MILANO – La autrizionista Adria Ventrici racconta il percorso che l’ha portata a trasformare un’esperienza personale complessa in una professione dedicata all’educazione nutrizionale. Dalla formazione in Biologia alla specializzazione in alimentazione umana, il suo approccio integra basi scientifiche, ascolto e personalizzazione, con l’obiettivo di promuovere un rapporto più sereno e consapevole con il cibo.
In questa intervista, Adria Ventrici approfondisce anche l’importanza della stagionalità nel mese di giugno, il ruolo centrale dell’idratazione durante l’estate e la struttura di una lunch box equilibrata, pensata per garantire energia stabile, sazietà e benessere anche fuori casa.
- Ciao Adria, raccontaci il tuo percorso: quando è nato il tuo interesse per la nutrizione e cosa ti ha spinto a trasformarlo nella tua professione? C’è stato un momento o un’esperienza che ha segnato questa scelta?
Il mio interesse per la nutrizione non è nato sui libri, ma molto prima, in modo personale e profondo. Da adolescente ho attraversato un periodo complicato nel rapporto con il cibo e con il mio corpo. Tutto è iniziato in modo quasi silenzioso: il desiderio di controllo, la paura di non essere abbastanza, l’idea che il valore personale potesse dipendere da un numero sulla bilancia. Quello che all’inizio sembrava “attenzione all’alimentazione” si era trasformato in un rapporto poco sereno con il cibo.
Il punto di svolta è arrivato grazie a un percorso di consapevolezza, che mi ha fatto capire quanto il cibo non sia solo nutrimento, ma anche relazione, cultura, emozione, identità. Grazie agli studi in Biologia ho scoperto il lato scientifico di ciò che avevo vissuto: ho capito quanto il nostro corpo sia un sistema straordinariamente intelligente, regolato da meccanismi complessi (ormonali, metabolici, neurobiologici) e quanto le restrizioni rigide possano alterare equilibri fondamentali, dal metabolismo alla regolazione dell’appetito, fino al benessere psicologico. Ed è lì che ho sentito nascere una direzione chiara: volevo trasformare quella esperienza in qualcosa di utile per gli altri.
Ho scelto di specializzarmi in alimentazione umana con un obiettivo preciso: aiutare le persone a costruire un rapporto più sereno e rispettoso con il proprio corpo, basato su evidenze scientifiche, ma anche su ascolto, empatia e personalizzazione. Il mio lavoro, ad oggi, è questo: non solo impostare piani alimentari, ma accompagnare le persone in un percorso di educazione nutrizionale che tenga conto anche della storia personale e della dimensione emotiva del cibo.
Se c’è un momento che ha segnato davvero la mia scelta, è stato quello in cui ho capito che il mio percorso non doveva essere solo una ferita superata, ma poteva diventare uno strumento per aiutare altre persone a non sentirsi sole.
- Sul tuo profilo Instagram proponi spesso menù settimanali stagionali, un modo concreto per organizzare l’alimentazione in modo equilibrato. Se dovessi pensare a un menù tipo per il mese di giugno, quali alimenti e combinazioni non dovrebbero mancare?
Giugno è un mese meraviglioso dal punto di vista nutrizionale, perché la natura ci mette a disposizione alimenti perfettamente in sintonia con le esigenze del nostro corpo in questa fase dell’anno. In un menù di giugno non dovrebbero mai mancare frutta e verdura ad alta densità d’acqua: sicuramente zucchine, cetrioli, pomodori, lattuga, rucola, melanzane, peperoni, fagiolini; e poi frutta come fragole, ciliegie, albicocche, pesche, melone e anguria.
L’obiettivo generale è creare pasti completi, che combinino carboidrati complessi, proteine e grassi buoni, per garantire energia stabile e senso di sazietà, evitando cali glicemici.
Infine non possiamo trascurare l’importanza dell’acqua. L’idratazione non è un dettaglio, è parte integrante del piano nutrizionale, soprattutto con l’aumento delle temperature. Non parliamo solo di “bere di più”, ma di mantenere un corretto equilibrio idro-elettrolitico: in estate aumenta la perdita di liquidi e sali minerali attraverso il sudore, anche senza accorgercene. Un buon riferimento generale è circa 30–35 ml di acqua per kg di peso corporeo, modulandolo in base all’attività fisica.
Io consiglio spesso piccoli accorgimenti pratici: tenere sempre una bottiglia sulla scrivania, bere un bicchiere appena svegli, preparare acqua aromatizzata con limone, menta, cetriolo, ecc.
Mangiare seguendo la stagionalità è un modo gentile per rispettare il nostro corpo e l’ambiente.
- Ci proponi un’idea di lunch box equilibrata, perfetta per l’ufficio o per una giornata fuori casa? Come dovrebbe essere strutturata per garantire energia e sazietà?
Per garantire energia stabile e sazietà una lunch box equilibrata dovrebbe contenere alcuni elementi fondamentali:
- Una fonte di carboidrati complessi (farro, cous cous, riso integrale, pasta integrale, ecc)
- Una quota proteica adeguata (ceci o lenticchie, oppure pollo grigliato, tonno al naturale, tofu, ricotta, ecc)
- Grassi buoni (un cucchiaio di olio extravergine d’oliva oppure una porzione di avocado o una manciata di frutta secca)
- Fibra (verdure di stagione)
Questa combinazione permette di modulare la risposta glicemica, evitare picchi e cali improvvisi di energia e mantenere la concentrazione durante la giornata.
Dal punto di vista delle combinazioni, mi piace proporre piatti unici freschi e bilanciati, ad esempio:
- Riso integrale con zucchine grigliate e feta, condito con olio extravergine e basilico
- Cous cous con melanzane, peperoni e ceci, condito con un pesto leggero di basilico
- Pasta integrale con salmone, rucola e pomodorini, condito con olio extravergine e scorza di limone
Dal punto di vista fisiologico, la presenza di proteine e grassi rallenta lo svuotamento gastrico e l’assorbimento dei carboidrati, favorendo una sazietà più prolungata. La fibra delle verdure contribuisce ulteriormente al controllo glicemico e al benessere intestinale.
Organizzare la lunch box è un gesto di cura verso sé stessi. Non è “controllo”, è prevenzione del caos alimentare della giornata.
Mangiare bene fuori casa è possibile: basta un po’ di struttura, senza rigidità.
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Di Martina Invernizzi