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Bere acqua migliora la salute mentale degli anziani

Bere acqua migliora la salute mentale degli anziani

Uno studio presentato al meeting dell’American Physiological Society dimostra che una corretta idratazione migliora la salute mentale negli anziani

MILANO – È stato dimostrato che la disidratazione riduce le performance atletiche e la funzione cerebrale nei giovani, ma si sa ancora poco sui suoi effetti sulle popolazioni più anziane.

Gli adulti di mezza età e i più anziani spesso mostrano una ridotta percezione della sete, che li pone a rischio di disidratazione e che di conseguenza può ridurre i benefici dell’attività fisica legati alla salute cognitiva.

Ad affermarlo è stato un team di ricercatori del New England in uno studio, presentato al meeting annuale American Physiological Society (APS) a San Diego, dove hanno esplorato l’associazione tra l’idratazione prima dell’attività fisica e le funzioni cognitive potenziate dall’esercizio negli adulti.

La ricerca scientifica

I ricercatori hanno esaminato dei ciclisti amatoriali, con una media di 55 anni, che partecipavano ad un grande evento di ciclismo in una giornata calda (25-30°C). È dimostrato che l’esercizio migliori la salute mentale.

I ricercatori, allora, hanno testato le urine dei partecipanti prima dell’attività fisica e li hanno divisi in due gruppi in base al loro stato di idratazione (idratazione normale e disidratati).

Il gruppo di idratazione normale ha mostrato un miglioramento notevole nel tempo di completamento di un test per valutare le funzioni esecutive dopo essere andati in bicicletta rispetto al test completato prima dell’attività fisica.

L’importanza dell’idratazione

Il gruppo della disidratazione ha completato il test in maniera più veloce rispetto al test precedente all’attività fisica, ma la riduzione del tempo impiegato non è stata significativa. “Questo suggerisce che gli anziani dovrebbero bere acqua in maniera più adeguata per ridurre l’affaticamento cognitivo e potenzialmente migliorare i benefici per la salute mentale dell’attività fisica regolare”, si legge tra le conclusioni dello studio.

di Alessandro Conte

2 maggio 2018

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