Paolo Corazzon: "Fino al 60% dell'Italia a rischio dissesto idrogeologico"

Abbiamo raccolto il parere di Paolo Corazzon, volto noto della meteorologia italiana e della tv, in merito al problema del dissesto idrogeologico in Italia. Oltre ai fenomeni atmosferici sempre più insistenti, una causa fondamentale è anche la mancata cura del territorio...

di Paolo Corazzon

Stiamo assistendo a un progressivo cambiamento del clima a livello globale ma di conseguenza anche a livello locale. Proprio l’area mediterranea è una delle zone che più sta risentendo del cambiamento climatico che ha una sua vera origine nel surriscaldamento globale.

Tutte le voci sul fatto che la Terra si stia riscaldando sono realmente vere. Altro discorso è il dibattito che si apre sulle responsabilità di questo surriscaldamento. L’uomo ha anche le sue colpe, perché stiamo immettendo in atmosfera gas serra che aumentano la temperatura del pianeta. Questo aumento di calore si traduce come aumento di energia che rende i fenomeni atmosferici più violenti e con una distribuzione più irregolare.

Capita, specie in Italia, di trascorrere due mesi senza precipitazioni per poi vedere piogge per una settimana. Abbiamo avuto anche di recente in Sardegna un’alluvione tremenda con quantitativi di acqua caduti in sei ore che sono il corrispettivo di sei mesi di pioggia. In più questi fenomeni, oltre a essere difficili da gestire, accadono anche in un territorio come quello italiano che è molto sensibile e delicato.

In Europa l’Italia è tra le nazioni più a rischio idrogeologico per una questione di morfologia del territorio. Nel Nord del Paese abbiamo le Alpi che sono la catena montuosa più alta d’Europa che chiude un bacino – quello della Pianura Padana – che ha solo uno sbocco verso il mare, ovvero l’Adriatico. Nel Centro-Sud è ancora peggio, perché ha tutto l’Appennino che arriva fino alla costa. Chilometri e chilometri di zone costiere circondate da un mare caldo come il Mediterraneo che alimenta ancora di più i fenomeni metereologici.

Tutte le zone, quindi, in un modo nell’altro sono a rischio idrogeologico. Se vogliamo definire una percentuale, a rischio è tra il 50 e il 60% del territorio nazionale. Nel Centro-Sud, inoltre, il rischio sale perché la catena appeninica si muove ancora molto perché abbastanza giovane e non ancora del tutto stabilizzata. Ma non è questione di terremoti: si tratta anche di un rischio che aumenta a causa della scarsa cura del territorio. Abbiamo infatti corsi d’acqua che si prosciugano frequentemente per poi diventare veri e propri fiumi in piena dopo questa violente precipitazioni. Per quanto riguarda il Nord Italia è la Liguria la regione più a rischio perché spesso soggetta a precipitazioni forti e con le montagne a picco sul mare che sovente cedono e danno vita a frane che travolgono i paesi.

Dovunque ti giri, dalla Lombardia alla Sicilia, a seguito di episodi piovosi violenti abbiamo sempre avuto smottamenti importanti e purtroppo a volte anche con vittime. Quindi è l’intero territorio che necessita di essere monitorato e controllato con attenzione. Quello che bisogna fare è quindi prendere l’Italia in toto e ribaltarla completamente anche se è impossibile all’atto pratico. Alla fine optiamo sempre per lavori di “sutura” dei danni ma non abbiamo una vera opera di prevenzione come la messa in sicurezza dei corsi d’acqua e dei pendii a ridosso dei paesi.

Negli anni questo problema si sta presentando con maggior frequenza, soprattutto perché sono aumentati i fenomeni metereologici violenti che hanno conseguenze immediate sul territorio. Ma quello che sta accadendo oggi era stato ampiamente previsto da vari studi fatti 10-20 anni fa e la previsione per i prossimi anni parla di un ulteriore incattivimento del clima. Per questo una maggiore attenzione verso l’ambiente e il territorio è una delle prime voci da mettere nel programma di qualsiasi governo che verrà per non pagare cifre – in termini di danni o vittime – molto pesanti.

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aggiornato il 26 marzo 2014