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Molinari: la Factory S.Pellegrino guarda al futuro

Molinari: la Factory S.Pellegrino guarda al futuro

L'architetto Luca Molinari parla della nuova Factory di S.Pellegrino: ecco perché interpreta la tradizione e guarda al futuro

MILANO – Un progetto che rappresenta un’idea di Italia per noi scontata ma di grande valore per gli stranieri. Così Luca Molinari, architetto curatore del contest di architettura internazionale lanciato per dare un nuovo volto alla fabbrica dell’acqua S.Pellegrino, sintetizza il progetto di Bjarke Ingels, vincitore della gara.

Come nasce questo progetto?

“Questo progetto nasce dall’incontro tra la storia del nostro Studio, che cura grandi concorsi internazionali in giro per il mondo, e quella di Sanpellegrino, che ha capito la necessità di cambiare il volto dell’impianto e cambiarlo radicalmente. E’ stato un incontro importante, alla cui base c’è stata una forte consapevolezza di quello che si voleva fare, che ha portato a scegliere progettisti di fama e a costruire un laboratorio che aiuti l’azienda a scegliere cosa vuole e a capire progressivamente dove arrivare.

Cosa è stato chiesto in fase di brief?

E’ stato fatto un grosso lavoro con il team di Sanpellegrino e dello stabilimento. E’ stato elaborato un design brief molto dettagliato che è stato il pre-progetto, ovvero quello che volevamo dai progettisti. Su questo abbiamo fatto un primo workshop per far incontrare le diverse realtà, poiché il dialogo in questi casi è fondamentale. Sono stati due giorni intensi a Ruspino per poter capire, ascoltare le persone e respirare l’aria del luogo prima di cominciare a progettare. Dopo di che ci sono stati quasi tre mesi di lavoro che hanno portato a una prima presentazione nel settembre scorso.

Cosa l’ha colpita del progetto vincitore?

Il progetto di BIG ci ha colpito perché ha cercato di rappresentare un’idea d’Italia che per noi, a differenza del resto del mondo, appare scontata. Ci sono tutti i “luoghi comuni” dell’Italia, dalla piazza agli archi, dallo stare insieme al dialogo col paesaggio, ma in un linguaggio che è fortemente contemporaneo. Il progetto dovrà essere aperto fra quattro anni ma dovrà durare per i prossimi trenta, quindi è una direzione per il futuro e non qualcosa che deve soddisfare l’oggi. Abbiamo perciò trovato interessante lo sforzo di interpretare una tradizione millenaria in qualcosa che diventerà utile per i prossimi decenni.

23 febbraio 2017