Innalzamento dei mari: proiezioni raddoppiate per il 2100 a causa dell’Antartide alt_tag

Innalzamento dei mari: proiezioni raddoppiate per il 2100 a causa dell’Antartide

Una ricerca spiega che se le emissioni di carbonio continuano senza sosta, a farne le spese saranno le comunità costiere a livello mondiale

MILANO – Entro la fine di questo secolo il livello del mare potrebbe salire quasi il doppio rispetto a quanto precedentemente previsto se le emissioni di anidride carbonica continueranno senza sosta. Lo rivela una recentissima ricerca scientifica pubblicata su Nature commentata da due giornalisti del Washington Post. Le implicazioni più importanti riguarderebbero l’Antartide, il cui scioglimento da solo potrebbe portare a un aumento di più di 15 metri dal 2500.

La scoperta

I risultati emersi sarebbero molto più severi rispetto ai dati che si hanno a disposizione e raccontano di un possibile aumento – di poco meno di un metro – entro il 2100. Queste stime sono cresciute per via dei movimenti che stanno interessando le grosse lastre di ghiaccio presenti in Groenlandia e Antartide. La proiezione “quasi raddoppia”, ha affermato Rob DeConto della University of Massachusetts, autore dello studio con David Pollard della Penn State University. Non solo: qualora la ricerca dovesse rivelarsi corretta, ha aggiunto l’esperto Ben Strauss,  potrebbe insorgere anche un “sommovimento tettonico” in grado di mettere a rischio molte zone costiere nei decenni a venire.

Preoccupazioni legittime

“La gente non dovrebbe guardare a questo come uno scenario futuristico di cose che possono o non possono accadere ma come la tragica conseguenza di ciò che è già in atto”, ha detto Eric Rignot, un esperto di calotte glaciali dell'Antartide e docente presso l'Università della California coinvolto nello studio. Luoghi tra loro lontani come South Florida, Bangladesh, Shanghai, Hampton Roads in Virginia e parti di Washington, rischiano di avere un comune futuro negativo. Knut Christianson, un glaciologo presso l'Università di Washington a Seattle, ha detto che questi dati possono stimolare ulteriori ricerche per lo studio della cosiddetta “hydrofracture”, vale a dire determinare con più precisione quali ghiacciai e in quale punto collasseranno. Da qui, in via preventiva, la possibilità di cercare soluzioni volte a tutelare quelle zone che più di ogni altre potranno contribuire nei decenni all’aumento dei livelli del mare.

di Salvatore Galeone

12 settembre 2016

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