You are here

L'architetto Bjarke Ingels presenta la nuova factory S.Pellegrino

L'architetto Bjarke Ingels presenta la nuova factory S.Pellegrino

L’archistar danese disegnerà il nuovo volto dell’acqua minerale emblema del Made in Italy nel mondo

MILANO – Una fabbrica aperta al pubblico per raccontare l’essenza e le origini di un brand diventato mito in tutto il mondo. E’ questo il filo conduttore che sta dietro il progetto che l’Archistar danese Bjarke Ingels ha disegnato per S.Pellegrino. Dopo nove mesi di lavoro lo studio BIG, fondato da Ingels, ha partorito l’idea che gli è valsa la vittoria nel contest internazionale indetto per dare una nuova casa all’acqua minerale emblema del Made in Italy nel mondo. Ecco cosa ci ha raccontato Bjarke Ingels a margine dell’evento di presentazione della Factory.

“Siamo molto soddisfatti e orgogliosi di essere gli architetti della Flagship Factory di S.Pellegrino. Per arrivare a progettare questa idea ci sono voluti nove mesi e sono contento di poter spendere i prossimi 4 anni in Italia per trasformarla in realtà.

Per quanto riguarda il concept, abbiamo provato non tanto a creare una commistione di stili e identità nuove quanto a dare materialmente corpo all’identità di S.Pellegrino. Credo infatti che l’identità di S. Pellegrino – a differenza degli altri brand – si radichi e guardi alla sua origine: la natura maestosa, la purezza dell’acqua, la storia del proprio patrimonio, l’abilità dei mestieri e lo stile di vita degli italiani. Quindi abbiamo cercato un modo per mettere tutti questi elementi al servizio del pubblico nell’esperienza della nuova struttura.

Un obiettivo che ci siamo posti è quello di rendere questa fabbrica non un semplice centro visitatori o un museo e nemmeno una banale fabbrica, bensì qualcosa che riuscisse a fondere entrambe le cose. Per questo abbiamo cercato di trovare un tipo di architettura che potesse esaltare sia la fase di produzione dell’acqua che quella del consumo, della degustazione e dell’esperienza.

La scelta è ricaduta sulla figura dell’arco, la struttura più elegante ed efficiente per creare una campata. Nel contesto di un’esperienza consecutiva, questo elemento artistico si amplia e si comprime come a creare un contenitore animato: noi abbiamo voluto ricreare le sembianza di una cantina vinicola, in questo caso la cantina dell’acqua. Allo stesso tempo gli archi danno spazio, aria e permettono di guardare i pendii verdi della montagna.

In definitiva abbiamo trasportato quello che è radicato nella storia dell’architettura classica nella più razionale architettura industriale, con lo scopo di proiettarla nel futuro”.

21 febbraio 2017