Matteo Fiocco l’agricoltura come scelta di vita

Matteo Fiocco: l’agricoltura come scelta di vita

Dalla cucina al campo, il fondatore di Stato Brado Farm racconta come acqua, suolo e relazioni umane siano il cuore di un’agricoltura davvero sostenibile.

MILANO - L’agricoltura sostenibile di Matteo Fiocco nasce da un’esperienza concreta e personale con l’acqua: dalla siccità che ha messo in crisi il suo pozzo fino alla scelta di investire in sistemi di irrigazione più efficienti. Fondatore di Stato Brado Farm in Franciacorta, Fiocco racconta come la gestione responsabile dell’acqua, insieme alla salute del suolo e al rispetto delle persone, sia oggi il cuore di un modello agricolo resiliente. Un percorso che intreccia innovazione, consapevolezza ambientale e cultura della condivisione.

 

Ciao Matteo, raccontaci chi sei e come nasce la tua passione per la terra.
C’è stato un momento preciso in cui hai capito che l’agricoltura non sarebbe stata solo un lavoro, ma una vera scelta di vita?

Tutto è nato quando ho iniziato a cucinare: andando a vivere da solo, ho cominciato a "spadellare" per necessità e mi sono appassionato ai fornelli. Acquistavo i prodotti dal fruttivendolo, ma mi accorgevo che il sapore dei pomodori cambiava di settimana in settimana, stravolgendo il risultato dei miei piatti. Non essendo un cuoco provetto, ho avuto l'intuizione di coltivare gli ortaggi direttamente sul mio balcone, assecondando quel desiderio di ritorno alla terra che in quegli anni era molto forte.

Dal balcone sono passato a un piccolo giardino, trasformato in un orto dove coltivavo di tutto e raccontavo ogni passaggio sui social. Spinto dal desiderio di una sana autonomia, ho poi acquistato un terreno più grande. Il vero salto è avvenuto quando diversi chef hanno iniziato a chiedermi di acquistare i prodotti e le persone venivano direttamente al campo. Nel post-Covid ho preso la decisione definitiva: ho aperto l’azienda agricola in Franciacorta. 

 

Dal tuo punto di vista di agricoltore, quanto è centrale la gestione dell’acqua, insieme alla salute del suolo, nel costruire un’agricoltura resiliente?

Senza acqua non c’è vita. È una consapevolezza che ho maturato duramente durante il mio secondo anno di attività, quando l’Italia è stata colpita da una gravissima siccità. Anche qui al Nord, io che sono abituato ad alzarmi guardando le nostre montagne, mi sono ritrovato di fronte a vette spoglie: non c’era acqua e il mio pozzo era a secco. 

Quell’estate è stata una vera provocazione che mi ha lasciato due grandi consapevolezze. La prima è il rispetto profondo per questa risorsa: ho provato sulla mia pelle cosa significa non poter dar da bere agli ortaggi e perdere parte della produzione. La seconda è ancora più profonda: mi sono accorto che tutto l'ambiente circostante stava soffrendo. Gli alberi nei boschi e lungo i ruscelli ormai secchi morivano; la biodiversità è calata drasticamente e l'ho visto chiaramente nei miei campi, dove c'erano molti meno insetti impollinatori.

Ho capito che l'acqua non serve solo a dissetare le mie piante, ma è il pilastro di tutto l'ecosistema. Anche se viviamo sul 'pianeta blu', quella che scarseggia è l’acqua dolce, quella risorsa che non va in alcun modo sprecata o inquinata.

Da questa esperienza è nato un impegno concreto verso il risparmio idrico. Ho investito in nuove tecnologie, cambiando le pompe e modernizzando gli impianti di irrigazione. Oggi riesco a dare l’acqua in modo molto più mirato, riducendo la dispersione di oltre il 50% rispetto ai metodi tradizionali. L’acqua è un bene prezioso e abbiamo il dovere di proteggerla.

 

Stato Brado Farm è un progetto che racconta il tuo modo di vivere e praticare l’agricoltura. Quali sono i principi che guidano il lavoro quotidiano in fattoria e cosa significa, per te, fare agricoltura oggi in modo davvero sostenibile?

Per me la sostenibilità non è un concetto astratto, ma un triangolo equilatero dove tre aspetti devono essere perfettamente bilanciati: quello economico, quello umano e quello ambientale. Se uno di questi lati manca o è più debole, l’intero sistema crolla.

  • Sostenibilità Economica: È il punto di partenza. Un'agricoltura iper-sostenibile a livello ambientale che però non produce reddito è destinata a fallire. Sostenibilità economica significa garantire uno stipendio giusto a me e ai miei collaboratori. Senza questo equilibrio, si rischia di scivolare in fenomeni inaccettabili come il caporalato. Il lavoro deve essere dignitoso e giustamente remunerato.
  • Sostenibilità Umana: Significa rendere il cibo di eccellente qualità accessibile. La sfida non è produrre cibo sano solo per pochi privilegiati, ma fare in modo che tutti possano permettersi di mangiare bene. Il cibo è un diritto e la qualità deve essere democratica.
  • Sostenibilità Ambientale: Questa riguarda la natura, gli animali, ma anche noi che viviamo il territorio. In questi anni abbiamo lavorato tantissimo per eliminare i prodotti chimici, preferendo lavorazioni meccaniche per ottenere gli stessi risultati. Chi viene in campagna per una corsa o una passeggiata deve trovarsi immerso nella biodiversità, in un ambiente che sia realmente pulito e sano.

Fare agricoltura oggi significa proteggere questo equilibrio: curare la terra per curare le persone che la lavorano e quelle che ne mangiano i frutti.

 

Oltre al lavoro quotidiano in fattoria, sei presente sui social. Come riesci a conciliare tutte queste attività senza perdere il contatto con la terra? E quanto è importante, per te, raccontare l’agricoltura anche fuori dai campi?

Mi sono accorto fin da subito che raccontare ciò che stavo facendo era ciò che mi rendeva davvero felice. Ho sempre avuto in mente un'immagine un po' romantica: un tempo i nostri nonni e bisnonni, nelle fattorie lombarde a ferro di cavallo, vivevano insieme a dieci o quindici famiglie. Era usanza, dopo la giornata di lavoro, incontrarsi nell’aia davanti al fuoco per raccontarsi cosa fosse successo e condividere la vita. Per me i social sono esattamente questo: un’aia moderna dove raccontare la verità della mia giornata.

Chiaramente, con il tempo, il racconto ha incontrato la necessità di una formazione più strutturata. Oggi organizziamo corsi di potatura e attività di divulgazione perché certi argomenti richiedono cultura e approfondimento. Mi sono reso conto che la bellezza di ciò che stavo facendo rischiava di andare perduta se non fosse stata condivisa con chi mi stava accanto e mi chiedeva proprio di partecipare a questo percorso.

Credo fermamente che il vero cambiamento della società non avvenga mai attraverso un’imposizione dall'alto, ma tramite un dialogo formativo continuo. Più un popolo possiede cultura, più riesce a evolversi e a raggiungere livelli maggiori di umanità. Questo è ciò che mi sta a cuore: la natura ci impegna tanto, ma ci insegna ancora di più su come vivere da esseri umani in questo mondo.

 

Di Stefano Morretta

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