Tomas Franchini, l’alpinista-esploratore che non riesce a fare a meno della montagna - In a Bottle

Tomas Franchini, l’alpinista-esploratore che non riesce a fare a meno della montagna

Le alte vette sono il suo habitat, le scalate in solitaria il suo pane quotidiano. Direttamente da Madonna di Campiglio, ecco la storia di Tomas Franchini

MILANO – Trentuno anni ed una vita dedicata alla montagna. Gli inizi con un paio di sci che gli hanno permesso di vincere anche un Campionato Italiano da ragazzo. Quando ha conosciuto la vera montagna, però, è sbocciato il vero amore. Tomas Franchini, originario di Madonna di Campiglio, è un alpinista esperto che sfida costantemente i propri limiti scalando in solitaria pareti inesplorate ed impervie. Dai “Los Picos 6500” al Monte Lamo She, passando per il Monte Edgar, sull’Himalaya cinese. Incurante del pericolo si affida alla sua esperienza, spinto dal desiderio di ritrovarsi faccia a faccia con la Natura. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua storia.

Parlaci un po’ di te e della tua più grande passione

“Vivo a Madonna di Campiglio, in mezzo alle montagne, tra le Dolomiti del Brenta ed il gruppo dell’Adamello. Per me è naturale andare in montagna dato che ci sono cresciuto. Ho iniziato con alcune gare di sci, a livello agonistico, che mi hanno portato a vincere un Campionato Italiano. Quando ho conosciuto la vera montagna, però, ho smesso di fare le competizioni ed ho iniziato ad arrampicarmi e svolgere tutte le attività in questo ambito. In estate, per esempio, mi dedico all’arrampicata, alle camminata ed alle corse; mentre in inverno cascate di ghiaccio e sci alpinismo. Inizialmente scalavo con mio fratello, affrontando vie già ‘battute’, ma poi abbiamo iniziato ad aprirne di nuove, facendo anche diverse spedizioni extra-europee: dalla Patagonia alle Ande, passando per l’Himalaya”.

Tu sei un alpinista, ma anche un esploratore. Ti definiresti più alpinista o più esploratore?

Un alpinista esploratore. Andare in montagna è la mia passione, ci sto bene e proprio qui mi sento in equilibrio con me stesso. Sono anche una guida alpina: lavoro da solo, sia a Chamonix che in giro per il mondo, dove ho diversi clienti. In questi giorni sarei dovuto essere in Bolivia, ma causa Coronavirus, sono rimasto a casa. Qua a Campiglio lavoro anche per il Gruppo Guide di Madonna di Campiglio. Negli ultimi anni ho dedicato la maggior parte del mio tempo nell’andare alla ricerca di posti inesplorati dove non è mai stato nessuno. Lo scorso anno sono stato in Cina ed ho scalato la Parete Est del Monte Lamo She. Mi sono arrampicato in solitaria ed è stata una bella impresa: la parete non è stata mai scalata da nessuno e si trova addirittura in una valle inesplorata. Ho iniziato l’avventura in compagnia del mio amico Pietro Picco, una guida alpina della Val d’Aosta. Lui, dopo pochi giorni, è tornato a casa; io sono rimasto perché avevo voglia di continuare ed esplorare la zona. Alla fine sono riuscito a scalare la parete da solo”.

Tra le tante pareti che hai scalato ce n’è una che ti è rimasta più nel cuore?

“Quella del Lamo She, in Cina. Sono stato il primo uomo ad entrare nella valle e a scalare, completamente da solo, la parete. Un’altra avventura che porterò sempre con me riguarda l’Himalaya cinese, ovvero la vetta del Monte Edgar. Nel 2017, assieme a tre amici trentini e tre valdostani, ho esplorato tantissimo la zona, aperto nuove vie ed affrontato nuove cime ‘vergini’, mai salite da nessuno”.

Che cosa rappresentano per te elementi come la neve ed il ghiaccio?

“Sono elementi naturali che mi permettono di sfogare tutta la mia ‘libido’ e passione che metto in ciò che mi piace fare. Non parlo soltanto di neve e ghiaccio, ma anche di roccia, terra ed acqua. Questi elementi della Natura sono come parte di me”.

Quanto è importante mantenersi idratati ad alta quota?

L’idratazione non è da sottovalutare in una disciplina come la mia. Soprattutto in alta quota è fondamentale idratarsi tantissimo per una questione di acclimatamento. Più una persona si idrata, più riesce ad acclimatarsi e ad avere una performance migliore. Quando si è in alta quota, si tende a bere sempre troppo poco rispetto ai parametri previsti, per diversi problemi, come per esempio la difficoltà nello sciogliere la neve. Quando si è in bivacco, o fermi, consiglio quindi di bere il più possibile”.

di Michael Dones

Source: Joydis

12 Maggio 2020