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Valeria Arnaldi racconta il bello del Cool Food

La giornalista del Messaggero, esperta di costume e tendenze, è autrice del libro “Cool Food – cucinare senza fuoco” nel quale racconta come vivere in maniera nuova il rapporto con la cucina

ROMA – Come iniziare subito a mangiare in modo diverso e sano? Come avvicinarsi a una cucina alternativa ma che sicuramente sorprenderà anche i più scettici? Come invogliare anche i più pigri? Queste e altre risposte le potrete trovare nel libro “Cool Food – cucinare senza fuoco” scritto da Valeria Arnaldi, firma importante del Messaggero ed esperta di tutto ciò che fa tendenza o anticipa gli stili che verranno. A lei abbiamo chiesto di raccontare più nel dettaglio di cosa si tratta.

Da dove nasce l’idea di questo libro e cosa possiamo trovare dentro?

I ritmi lavorativi rendono le giornate sempre più frenetiche. Tempi ed energie per mettersi ai fornelli si riducono, la voglia di mangiare bene e il desiderio di organizzare serate in compagnia fortunatamente non scemano, dunque bisogna inventarsi nuovi modi di vivere il rapporto con la cucina.

L’idea del libro è nata da queste constatazioni e dall’analisi della filosofia crudista. Il frigorifero può diventare un ausilio perfetto per creare ricette golose, sane, senza eccessiva fatica. E senza toccare i fornelli appunto. Le idee non mancano. Alcune tecniche vengono dalla nostra tradizione, come la marinatura, altre da quella internazionale. Dalla più classica panzanella al gazpacho spagnolo, da sashimi e crudi a tiramisù e cheesecake, è un trionfo di ricette dolci e salate da “cucinare” in frigo, in pochi passaggi semplici, che non tolgono nulla al gusto ma riducono sensibilmente la fatica delle preparazioni.

E l’estate è la stagione migliore - non l’unica - per sperimentare una cucina “fresca”.

All’interno del volume  si trovano spunti di riflessione e varie ricette, dall’antipasto al dolce per iniziare subito a mangiare in modo diverso.

Il titolo ammicca anche a uno stile di vita alimentare che non significa solo rinuncia? Cool nello slang inglese vuol dire anche fantastico.. A chi hai voluto rivolgerti con questo libro?

Sì, mangiare crudo può essere anche molto gustoso, basta conoscere le ricette giuste. Il titolo si rivolge a chi è stanco della cucina tradizionale, si annoia ai fornelli - a volte anche a tavola - e cerca preparazioni differenti per animare i propri pasti. I piatti che non devono essere cucinati fanno bene alla salute, in una dieta adeguatamente bilanciata ovviamente.

La filosofia crudista ha una storia importante e un’attualità altrettanto rilevante. Conquista i salutisti, attrae i curiosi. Sorprende il palato e seduce lo sguardo. Gli ingredienti consentono preparazioni anche esteticamente affascinanti, dai colori accesi, quasi pop, e dai divertenti giochi di consistenze e contrasti. Il libro si rivolge dunque a tante persone diverse: a chi ama mangiare bene e sano, a chi cerca nuovi stimoli a tavola, a chi soffre il caldo, a chi non sa o non vuole cucinare, a chi ha poco tempo, a chi è curioso, a chi vuole una tavola fantasiosa e così via…

Sul Messaggero leggiamo spesso tuoi approfondimenti sulle tendenze alimentari e sul benessere: dal tuo punto di vista quanto sono consapevoli gli italiani della necessità di mangiare e bere bene per stare meglio? 

Credo che gli italiani siano molto più consapevoli del passato dell’importanza di mangiare e bere bene. La cucina si è fatta spettacolo e moda, spingendo la gente ad ampliare il proprio bagaglio di conoscenze e alimentando la curiosità. I consumatori vogliono sperimentare prodotti, sono sempre più interessati alle eccellenze certificate, da quelle locali, magari di piccoli produttori, a quelle internazionali. Il turismo ha nell’enogastronomia uno dei suoi nuovi - e rilevanti - motori. E chi acquista prodotti cerca anche di conoscere la loro storia o quantomeno la loro provenienza.

È cambiato il modo di scegliere le materie prime e pure quello di consultare i menu. Gli chef dettano linee e trend di cucina. È una vera rivoluzione in atto già da diversi anni ormai. E non è solo questione di gola. Ciò che attira è proprio la capacità di fare “cultura” del cibo. Un messaggio trasmesso pure mediaticamente, tra informazione e spettacolo.

di Alessandro Conte

6 agosto 2018