiando in un modo globale. Le grandi montagne che fino a pochi decenni fa erano rivestite di questi candidi mantelli stanno diventando sporche e nere. Questo perché da una parte si riduce la copertura di neve e di ghiaccio e, dall’altra parte, il ghiaccio che resta viene ricoperto da frane sempre più intense. Con questo nuovo progetto stiamo cercando di capire come questo cambiamento di superficie stia influendo sul tempo di sopravvivenza di questi ghiacciai.

Nella nostra ricerca, credo per la prima volta sulle Alpi italiane, stiamo utilizzando il drone, un piccolo velivolo che ci permette di raccogliere dati sulle caratteristiche della superficie a un livello intermedio tra le immagini da satellite e il lavoro diretto sul ghiacciaio. Stiamo scoprendo che da una parte abbiamo un incremento di materiale fine che sta avendo un effetto negativo sul ghiacciaio: ogni piccola particella, assorbendo energia solare, la ritrasmette al ghiaccio circostante, il quale perde massa in modo più veloce. Quando invece questa copertura detritica supera qualche decimetro, l’energia termica non riesce più a percorrere tutto lo spessore per arrivare fino al ghiaccio. In questo modo la fusione rallenta. Noi stiamo cercando di capire qual è il margine che separa queste due ipotesi perché questo determina una variazione nel tasso di sopravvivenza dei ghiacciai.

L’altro aspetto che si sta studiando, soprattutto in collaborazione con altri colleghi biologi, è che questo materiale sul ghiacciaio è composto da una quantità enorme di materiale biologico che viene portato dal vento, dalle valanghe o dai prati che ci sono intorno. Ma stiamo anche scoprendo che questo materiale fine non è solo di origine naturale ma deriva anche dall’azione antropica. Dalla pianura padana, ad esempio, i venti trasportano materiale derivante dalla combustione degli autoveicoli o dalla produzione dell’acciaio. Sembrano materiali ininfluenti ma se ne trovano in quantità enormi e stanno contribuendo anche essi a modificare il tempo di sopravvivenza del ghiacciaio”.